Pubblicato: lunedì 09 dicembre, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Caro Carlo, non mollare

di Angelo Persichilli

Caro Carlo, non mollare. Mi riferisco al dott. Carlo Musenga, mio amico e compaesano, che vuole abbandonare Facebook perché stanco del bullismo politico. Scrive Carlo nel suo sito che “se parli di calcio ti odiano, se parli di politica ti odiano. È divenuto un mezzo comunicativo utilizzato per scaricare le proprie frustrazioni o per fomentare astio; per non parlare poi dei gufi e dei falsi profili”. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il commento di qualche individuo che lo ha chiamato “fascista” solamente perché non condivideva la sua opinione. “Non ho mai permesso, non permetto e non permetterò a nessuno – dice il dott. Musenga – di chiamarmi fascista perché ho, dalla nascita, gustato il nettare della democrazia. È accaduto su queste pagine; una volta ma è accaduto. Mi definirò antifascista ed anticomunista sempre anche se nel fascismo e nel comunismo ideologico ci sono apprezzabili principi sociali”.

Ho la fortuna di essere compaesano e soprattutto amico del dott. Musenga e posso dire di avere conosciuto poche persone più gentili, corrette e rispettose di lui. Se poi aggiungete anche una solida base culturale e il rispetto che ha per le istituzioni e chi le rappresenta, si può giustificare la reazione del dott. Musenga. Solo una persona disinformata, arrogante, o in malafede, oppure tutte queste cose messe insieme, può definire ‘fascista” uno come Carlo Musinga, tradizionalmente di fede liberale.

Purtroppo il ricorso diffuso a questa parola per azzittire coloro che la pensano in modo diverso dimostra due cose: che il bullismo politico è in aumento e che viene utilizzato da persone che non hanno argomenti seri per difendere le loro opinioni. Ammesso che ne abbiano (da non confondere opinioni con fissazioni).

Qui non si tratta solo di arroganza e disinformazione, ci troviamo di fronte a un caso di bullismo politico che, purtroppo, non è isolato. Ne siamo vittime tutti. Proprio la scorsa settimana mi ero permesso di esprimere un giudizio negativo sulla riforma del MES sul sito di un giornale quando sono stato aggredito verbalmente da due individui che hanno subito vomitato insulti parlando di ignoranza e mancanza di cultura.

Durante la mia carriera politica e giornalistica ho ricevuto contestazioni più articolate e da persone più titolate di questi due signori e quindi, essendo sotto questo aspetto più vaccinato dell’amico Carlo, tali affermazioni lasciano il tempo che trovano. Senza scendere, ovviamente, ai loro livelli, ho dato loro una risposta civile nonostante sappia che non sarà capita da persone incapaci di gestire una opinione diversa della loro.

Credo comunque che il problema esista e debba essere affrontato in modo più deciso. Farò qualche suggerimento, ma una cosa è certa: non bisogna farsi intimorire da questi bulli vigliacchi che si nascondono dietro una tastiera per mascherare la propria incapacità di gestire una opinione diversa dalla loro.

Qualcosa deve essere fatto, ma di sicuro so cosa, caro Carlo, non si deve fare e cioè lasciare campo libero a questi bulli. Perché di bullismo si tratta.

La differenza tra dittatura e democrazia sta proprio nella nostra abilità di accettare opinioni diverse dalla nostra e dibattere civilmente. Aggredire verbalmente chi non la pensa come noi è tipico di persone insicure, deboli, frustrate o, lasciatemelo dire, di persone incapaci di vivere in un Paese democratico.

Sono proprio questi ottusi che spingono l’elettorato, sempre più in cerca di dialogo e spiegazioni in un momento molto difficile, verso Matteo Salvini.

Non so se avete notato, ma il leader della Lega non evita questi kamikaze, questi terroristi mediali, infatti li cerca. Sa che più spazio si dà a questi bulli più la gente corre verso di lui. Più questi imbecilli parlano, più salgono i consensi della Lega.

Ma questo risvolto politico non mi interessa più di tanto. Ciò che mi preoccupa invece è la minaccia contro la democrazia, la mancata possibilità di avere un dibattito sereno su temi importanti senza correre il rischio di ritrovarsi nel mezzo di una rissa mediatica.

È come andare in piazza per ascoltare un discorso di un esponente politico, di qualsiasi colore, e ritrovarsi di colpo in mezzo a individui col volto mascherato armati di mazze e catene.

Qualcosa si deve e si può fare.

Nel mio sito Facebook ho adottato un principio molto semplice. Si accettano tutte le opinioni su qualsiasi tema (ovviamente non razziste o di apologia di forme politiche antidemocratiche), con una sola condizione: le opinioni devono riferirsi al contenuto e non alla persona. Chi insulta la persona riceverà un avvertimento privato precisando che il ripetersi di questo comportamento verrà seguito da una immediata revoca dell’amicizia.

Quando invece facciamo commenti sul sito di altri amici e qualcuno ci aggredisce verbalmente, si può invitare il responsabile del sito a prendere provvedimenti e, se non avviene, togliamo anche a lui l’amicizia. Non basta, infatti, evitare di fare commenti sul suo sito, bisogna invogliare tutti a mettere un po’ d’ordine e isolare i bulli.

Non so se basterà, forse no e, a questo proposito, invito tutti a fare altri suggerimenti. Di due cose sono comunque certo: non bisogna farsi intimorire e non lasciare campo libero ai bulli. La storia ci insegna che salire, come si dice, sull’Aventino o accettare dogmi dai nostri leader “migliori”, non paga.

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