Pubblicato: domenica 01 dicembre, 2019 - Tempo di lettura: 3 min.

Destra e sinistra a ruoli invertiti

di Angelo Persichilli

Il dibattito sul MES, la riforma del fondo europeo salva-stati, non è vero dibattito. Negli ultimi giorni ho parlato con varie persone che mi hanno menzionato questo argomento e ho anche seguito tale dibattito sui ‘social’ e ho raggiunto questa conclusione: la maggioranza di coloro che sono a favore di Salvini sono contrari al MES, quelli a favore di Conte, quindi del governo, sono a favore. E così, tanto per cambiare, si riporta il dibattito sui noiosi binari tradizionali: la destra contro la sinistra e viceversa.

Come al solito, cerco sempre di liberarmi di queste antiche zavorre e vado direttamente al tema nocciolo della questione. Cosa è il MES? Rispondo a questa domanda fra poco; prima comunque voglio dire che, in base alle mie informazioni, sono d’accordo col presidente Conte sul principio di questo accordo; contemporaneamente condivido alcune preoccupazioni espresse da Salvini.

Ecco perché.

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Il testo europeo non è semplice soprattutto per un inesperto come il sottoscritto, ma alcune cose le ho capite. Il MES è una specie di assicurazione che tutti i Paesi membri dell’UE devono contrarre pagando ovviamente un salatissimo premio. I vantaggi comunque sono notevoli, soprattutto per Paesi, e l’Italia è uno di questi, con difficoltà economiche.

L’Italia, ha ragione Conte, non può rimanere fuori senza uscire dall’Europa. E noi dobbiamo rimanere in Europa. Il principio non è in discussione.

Sulla forma e sulla sostanza vi sono però delle preoccupazioni. Partecipare al MES è non solo un pesante impegno economico, ma anche un importante impegno politico e tali impegni non possono essere sottoscritti quasi furtivamente senza almeno una spiegazione agli italiani e al Parlamento. Conte, su questo ha sbagliato.

Ma andiamo alla sostanza, ovvero ad alcuni punti importanti. Come detto all’inizio, il MES è una assicurazione salva-stati che ha lo scopo di stabilizzare economicamente la zona “euro”. In caso di difficoltà, quindi, l’Europa interviene in aiuto del Paese membro in crisi.

Ma solo ad alcune condizioni.

A parte quello di evitare l’aumento incontrollato dello ‘spread’, con le banche che hanno già detto di non comperare più i bond in mancanza di chiarezza su questa riforma, si chiede al Paese membro in difficoltà di mettere sotto controllo il suo debito pubblico prima di ottenere i fondi.

E qui svetta la prima preoccupazione. Il debito pubblico italiano è oltre il 130% del nostro Prodotto Interno Lordo, una percentuale ben al di sopra delle percentuali europee. Questo significa che l’Italia, per usufruire di questa “assicurazione” firmata da Conte, deve prima ridurre il debito pubblico. Questo mi sembra positivo ma, parliamoci chiaro, significa anche aumento delle tasse e riduzione dei servizi. Quelli che sono a favore di Conte, lo fanno perché sono favorevoli a questi futuri provvedimenti, oppure lo fanno solo perché sono di sinistra?

Quelli che appoggiano invece Salvini lo fanno perché si oppongono ai tagli dei futuri servizi sociali, o lo fanno perché sono di destra? Come si vede, se togliamo la tradizionale discriminante di destra-sinistra, rimane una gigantesca incongruenza politica con la sinistra tradizionale, sempre a favore del miglioramento dei servizi sociali, sembrerebbe ora a favore dei loro tagli (evitabili solo con un congruo aumento delle tasse), mentre la destra tradizionale, sempre favorevole a un migliore controllo della spesa, come ora chiede il MES, sia ora diventata di mano larga.

Questo, purtroppo, non significa che destra e sinistra sono sparite. Le squadre sono sempre le stesse, sono solo i giocatori che periodicamente cambiano maglia.

E così, mentre in Italia si gioca a riscrivere la storia, in Europa ci stanno pianificando il futuro.

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