Pubblicato: giovedì 07 novembre, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Non è (più) la RAI

Di Angelo Persichilli

Ho letto recentemente feroci critiche contro il servizio RAI (e non solo) mobilitato contro la Lega e soprattutto Matteo Salvini. Critiche alla RAI ci sono sempre state e, forse, nella maggioranza dei casi, anche giustificate. Personalmente mi associo a queste critiche ma prima è doveroso fare delle precisazioni.

Non si può fare di tutte le erbe un fascio. Per esempio, la produzione di RAI- fiction, dei servizi scientifici, culturali e sociali della RAI sono tra i migliori in Europa e possono competere contro qualsiasi emittente nazionale e internazionale, forse a parte quelli della BBC. La TV spazzatura nel settore entertainment è propinata a palate ogni giorno su tutti i canali televisivi privati, con punte che toccano livelli tanto bassi da lasciare allibiti. Tale settore è deteriorato anche in RAI, ma i livelli, soprattutto se paragonati a quelli delle TV private, sono ancora accettabili.

Il problema della RAI è uno solo: il servizio giornalistico. Quello RAI è pericolosamente asservito e inferiore a quello della maggioranza dei notiziari del settore privato. A parte qualche eccezione, i servizi giornalisti della RAI sono una estensione dei servizi propagandistici dei partiti politici. Di chi è la colpa? Dei politici o dei giornalisti? Difficile dirlo in quanto diventa sempre più difficile distinguere tra giornalista e politico. Vi sono giornalisti che oggi sono in onda, domani sono deputati e dopodomani ritornano a fare i giornalisti. Ma questi non sono nemmeno i peggiori; vi sono alcuni che cambiano posizione politica rimanendo nello stesso posto. Si limitano a fare i banditori al servizio del partito del governo di turno.

Ma questa non è una novità, è stata sempre così. Non dimentichiamoci che il servizio giornalistico della RAI ha mantenuto al potere la Democrazia Cristiana per decenni. Col passare degli anni, col crescere dell’influenza politica dei socialisti e la creazione del centrosinistra, fu affidato loro il secondo canale. Si diceva all’epoca che in RAI entrava un giornalista democristiano, uno socialista e uno bravo. Forese sarà un caso ma il centrosinistra si materializzò all’inizio degli anni ’60 e il secondo canale nacque nel 1961.

Ma poi, quando crebbe anche l’influenza al governo dei comunisti, fine anni 70 col compromesso storico, fu creato nel 1979, altra coincidenza, RAI 3 a trazione comunista. E così continuarono ad assumere un democristiano e un socialista ma, per fare posto al comunista, eliminarono quello bravo.

Una battuta spiritosa che comunque dà l’idea del ‘giornalismo’ RAI. Ora le cose sono più complicate in quanto non esistono più i partiti politici. Ora si parla di giornalisti “in quota” di questo o quel politico.

Insomma, tra politica e giornalismo c’è sempre la stessa simbiosi come quella tra culo e camicia, con la differenza che ora non si sa più chi sia la camicia e chi l’altro.

E veniamo alle critiche odierne.

Non occorre essere un esperto di giornalismo per capire che ora la RAI è mobilitata contro la Lega e il suo leader Matteo Salvini. Preciso che questa affermazione non può essere interpretata in alcun modo come un appoggio alla politica di Salvini, ma vuole essere solo una denuncia contro chi usa il giornalismo per fare politica.

A questo proposito vi sono due notizie: una cattiva e l’altra buona.

La cattiva è che a distanza di decenni Il giornalismo RAI è stato e rimane prigioniero della politica. Poco è cambiato e se è cambiato è stato per il peggio. È peggiorata la qualità della classe politica (immaginate al ministero degli Esteri Fanfani e Di Maio) e quella dei giornalisti (non vedo in giro dei Biagi, Montanelli o Bocca). Vi sono state importanti iniziative editoriali di personaggi come De Benedetti, Scalfari o anche Berlusconi, ma le loro iniziative non avevano lo scopo di migliorare la qualità del giornalismo, ma di usare il giornalismo per fare politica. In questo senso l’unica vera iniziativa editoriale per migliorare la qualità del giornalismo è quella di Marco Travaglio e la creazione de Il Fatto. Ovviamente non condivido tutto ciò che scrivono, ma lo spirito giornalistico prevale su tutto. È una voce isolata, ma è l’unica che passa il convento.

Questa, come detto, è la cattiva notizia.

La buona notizia è che oggi, con la nuova tecnologia, il giornalismo RAI non serve nemmeno per far vincere una elezione comunale in Provincia di Isernia.

La RAI, contrariamente a quella pro-democristiana dello scorso secolo, non ha peso politico. I suoi ‘sacerdoti’ parlano al vento e l’elettore forma una sua opinione basandosi su altre fonti di informazioni.

Dai canali RAI, dopo la batosta governativa in Umbria, si continua a starnazzare contro Salvini e la Lega, ma ormai è assodato che l’unica persona che può sconfiggere Salvini è…Salvini. Lo ha già fatto e non è detto che non lo rifarà, ma la RAI non c’entra.

Le cose sono cambiate, non solo in Italia, ma anche nel resto del mondo.

Pensate un po’: se il New York Times, la CNN e tutto il gotha del giornalismo americano non sono riusciti a bloccare la scalata di un agente immobiliare, Donald Trump, alla Casa Bianca, riusciranno gli imbonitori di Via Teulada a bloccare Salvini? Neh…

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