Pubblicato: venerdì 30 agosto, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Il bello, il brutto e il cattivo

di Angelo Persichilli

Altro governo, altra rissa. Si riparte con gli stessi insulti, le stesse prediche e le stesse lezioni di morale da un euro al chilo. Tutto uguale, ma a parti invertite. Il tutto si può commentare con due frasi: Matteo Salvini ha fatto autogol sopravvalutando la sua forza e sperando di andare alle urne; il PD di Nicola Zingaretti e il M5S di Luigi Di Maio hanno raggiunto un accordo per la stessa ragione ma di valenza opposta, cioè si sono resi conto della loro debolezza e costretti ad evitare le urne. Il comune denominatore sono comunque sempre i sondaggi.

Ora la rissa può riprendere. Si parla di politici voltagabbana, di politici corrotti, di politici col deretano attaccato alle poltrone. Insomma, come al solito, si parla, almeno fino ad ora, di tutto fuorché di programmi.

Da precisare che un’alleanza PD-M5S non è né assurda, né un tradimento della volontà popolare. In fin dei conti fu il centrodestra di Berlusconi-Salvini-Meloni che ottenne più voti nelle ultime elezioni politiche, ma fu il M5S il partito più votato. I Pentastellati, numeri alla mano, potevano scegliere come alleato per un governo di maggioranza o il PD o la Lega. Rifiutati dal PD scelsero la Lega che, sotto certi aspetti, ‘tradì” gli alleati per evitare una pericolosa impasse e nuova elezione. Ora il PD fa ciò che fece la Lega. Ma questa è solo matematica, non è politica.

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Perché le cose sono ora cambiate? L’autogol di Salvini ha solo dato lo spunto a Zingaretti e Di Maio di prendere la palla al balzo e cercare di risolvere il loro crescenti problemi interni. Infatti, il problema di Zingaretti si chiama Matteo Renzi, mentre il problema di Di Maio è Roberto Fico. L’autogol di Salvini aveva dato l’opportunità a Zingaretti di sbarazzarsi di Renzi appoggiando, in un primo momento, le elezioni anticipate. Renzi, che ingenuo non è, ha giocato d’anticipo giocando la carta opposta, cioè forzando una alleanza con il prima vituperato M5S proprio “per evitare le elezioni”. A quel punto Zingaretti è stato costretto ad aprire il dialogo con Di Maio sperando che quest’ultimo rifiutasse. Ma il leader pentastellato aveva il suo Renzi in seno, Roberto Fico, che lo ha spinto ad accettare il dialogo con Zingaretti. Ed ecco quindi che Zingaretti e Di Maio, due leader a mezzo servizio, sono stati costretti a raggiungere un accordo…riparatore e convolare a nozze.

Un matrimonio che, considerando le premesse nazionali che prevedono tempesta da tutte le parti, è destinato a fallire miseramente. Ciò rilancerebbe nel quadro politico italiano Renzi da una parte e Fico dall’altra, i due strateghi di questa crisi che cercano di sfruttare al massimo l’autogol di Salvini tenendo impegnati i loro leader con le beghe interne create da loro.

C’è però una incognita: la politica internazionale. L’Europa di Markle, Macron e Sanchez aveva un solo scopo, sbarazzarsi di Salvini.

Ora L’EU dà all’Italia ciò che Salvini aveva chiesto e non ottenuto, cioè aiuti per gestire l’emergenza rifugiati che Renzi e Gentiloni avevano offerto gratuitamente. E così i porti europei cominciano ad aprirsi (ma solo dopo che Salvini aveva contribuito e ridurre gli sbarchi) e l’Italia non è più la pecora nera della politica internazionale. Anche lo spread, scrivono i media italiani, è ora sceso. Non facciamoci ingannare: conoscendo il meccanismo dello spread, il calo c’è solo perché l’economia tedesca è in difficoltà.

La metamorfosi è comunque sorprendente: pensate un po’, ha dato il suo appoggio al “Giuseppi-bis” a trazione sinistroide anche il “truculento” populista Donald Trump.

Dal punto di vista reale non cambierà comunque molto per l’Italia in quanto, tradotto in soldoni, si tratta di appoggi strumentali, di facciata, non di sostanza. Anche il Papa durante l’Angelus forse parlerà di meno di immigrati e, si spera, di più dei problemi interni della Chiesa. Ma in realtà il nuovo governo, prima gialloverde ora giallorosso, dovrà fare i conti con gli stessi problemi di prima e cioè del finanziamento del reddito di cittadinanza, la TAV, la disoccupazione soprattutto giovanile, le tasse per stimolare gli investimenti, la criminalità organizzata e non, la sicurezza, la giustizia, la sanità e la scuola.

Ci saranno richieste precise soprattutto da parte dei sindacati guidati dalla CGIL di Maurizio Landini, uno degli sponsor di questo governo, e il presidente Conte si troverà in una posizione diversa. Col governo gialloverde lui era il “Bello”, con Di Maio il “Brutto” e Salvini il “Cattivo”.

Ora Salvini non c’è e il ruolo del “Cattivo” qualcuno dovrà pur interpretarlo. Landini non si accontenterà di belle parole e il “truce” non è nei paraggi.

Spero sinceramente che facciano un buon lavoro in quanto, anche se con motivazioni diverse, sono tre persone che rispetto.

Non sono ottimista, ma spero che riescano almeno a cambiare la legge elettorale. Andare alle urne con questa legge elettorale significherebbe cambiare ombrello sperando che piova di meno.

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