Pubblicato: giovedì 09 maggio, 2019 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Editoria, Antonio Di Pietro: “Sono dalla parte delle tv escluse”. L’ex pm denuncia illegalità e conflitto d’interesse.

di GIOVANNI MINICOZZI

Continua la guerra giudiziaria tra le Tv locali e il Ministero dello sviluppo economico sulla graduatoria relativa ai contributi nazionali per l’editoria che, di fatto, ha escluso circa 1200 emittenti tra le quali tutte quelle molisane assegnando il fondo di cento milioni di euro alle prime cento Tv insediate nelle Regioni con oltre due milioni di abitanti.
A sostegno delle emittenti escluse si è schierato anche Antonio Di Pietro che nel ricorso in discussione al Consiglio di Stato difende la Rea (Radiotelevisioni Associate) insieme agli avvocati Pino Ruta, Massimo Romano e Margherita Zezza.
Lo stesso Antonio Di Pietro ha ipotizzato presunte illegalità e conflitti di interessi che inficiano la graduatoria stilata dal Mise.

“Io difendo il sistema dell’informazione privata proprio perché contribuisce a dare una informazione a 360°. Quindi il fatto che quelle cento televisioni prendono il contributo, non mi scandalizza, ben per loro – ha dichiarato l’ex ministro a Telemolise. Il problema è che se hai cento lire da spendere per darle come contributo a tutte le televisioni private, bisogna darle a tutti e non fare una norma che in realtà dà solo ad alcuni e non ad altri. Nel caso di specie che cosa è successo:? È successo che il Parlamento ha previsto un contributo importante annuale per il sistema dell’informazione privata televisiva, circa cento milioni, e però ha detto “dovete distribuirli a seconda di quanto audience ha ciascuna televisione privata. È ovvio che l’audience è rapportato al territorio e quindi non può essere perché se io prendo una televisione privata della Lombardia ed una del Molise vuol dire che al Molise va una e alla televisione privata della Lombardia va i99. Io per seguire i fatti del Molise ho bisogno non di una televisione della Lombardia ma una televisione del Molise e così per tutte le regioni. Con questo modo di fare questa legge invece ha eliminato tutte le reti televisive che sono nei piccoli territori e quindi uno più è piccolo e peggio viene trattato. Ovvero più è cornuto e più è mazziato. Questo a me non sta bene”.

A suo giudizio ci sono anche profili penali nella vicenda o quantomeno di conflitti di interesse?

“Sono due questioni: il profilo penale è sempre una responsabilità dolosa e sotto questo aspetto fino a quando non avremo le prove non potremo affermarlo
Invece il conflitto di interesse c’è perché chi calcola quante persone stanno ad ascoltare quella televisione piuttosto che l’altra è un organo che si chiama Auditel. Ma chi sono i soci di Auditel? Sono soci privati e, soprattutto, diversi soci privati che sono i maggiori beneficiari di quella dei contributi, ovvero i grandi editori. Allora voi capite che io devo giudicare quante persone ascoltano questa o quella televisione e sono anche beneficiario dei contributi nazionali. Questi è un evidente conflitto di interesse grande proprio come una casa” , ha concluso Antonio Di Pietro.

Intanto al Consiglio di Stato è stato discusso il ricorso, ;contro la graduatoria nazionale stilata dal Ministero dello Sviluppo economico, presentato dalle emittenti locali di tutta Italia escluse dal provvedimento.

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