Pubblicato: martedì 16 aprile, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Il 25 aprile, per non dimenticare. Nessuno!

di Angelo Persichilli

Il 25 aprile è la Festa della Liberazione, festa importante per celebrare la liberazione dell’Italia dalla dittatura fascista. Ho sempre festeggiato tale ricorrenza e continuerò a farlo, ma credo che siano necessarie alcune puntualizzazioni.

Primo, bisogna smetterla di usare la Festa della Liberazione per fare politica partitica;

Secondo, bisogna evitare che alcune organizzazioni si approprino di tale ricorrenza storica ignorando TUTTI gli altri che si immolarono per difendere democrazia e libertà;

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Terzo, la lotta per la Liberazione dell’Italia dal fascismo finì il 25 aprile del 1945, ma la lotta per mantenerla libera e democratica è continuata ancora per qualche decennio.

Questa seconda lotta, non militare ma politica, meno cruenta ma certamente non meno importante, è cominciata il 26 aprile e continuata per alcuni decenni al fine di evitare che l’Italia democratica rischiasse di finire dalla padella fascista nella brace comunista.

I partiti antifascisti, confluiti nel CNL (Comitato Nazionale di Liberazione), gestirono le fasi di transizione tra dittatura e democrazia per alcuni anni. Fu un periodo di attesa, confuso, ma i maggiori leader dell’epoca avevano le idee molto chiare: Alcide De Gasperi voleva mantenere l’Italia in quello che sarebbe diventato nel 1949 il Blocco della Nato, mentre Palmiro Togliatti voleva tirarla dentro quello che poi si è rivelato l’inferno sovietico.

Le elezioni più importanti della storia repubblicana italiana furono quelle del 18 aprile del 1948, le prime dopo l’approvazione della nuova costituzione. Se nelle elezioni del 1948 avesse vinto il partito di Togliatti, l’Italia avrebbe fatto la fine della Polonia, Ungheria, Germania comunista.

Celebriamo quindi il 25 aprile, la Festa della Liberazione dal fascismo, ma ho qualche riserva farlo insieme a persone e organizzazioni che hanno nei decenni successivi lavorato per difendere e supportare la dittatura criminale di Giuseppe Stalin riciclandosi oggi come difensori della libertà e della democrazia.

Non mi riferisco certo a quei comunisti alla Peppone di Giovannino Guareschi. Quelle sono brave persone che hanno sinceramente creduto e lottato per una Italia migliore. Non mi riferisco nemmeno al famoso Nicoletti, ovvero Giuseppe Di Vittorio, e tanti che come lui si batterono per difendere gli operai dagli eccessi del capitalismo che, di sicuro, non è una organizzazione di beneficenza gestita da Madre Teresa.

Mi riferisco invece ai leader del Partito Comunista, e in particolare a Palmiro Togliatti, che tentarono di usare il lavoro di queste persone per portare l’Italia dalla dittatura fascista a quella comunista. Bisogna aspettare l’arrivo di Enrico Berlinguer per fare uscire il Partito Comunista Italiano dall’orbita sovietica. Ma fu un lavoro che, purtroppo, fu lasciato a metà per la scomparsa del leader eurocomunista.

È il momento di completare l’opera iniziata da Berlinguer, prima che altri comincino a riciclare quella di Togliatti.

Se a distanza di tre quarti di secolo è giusto continuare a ricordare i crimini nazifascisti e celebrare la loro sconfitta, è giunto ora il momento di non ignorare più nemmeno coloro che in Italia appoggiarono e coprirono le stragi della dittatura sovietica e osannarono il criminale Giuseppe Stalin.

Ultimamente alcuni scendono in piazza usando l’antifascismo per mantenere in vita un ideale che li ha traditi. Sia ben chiaro, il comunismo è finito sotto il peso dei crimini commessi e soprattutto schiacciato dai fallimenti storici di carattere economico, sociale e politico ovunque si sia tentato di attuarlo (ma di questo ne riparleremo). Ma se è finito il comunismo, qualche nostalgico comunista è rimasto aggrappandosi a qualsiasi scusa per ricreare un movimento pre-Berlinguer, fallito per sempre.

I seguaci di Togliatti dell’altro secolo avevano l’attenuante di non sapere cosa succedesse oltre cortina. Non sapevano né dei crimini di Stalin, né del fallimento di una ideologia che non è riuscita ad andare al di la di slogan e demagogia per coprire fame, delitti e stragi.

Alcuni degli individui che scendono in piazza il prossimo 25 aprile, per essere credibili, devono prima liberarsi e denunciare questo passato ingombrante. Devono apertamente denunciare i crimini di organizzazioni e persone che hanno sostenuto per decenni e prima di presentarsi ora come unici difensori della democrazia e libertà.

Bisognerebbe istituire un’altra celebrazione, il 18 aprile di ogni anno, per festeggiare le elezioni del 1948 quando Alcide De Gasperi guidò gli italiani alla vittoria contro il partito dei Palmiro Togliatti. Se avesse vinto quest’ultimo, infatti, staremmo a festeggiare una seconda liberazione dell’Italia, quella dalla dittatura comunista, come fanno in Polonia, Ungheria e nel resto dell’ex blocco sovietico.

Ultima osservazione a proposito della Festa della Liberazione del 25 aprile.

La lotta contro il nazifascismo è stata la lotta di tantissime persone, di molte ideologie politiche e nazionalità. I partigiani hanno dato un contributo significante, ma non vanno dimenticati altri giovani canadesi, polacchi, inglesi e americani che hanno perso la vita per farci vivere in una Italia libera e democratica. Ho visitato i cimiteri polacchi, canadesi, francesi e americani di Montecassino, Ortona, Venafro, Firenze e tante altre città italiane e mi piacerebbe che qualche manifestazione si tenesse anche in qualcuno di questi cimiteri per onorare la memoria di questi giovani morti in terra straniera per sconfiggere la dittatura nazifascista.

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