Pubblicato: martedì 16 aprile, 2019 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Contratto di sviluppo del Molise, il premier Giuseppe Conte e la ‘sfilata’dei big nostrani

di GIOVANNI MINICOZZI
Al di là delle legittime e diversificate ideologie politiche va riconosciuto al premier Giuseppe Conte impegno e determinazione nel tentare di risollevare le storiche difficoltà economiche, produttive e infrastrutturali del Mezzogiorno d’Italia e del disastrato Molise. 
Fino ad ora, infatti, non si era mai visto un Presidente del Consiglio dei Ministri visitare una piccola Regione per ben due volte a distanza di due mesi.
Sarà la vicinanza del suo paese natale, Volturara Appia ai confini con il Molise, sarà il suo essere meridionale e meridionalista convinto ma Conte a differenza di tanti altri Premier sta dimostrando di voler investire nel sud per invertire la rotta di un atavico sottosviluppo che nei decenni trascorsi tra sprechi, corruzione e mafie ha alimentato solo emigrazione, povertà e disperazione. 
Per riuscire nell’intento però è necessaria una vera e propria “rivoluzione culturale” che deve coinvolgere tutta la classe dirigente e in particolare le Istituzioni, la politica, le organizzazioni datorili e sindacali. 
Un qualsiasi progetto di sviluppo non può decollare in un contesto di clientelismo esasperato, incapacità, conflitto di interessi ne’ dove il principio della meritocrazia viene messo sotto i piedi.
In mancanza di un diverso atteggiamento da parte di tutti gli attori politici, sociali e Istituzionali Giuseppe Conte da solo non ce la farebbe a invertire la rotta di un Molise senza infrastrutture, senza lavoro e senza sanità. Bene ha fatto il Premier a sottolineare tutte le carenze della Regione e a mettere in evidenza il ruolo importante dei Commissari ad Acta che, dopo dieci anni di gestione delka sanità affidata ai governatori, hanno il compito di garantire un’assistenza adeguata ai cittadini.
Non servono a niente e a nessuno le rivendicazioni di “lesa maestà” che a giorni alterni emergono contro Angelo Giustini e Ida Grossi da parte di chi vuole prendere il loro incarico.
La politica e le istituzioni devono lasciarli lavorare in tranquillità senza frapporre ostacoli, diffide ingiustificate e sgambetti di vario genere.
Allo stesso modo per poter realizzare il contratto di sviluppo serve una classe imprenditoriale capace di investire risorse proprie e di utilizzare contributi pubblici in progetti concreti e con lo sguardo rivolto non solo ai propri profitti ma anche alle ricadute occupazionali e sociali. Sono queste alcune precondizioni indispensabili a far decollare il contratto istituzionale di sviluppo del Molise che, però, deve puntare sul potenziamento delle infrastrutture, sul rilancio dell’occupazione e sulla rinascita delle aree interne, non solo sui borghi antichi e sul turismo. Diversamente tutto resterebbe immutato e, se così fosse, le due visite di Giuseppe Conte e il suo encomiabile impegno verrebbero ricordati come l’ennesima inutile “sfilata” dei big nostrani e la conseguente reiterata presa in giro dei molisani.

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