Pubblicato: domenica 14 aprile, 2019 - Tempo di lettura: 3 min.

Editoria, due pesi e due misure. Federazione Nazionale della stampa e sindacati schierati con i più forti. Il Consiglio di Stato blocca le ingiustizie 

DI GIOVANNI MINICOZZI

Ancora polemiche e ricorsi sull’erogazione dei contributi alle Tv locali provenienti dalla legge nazionale modificata ad arte per escludere le emittenti delle piccole regioni. Telemolise e altre testate hanno presentato un ricorso cautelare al Consiglio di Stato contro il provvedimento del Tar del Lazio che aveva sbloccato l’ulteriore 40% (in totale il 90% dell’intero importo relativo all’anno 2016) per liquidare i contributi sempre alle stesse emittenti insediate nelle Regioni con oltre due milioni di abitanti.

Il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia  della decisione del Tar e ha fissato l’udienza di merito per il prossimo 9 maggio. Sulla vicenda è intervenuto, a gamba tesa, il segretario generale della Federazione nazionale della stampa Raffaele Lo Russo, in modo discriminatorio e in favore delle grandi emittenti non considerando affatto i giornalisti che rischiano il posto di lavoro nelle piccole realtà.

Immediata la replica degli avvocati Massimo Romano e Pino Ruta che, insieme a Margherita Zezza, hanno patrocinato e vinto il ricorso al Consiglio di Stato.

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Non soltanto la Federazione della stampa ma anche Cgil, Cisl, Uil hanno una posizione assolutamente omologa e schiacciata su quella della Confindustria. Adducono motivazioni inerenti la presunta tutela dei giornalisti ma dimenticano che quel 40% accantonato è proprio finalizzato a tutelare la posizione di altri giornalisti altrettanto legittima se non di più rispetto a quella rappresentata dalle grandi emittenti delle grandi Regioni a tutto danno delle grandi emittenti delle piccole Regioni. Quindi, francamente, questo è  un atteggiamento processuale che si commenta da sé. Esiste un’ assonanza di posizioni tra gruppi che sono del tutto eterogenei perché difendono interessi del tutto eterogenei. Basti pensare che per effetto dell’eventuale sblocco di questi contributi ci sarebbe l’assegnazione di decine di milioni di euro in favore di pochi editori, tutti localizzati nelle realtà più ricche del Paese, a tutto danno delle emittenti  delle realtà demograficamente minori nonostante ci siano ben due pronunciamenti del Tribunale amministrativo regionale del Lazio e, oggi, anche del Consiglio di Stato che invece hanno sancito massima prudenza nell’assegnazione di queste risorse perché si ha a che fare non soltanto  con  il delicato comparto dell’informazione ma anche con la tutela di preminenti valori Costituzionali quali il pluralismo informativo” – ha dichiarato l’avvocato Massimo Romano.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’avvocato Pino Ruta:

Siamo di fronte a un’onda avversa che si è in qualche modo costituita contro i ricorrenti per consolidare  i criteri di aggiudicazione di queste somme, di queste consistenti forme di contribuzione alle Tv locali che noi abbiamo censurato. C’è  stato un primo passaggio presso il Tar del Lazio dove, in qualche modo, il giudice ha seguito il nostro discorso e  ha riconosciuto che c’era questo effetto distorsivo proprio rispetto al criterio del pluralismo. A quel punto il governo ha trasformato il decreto milleproroghe , che conteneva oggettive sperequazioni,   in legge per tentare di sminare i ricorsi e per mantenere i privilegi dei gruppi editoriali più consistenti a danno delle emittenti localizzate nelle regioni più piccole” – ha detto l’avvocato Pino Ruta.

Evidentemente la Federazione nazionale della stampa, che dovrebbe rappresentare tutti i giornalisti, si è vergognosamente schierata solo con i grandi gruppi editoriali determinando sperequazioni e iniquità nel comparto giornalistico.

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