Pubblicato: mercoledì 03 aprile, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Autismo, lettera di una madre: “Alcuni figli si amano di più”

Lo spot di Raiuno

di Manuela Petescia

In occasione della giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, che cade il 2 aprile, abbiamo raccolto la testimonianza di una madre, struggente e concreta insieme e per questo di grandissimo valore in un momento storico – il nostro – in cui gli studi sullo spettro autistico ancora non inquadrano con esattezza scientifica questa forma di isolamento in cui può restare imprigionato un bambino.
Il disturbo dello spettro autistico non è una patologia mentale ma molto probabilmente ha radici genetiche.
Per una triste e variegata combinazione di geni materni e paterni, e con una forbice di gravità molto ampia da caso a caso (si passa da lievi disturbi di socializzazione alla chiusura totale verso il mondo circostante), stando agli ultimi dati statistici l’autismo colpisce 1 bambino su otto.
Insorge nel bel mezzo di una crescita serena, tra un sorriso e l’altro, tra un gioco e l’altro, come se il bambino decidesse all’improvviso, e apparentemente senza alcun motivo, di isolarsi per sempre condannando la sua famiglia a una vita di incertezze e, talvolta, di vera e propria disperazione, vista la carenza sia di percorsi di cura che di strutture di sostegno pubblico.
Il disturbo dello spettro autistico diventa così un dramma familiare, spesso incompreso, dove ogni onere ricade sui genitori, sui fratelli, insomma sul nucleo, abbandonato a se stesso.
Ecco perché questa lettera di questa madre supera i confini del dolore privato e illumina di “consapevolezza”.
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«I figli si amano.
Qualcuno non lo fa come dovrebbe, è vero… ma se non si riceve amore a sufficienza capita che alcuni non ne imparino la dolcezza e che, quindi, non siano capaci di donarla… questo è ciò che con grande generosità, ma immagino anche con tanto dolore, devono cercare di capire coloro che non si sono sentiti mai al caldo nel cuore di una mamma o di un papà.
I figli si amano tutti, perché sono il nostro domani e la nostra unica, illusoria, possibile immortalità.
Perché anche chi non è credente sa che quel piccolo, in qualche maniera, gli è stato affidato… dalla natura o dal caso… e bisogna portare a termine un lavoro fatto di impegno e tenerezza… attraverso una cura quotidiana, fino a che il tempo penserà a staccarlo da noi.
Si amano per come ci guardano, quando siamo il loro unico punto di riferimento e il loro unico oggetto d’amore… per come ci ammirano come se fossimo eroi senza macchia e senza paura… sì, eroi… noi che, spesso, siamo sperduti e pieni di incertezze.
Si amano perché ci danno soddisfazioni… nell’imparare, nell’essere svegli ed intelligenti… nell’essere, ai nostri occhi, belli come il sole.
Si amano anche quando, adolescenti, ci massacrano… e solo a loro permettiamo il calpestìo della nostra anima… perché sappiamo che per crescere si deve passare attraverso l’opposizione, e rimaniamo lì pazienti ad aspettare che il loro tono di voce ritorni ad essere lieve.
Ma alcuni figli si amano di più…. o meglio, si amano diversamente, poiché essi sono “diversi”.
Essi non sono il nostro domani luminoso, perché il loro domani sarà come il triste “oggi” che vivono.
Essi non evocano nel nostro spirito l’idea dell’immortalità, perché ogni giorno ci straziamo il cuore pensando che moriremo lasciandoli soli… soli e “diversi”.
Essi ci impegneranno tutta la vita e non si staccheranno da noi, perché non sanno nemmeno che al mondo c’è altro, al di là di mamma e papà.
Essi non ci ammirano e non hanno bisogno di conforto, perché spesso non hanno nemmeno consapevolezza del pericolo.
Essi non ci faranno dannare quando saranno adolescenti, perché il loro corpo, che pure cresce, avrà sempre una mente bambina.
Essi non sono intelligenti e non ci danno soddisfazioni… ma, ai nostri occhi, sono ugualmente belli come il sole.
Anzi di più, come il sole al tramonto.
Uno di questi figli “diversi” è capitato a me.
Lei è la mia bambina. E io sono sua madre.
Quei figli, come tutti i bambini, hanno diritto più di altri al rispetto e alla cura… invece, paradossalmente, tendono a riceverne di meno… non dai loro genitori, che solitamente li amano con amore struggente, ma dalla società di cui essi sono parte.
Spesso vengono discriminati o derisi o isolati… vengono usati… oppure ignorati da chi decide che il proprio orticello è l’unico degno di essere curato… ma i bambini “diversi” non hanno nemmeno la facoltà di parlare e difendere la propria dignità.
I genitori, le sorelle e i fratelli di quei bambini speciali, quindi, diventano la voce che quei bambini non hanno, la testimonianza di esserci che quei bambini non possono attestare, la fierezza di essere PERSONA che quei bambini non possono affermare.
Io, che sono la mamma di quella bambina speciale, testimonio in qualsiasi luogo, per sempre e con forza la sua presenza concreta».

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Editorialista: Pasquale Di Bello - Direttore responsabile: Manuela Petescia

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