Pubblicato: giovedì 07 marzo, 2019 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Disinibiti o rinc…itrulliti?

di Angelo Persichilli

Ho letto con disgusto ciò che è successo alla cosiddetta “Isola dei Famosi” tra Riccardo Fogli e Fabrizio Corona. Quest’ultimo ha detto in diretta all’ex Pooh che la moglie di decenni più giovane di lui, gli aveva messo le corna.

Ammetto che ho guardato una volta sola questo programma e mi è bastato. L’ho fatto in quanto, per poter criticare, bisogna prima informarsi. Non occorre essere un critico televisivo per capire subito che si tratta di uno dei peggiori programmi della TV-spazzatura. Scadente non solo per l’uso dilettantistico della tecnologia moderna, ma anche, e soprattutto, per la puerilità dei contenuti che si cerca di rinvigorire ricorrendo al triviale e/o all’osceno.

Mi è sembrato, con gli aggiustamenti storici e culturali dovuti alla normale evoluzione sociale, un ritorno agli spettacoli truculenti del Colosseo dove i romani, in cerca di emozioni forti, facevano mangiare i cristiani dai leoni o si uccidevano a vicenda.

E con questo in mente, torno alla penosa sceneggiata tra Riccardo Fogli e Fabrizio Corona.

Due osservazioni.

Primo: è ovvio che i vertici dell’azienda televisiva pensano solo al guadagno e non alla morale. Ma se fanno soldi vuole dire che qualcuno la guarda e quel “qualcuno” siamo noi, spesso gli stessi che poi si scandalizzano. Questo è un punto importante da non trascurare quando cominciamo a criticare.

Secondo, la colpa è anche di coloro che, pur di sentirsi “famosi”, sono disposti a farsi coprire di ridicolo da individui come Corona, personaggi ai quali non voglio dedicare nemmeno un commento dispregiativo.

La “spazzatura” non riguarda comunque solo queste trasmissioni trash. Anzi, sono le meno pericolose in quanto uno cambia canale e guarda un film, o legge un libro.

La “spazzatura” ha raggiunto testate radio-televisive e carta stampata una volta ritenute serie e professionali. Basta dare uno sguardo ai giornali tradizionali, per non parlare di quelli sportivi, dove nudi femminili hanno preso il sopravvento sui commenti seri, sui gol e sui fatti. Più di qualche volta, controllando i risultati di una partita di calcio sullo smartphone o un giornale sportivo, appaiono nudi, tette e lato B di prosperose figliole piene di grazie ma che col calcio hanno niente a che fare. Spesso rischiamo di fare la figura dei pervertiti se al nostro fianco, in treno o sull’aereo c’è qualcuno che sbircia e ci coglie nel momento in cui appare una silhouette di Wanda Nari o altre wags.

Insomma, ci danno la TV spazzatura per è ciò che vogliamo, oppure vediamo la TV-spazzatura perché è ciò che passa il convento?

Bisogna uscire dal circolo vizioso dove i media si giustificano con la frase “questo è ciò che il pubblico vuole”, mentre il pubblico si difende dicendo che, permettetemelo, un bel culo è meno scandaloso di certe facce in Parlamento.

Abbandoniamo questi alibi morali per giustificare la necessità di fare soldi nonostante la mancanza di creatività, oppure la necessità di farci qualche risata a buon mercato senza lo sforzo di andare al bar con gli amici e ottenere lo stesso prodotto.

La realtà è diversa.

Prima si comperavano i giornali per leggere i commenti di Antonio Ghirelli, Enzo Biagi, Indro Montanelli, Giorgio Bocca e tanti altri. Personaggi con i quali si poteva essere d’accordo o meno, ma esprimevano pensieri, idee e proposte interessanti e intelligenti sollecitando dibattiti seri. Per non parlare dei cronisti sportivi schizofrenici che ogni volta che urlano bestialità fanno rigirare Nicolò Carosio e Gianni Brera nella tomba.

Ed i programmi televisivi nazionali?

C’erano varietà che avevano più colore in bianco e nero di quello che oggi vediamo sui sofisticati schermi piatti, piegabili a 4 o 5K.

Veri artisti come Gino Bramieri, Walter Chiari, per non parlare del grande Totò, facevano, e fanno, più divertire della maggioranza dei comici odierni che riescono a strappare al pubblico una risata solo pronunciando parolacce. Certo, non siamo più una società ipocrita e bacchettona e una parolaccia in TV non è la fine del mondo. Ma il punto è che essere disinibiti non significa solo avere la capacità di scrivere culo oppure dire parolacce. Mandare in onda un Corona non significa promuovere la disinibizione e partecipare all’isola dei famosi non significa essere famosi. Ma anche noi del pubblico dobbiamo capire che guardare in televisione una persona che non sa invecchiare con grazia e un individuo che confonde il giornalismo con le risse di piazza non è il modo migliore per disinibirci.

Disinibizione, secondo la Treccani, significa “disinvoltura, estroversione, scioltezza, spregiudicatezza”. Giusto, ora siamo tutti più disinvolti, estroversi, colti e spregiudicati per fare qualcosa. Il problema è che manca il “qualcosa”.

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