Pubblicato: mercoledì 20 febbraio, 2019 - Tempo di lettura: 3 min.

Caso Diciotti, il Referendum online un boomerang letale per il M5s

Di Vincenzo Musacchio.

L’esito del voto sul caso Diciotti in corso sulla piattaforma Rousseau era in sostanza scontato. Il voto organizzato dai grillini era asservito a uno scopo ben preciso: togliere le castagne dal fuoco dei dirigenti pentastellati che così possono lavarsi le mani pilatescamente e far assumere la responsabilità di quanto accaduto ai loro iscritti. Ma in base al nuovo statuto, il voto online non è più vincolante, nel senso che i parlamentari sono chiamati soltanto a tenerne conto senza l’obbligo di rispettarlo. Come andrà a finire è fin troppo facile da prevedere, considerando che i parlamentari potrebbero trovarsi davanti alla scelta se far cadere di fatto il governo con Matteo Salvini o salvarlo e quindi salvare le proprie poltrone. Perché fino a oggi i referendum online si sono sempre conclusi con una vittoria schiacciante per le tesi del Movimento. Meno di diecimila voti di scarto tra sì e no. Un 60% contro un 40%. Siamo politicamente di fronte ad una spaccatura evidente nella base del Movimento. Io non ho votato ma credo che questo referendum potrebbe rappresentare, se non lo è già stato in queste primissime ore successive alla comunicazione dei risultati, un autentico boomerang letale. Di fatto, si è barattato il proprio “dna” per una poltrona in Parlamento. Un malcontento che, a questo punto, darà ancora più forza al fronte critico per un “contratto di Governo” che, in realtà, si sta dimostrando una rampa di lancio per Salvini e sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni e le false promesse dei vertici pentastellati. Sono stato tra i più votati nella piattaforma Rousseau alle elezioni regionali del Molise ma né allora né oggi mi fido delle votazioni online senza controllo indipendente. La base e le radici sono cambiate per opportunismo politico, sono cambiati anche i valori, le priorità e anche il modo di porsi di tutta la squadra di Governo. Se dovessi esprimere il mio giudizio, ritengo che non vi fosse bisogno di fare il referendum, perché chi è eletto dal popolo deve valutare le situazioni e prendersi le responsabilità delle conseguenze deve poi avere la forza di sostenere delle posizioni politiche. Ma per fare questo occorre essere politici “di razza”. Il voto online è utilizzato solo quando c’è un tema scomodo. In modo da dire “lo dice la base e la base è sacra”. Il punto allora è: “o chiedi sempre o ti prendi la responsabilità delle tue azioni”. Da questa scelta di certo esce sconfitto Di Maio e i parlamentari dei Cinque Stelle. Salvini invece continua a vincere e furbescamente smorza i toni. Il M5S rinnega se stesso e non attraversa un buon momento che stando ai fatti può solo peggiorare. Stanno perdendo la base che crede ancora alle radici del Movimento, nessuno si vuole più candidare e nel tempo sono convinto continueranno a perdere consensi. Con la finta consultazione su Salvini, i capi grillini hanno venduto l’anima del Movimento per quattro poltrone. La fine del Movimento è cominciata. Concordo con la lucidissima analisi dell’ex senatore del M5S Gregorio De Falco che ha dichiarato:“Si tratta di una vittoria morale e politica di quel 40% del Movimento che non si fa strumentalizzare dalla potenza della macchina della propaganda”. “Il M5S ha perso l’anima. Salvano il loro amico Salvini dal processo, rinunciando a uno dei loro principi fondamentali. Uno vale uno non funziona per il loro alleati di governo”. Il declino di quella che era una grande speranza per molti è cominciato.

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