Pubblicato: domenica 17 febbraio, 2019 - Tempo di lettura: 2 min.

Autonomia differenziata, sindacati scuola fanno argine: uniti per dire no

Il titolo con cui Libero ha aperto domenica il giornale più vicino alle posizioni oltranziste della Lega è la sintesi di quello che in più larga scala potrebbe accadere nelle prossime settimane.

I comuni che falliscono sono quelli del sud,perché lì si annidano corruzione e malaffare, oltre che la malapolitica. Mentre tutto il nord è bravo e bello. Un rigurgito separatista che, come hanno già fatto notare i governatori di Puglia e Campania,mette a serio rischio la tenuta dello Stato.

Le reazioni si sono già viste e se ne registrano ogni giorno. Da quella della parlamentare Giuseppina Occhionero, secondo la quale diventa inspiegabile il successo elettorale della Lega nel meridione, a quella dell’ex Governatore Iorio, che ha annunciato una mozione in consiglio regionale per chiedere il rispetto del principio della perequazione tra le regioni.

Il capogruppo di Forza Italia, Nico Romagnuolo, in un ordine del giorno, chiede il coinvolgimento di tutte le regioni del centro sud per chiedere una moratoria immediata delle procedure che conducono al cosiddetto regionalismo differenziato.

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Sul tema intervengono anche i sindacati, Un grido dall’allarme all’unisono quello delle sigle della scuola di Cgil, Cisl, Uil, Rua, Gilda, Snals, Confsal e Cobas, in pratica tutte, per le quali si profila uno scenario di un’Italia divisa anche sul piano dell’istruzione. Bisogna unirsi, dicono i sindacati, per contrastare la regionalizzazione dell’istruzione in difesa del principio dell’uguaglianza e dell’unità della Repubblica.

Un principio che non sta evidentemente a chi getta benzina sul fuoco e alimenta un clima di tensione fra nord e sud. Lo stesso ministro dell’istruzione Bossetti si è infilato in un vicolo cieco quando ha sostenuto che gli insegnanti del sud devono impegnarsi di più. Ma le scuole del nord, fanno notare i sindacati scuola, sono piene zeppe di professoresse, professori, maestre e maestri che tra mille difficoltà e sacrifici abbandonano le loro zone d’origine per andare a lavorare. Al tempo stesso, in molte scuole di frontiera del sud, gli insegnanti non solo svolgono il loro compito istituzionale, ma diventano anche un punto di riferimento sociale.

Intanto il fronte contro la richiesta di autonomia di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna aumenta e il governo Lega e Cinque stelle si trova con un nuovo argomento caldo che divide. Sono in molti a domandarsi come voteranno i deputati meridionali e, soprattutto, come giustificheranno nei loro collegi un eventuale appoggio a questa riforma

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