Pubblicato: mercoledì 13 febbraio, 2019 - Tempo di lettura: 5 min.

Pifferai senza piffero

di Angelo Persichilli

Cosa hanno in comune il Festival di Sanremo e le elezioni regionali in Abruzzo? Molto. La vittoria di Matteo Salvini ha confermato la fine del Quarto Potere, i mass media tradizionali, mentre il risultato del Festival di Sanremo ci ha spiegato perché.

Il risultato delle elezioni in Abruzzo ha premiato chi è stato continuamente attaccato dalla stampa nazionale confermando ciò che si sapeva da tempo: le opinioni dei giornalisti non hanno alcuna influenza sull’elettorato. D’altra parte, il risultato di Sanremo ha messo a nudo l’arroganza della stampa nazionale che invece di riportare le notizie, ha deciso di crearle e di sostituirsi al volere del popolo.

Quello che i giornalisti non hanno capito è che i loro ex ‘clienti’ non hanno più bisogno della loro mercanzia per farsi una opinione per scegliere un governo o una canzone. Ora vi sono i media locali e la nuova tecnologia che, nonostante tutti i potenziali problemi che possono creare (ma di questo se ne può parlare), hanno reso obsoleto il medium tradizionale nazionale (TV-radio e giornali) e lasciato i giornalisti pifferai senza piffero.

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Nel passato il mezzo di comunicazione era controllato dal giornalista (o il suo editore) mentre il lettore, o radioascoltatore e telespettatore aveva un rapporto passivo col mezzo di comunicazione. Il cittadino guardava o ascoltava, ma non c’era interazione. Il medium era nelle mani di pochi e usato a loro piacimento per scegliere, e manipolare, le notizie da diffondere alla massa. Era il villaggio globale descritto da Marshall McLuhan.

Ora le cose sono cambiate. Come mi disse tempo fa in una intervista Derrick de Kerckhove, all’epoca direttore del McLuhan ‘Program in Culture & Technology’ presso l’Università di Toronto, “la piramide si è capovolta”. Cosa voleva dirmi? Che ora, con la nuova tecnologia, le notizie non vengono controllate dai pochi in grado di mettere un satellite in orbita e inondare da quel puntino nello spazio tutti noi di informazioni più o meno vere. I gestori di questo potere erano le network americane (NBC-CBS-ABC e, poi, CNN) o, a livello nazionale, la RAI (e poi Mediaset).

Ora, tramite l’internet, ogni individuo abitante in un paesino dell’Abruzzo o dell’Alaska, con una presa di corrente e un computer a disposizione, diventa parte attiva di un “network” incontrollato e, per ora, incontrollabile. Quello che è accaduto a Sanremo quest’anno è sempre accaduto; sono cambiate le ragioni della manipolazione, ma la manipolazione c’è sempre stata. Ciò che è cambiato è l’avvento della nuova tecnologia che ha messo a nudo le manipolazioni capovolgendo la piramide.

Qualcuno dirà che proprio questo nuovo ‘network’ ha portato Donald Trump alla Casa Bianca e Matteo Salvini alla vittoria in Abruzzo. Non sono d’accordo. Tanto per cominciare coloro che c’erano prima di Trump o Salvini non erano poi migliori di loro. Inoltre, la vittoria di Salvini e Trump (positive o negative che sia, non è questo il punto) è figlia dell’arroganza di chi non vuole ascoltare e rispettare le opinioni della massa, le preoccupazioni del cittadino, del lavoratore e del disoccupato.

La colpa è di chi, incapace di gestire la disoccupazione, ha fatto del precariato uno stato sociale permanente, la colpa è di chi non ha sradicato la corruzione ma l’ha invece assecondata, la colpa è di chi zittisce chiunque osi fare qualche critica definendolo fascista e mettendo la museruola alla democrazia, la colpa è di chi ignora un problema, come quello del flusso demografico ormai incontrollato, e definisce razzista chi si azzarda a parlare di immigrazione in crisi, la colpa è di chi non sa più la differenza tra aiuti al debole, al povero e al vero rifugiato, e la lotta contro la delinquenza e i profittatori, la colpa è di chi non sa più la differenza tra diritto sociale e pensioni d’oro, la colpa è di chi ti toglie anche la libertà di scegliere una canzone a Sanremo e ti bolla come antimusulmano.

Quante volte abbiamo guardato nel passato una partita in TV e, il giorno dopo, abbiamo letto commenti che sembravano riferiti a un’altra partita? Quante volte abbiamo guardato Sanremo, ascoltato una canzone che ci sembrava bellissima per poi trovarsi un vincitore fasullo?

Lo vediamo ultimamente, sempre pronti a mettere in prima pagina il primo imbecille che si alza nel Parlamento Europeo facendo dichiarazioni offensive contro i governanti italiani che non fanno parte della loro parrocchia.

Le cose vanno ora in modo diverso. Mentre guardiamo una partita di calcio o il Festival, la nuova tecnologia ha dato una voce alla gente comune, permette di confrontare le nostre idee con quelle degli altri e, come nel caso del Festival di Sanremo o durante le elezioni in Abruzzo, ci fa capire che gli imbecilli non siamo noi.

Ho letto di pressioni dall’alto per influenzare il voto dei giornalisti. Ciò renderebbe ancora più grave la vicenda in quanto la direbbe tutta sulle qualità morali dei giornalisti e l’impegno democratico dei loro padroni.

Comunque, a prescindere da queste presunte pressioni, rimane incontrovertibile un fatto gravissimo e già noto: ciò che scrivono i media “convenzionali” sono spessissimo Fake News.

Non sono un esperto di musica, ma rivendico il diritto di affermare che la canzone di Mahmood vincitrice di Sanremo non mi piace, come non mi piace quella di Ultimo e di Anna Tatangelo. Dobbiamo condannare fermamente e sinceramente tutti quelli che dicono di non votare per Mahmood solo perché è musulmano, ma dobbiamo condannare con la stessa fermezza anche coloro che avrebbero votato per lui solo perché musulmano.

I risultati del Festival di Sanremo e delle regionali in Abruzzo, ci pongono una domanda che esige una risposta: sono disonesti i giornalisti o sono imbecilli gli italiani? Invoco il diritto di non rispondere in quanto, essendo giornalista col passaporto italiano, mi darei comunque la zappa sui piedi.

Ma io la risposta la conosco.

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