Pubblicato: domenica 03 febbraio, 2019 - Tempo di lettura: 2 min.

Centri per l’impiego, precari risarciti ma il caso finisce alla Corte dei Conti. L’ombra del voto di scambio

DI GIOVANNI MINICOZZI

Un presunto danno erariale a carico di alcuni amministratori regionali e provinciali di Campobasso di oltre centocinquantamila euro più interessi e rivalutazione monetaria. La storia si riferisce agli ex precari dei centri per l’impiego di Campobasso e Termoli, in tutto ventisei lavoratori, i quali hanno vinto la causa presso il Tribunale civile di Campobasso dove il Giudice del lavoro ha sentenziato un risarcimento pari a tre mensilità, in alcuni casi quantificato in cinquemila euro cadauno più interessi e rivalutazione. L’ammontare complessivo del risarcimento è, dunque, pari a centotrentamila euro ai quali vanno aggiunti gli interessi maturati e l’indice di rivalutazione per il periodo di riferimento.

I fatti risalgono agli anni 2015 e 2016 quando, di fatto, la competenza dei centri per l’impiego passò dalle Province alla Regione e l’allora Presidente, Paolo Frattura, scelse il consigliere regionale Salvatore Micone per coordinare tale attività. I ventisei precari tentarono invano di ottenere la stabilizzazione e lo stesso Micone avrebbe provato a imporre a un funzionario della Provincia una serie di proroghe alla scadenza dei contratti a termine ma il dirigente si rifiutò di accettare in quanto la legge in vigore non consentiva proroghe oltre i trentasei mesi. A marzo 2016 i precari divennero disoccupati e iniziarono la vertenza legale, patrocinata dallo studio Iacovino e dall’avvocato Domenico De Angelis, con la quale chiedevano la continuità lavorativa e, in subordine, il risarcimento. Il giudice del lavoro ha rigettato la richiesta di assunzione a tempo indeterminato ma ha riconosciuto il diritto dei lavoratori a essere risarciti per reiterazione dei contratti a tempo determinato oltre i trentasei mesi dando, di fatto, ragione anche al dirigente del centro per l’impiego sulla impossibilità di concedere ulteriori proroghe. La vicenda è oggetto anche di un’azione penale riferita a una ex precaria trasferita in regime di comando dal centro per l’impiego all’ufficio del consigliere delegato Salvatore Micone. Un’altra ex precaria del centro per l’impiego è stata nominata portavoce supplente del Presidente del Consiglio, Salvatore Micone, dalla sua elezione a palazzo d’Aimmo e il relativo contratto di consulenza è stato già prorogato per 12 mesi. Secondo fonti attendibili per il presunto danno erariale, causato dalla superficialità di alcuni amministratori, la Questura di Campobasso avrebbe già inoltrato un fascicolo alla Procura della Corte dei Conti. Ora spetta ai magistrati contabili individuare i responsabili del danno arrecato alle casse pubbliche e ripristinare la legalità amministrativa. A nostro giudizio si dovrebbe anche indagare sul motivo per il quale alla scadenza dei 36 mesi si è tentato di dare ulteriori proroghe ai precari considerata l’impossibilità di una loro stabilizzazione. L’ipotesi più probabile riporta ancora una volta al presunto reato di voto di scambio per le ultime elezioni regionali. Sarebbe il caso, dunque, che su tale vicenda, oltre alla Corte dei conti, indagasse anche la Magistratura penale.

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