Pubblicato: venerdì 18 gennaio, 2019 - Tempo di lettura: 3 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese SPECIALE ABRUZZO – Elezioni regionali, tutti rivendicano la medaglia del cambiamento

Una competizione singolare questa delle regionali d’Abruzzo, a partire dalla carta di identità delle coalizioni.

Tanto il centrodestra, con a capo Marco Marsilio in quota Fratelli d’Italia, quanto il centrosinistra, guidato da Giovanni Legnini, si presentano all’elettorato evocando la filosofia della svolta, del cambiamento e della rivoluzione, insomma annunciando le proprie proposte come il nuovo che avanza.

Mentre partita a sé, come è ovvio, giocano Casapound, che corre da sola con Stefano Flajani, e il Movimento 5 Stelle, che candida alla presidenza Sara Marcozzi, con la sua lista unica e il suo programma ben definito e ampiamente pubblicato.

A prima vista, tra i due schieramenti tradizionali, la medaglia del cambiamento dovrebbe essere conferita d’ufficio a Marco Marsilio, che in teoria rappresenta l’alternativa politica e programmatica più naturale agli ultimi cinque anni di governo del centrosinistra, guidato da Luciano D’Alfonso.

Ma a voler approfondire la questione, ci si trova di fronte a uno schieramento civico di vaste proporzioni che sostiene proprio il candidato di centrosinistra, Giovanni Legnini, nel tentativo, per molti versi riuscito, di eclissare e confondere volti ed errori del passato (sostanzialmente il partito democratico) con il ricorso alla miriade di uomini e progetti inediti che popolano le sue liste.

Lo stesso Legnini, del resto, in diverse interviste − apparse sui quotidiani e sulle tv in questi giorni − ha tenuto a precisare come il suo progetto politico superi i recinti del centrosinistra e presenti caratteri del tutto nuovi, un’alleanza tra progressisti, cattolici, liberali, movimenti, associazioni e cittadini alcuni dei quali provenienti perfino da esperienze di centrodestra.

Insomma otto liste con pari dignità di cui Legnini − forte di un’indiscussa statura politica − garantirebbe la guida e la coesione.

Dall’altra parte, a sostegno del candidato Marco Marsilio, compaiono 5 liste: Forza Italia, Fratelli d’Italia, la Lega, con la sua ormai collaudata macchina dei voti – un’abilità a fabbricare consensi che Matteo Salvini garantisce con una sorta di campagna elettorale permanente, – cui si aggiungono la civica di Gianluca Zelli, Azione Politica, e la lista formata dalla Dc di Rotondi, l’Idea di Gaetano Quagliariello e l’Udc di Cesa.

E in una regione storicamente moderata i voti centristi potrebbero fare la differenza, nonostante il candidato alla presidenza Marco Marsilio, insieme agli alleati, abbia incautamente espresso la volontà di fare a meno proprio di quei voti – con una dichiarazione sopraggiunta, oltretutto, a tempo scaduto.

Motivo del contrasto la presenza nelle file Udc-Dc di candidati non condivisi, riciclati e transfughi del governo d’Alfonso.

Eppure di riciclati e di transfughi se ne contano a decine da entrambe le parti, fatto sta che Marsilio si trova tra le mani questa gatta da pelare.

Ad ogni modo l’insidia, tutta da capire in questi giorni, è quella di presentare all’elettorato Giovanni Legnini attorniato da liste nuove e moderate e Marco Marsilio da liste e partiti di destra tradizionali, inclusa, ovviamente, la Lega, senza un reale guizzo di novità.

In questo caso le sorti penderebbero dalla parte del governo uscente e – a meno di una vittoria della pentastellata Sara Marcozzi, che peraltro si è garantita un paracadute figurando capolista a Chieti, così da essere eletta comunque al consiglio regionale anche in caso di sconfitta – l’eventuale affermazione di Legnini rappresenterebbe una pesante battuta d’arresto per il governo gialloverde, alla prima tappa della lunga serie di appuntamenti elettorali che si concluderanno con le attesissime Europee del 26 maggio.

 

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