Pubblicato: giovedì 26 luglio, 2018 - Tempo di lettura: 3 min.

Campobasso – All’ex Gil ‘Over style’, la mostra di Michelangelo Janigro


di PAOLO DI LELLA

Domenica 29 luglio si chiuderà “Over style” una mostra di Michelangelo Janigro con 300 opere esposte a Campobasso alla sala dell’ex Gil di via Milano.
Per impalcatura progettuale e per spessore narrativo, l’esposizione si presenta come quella meglio organizzata fra quelle proposte fino ad oggi dalla Fondazione Molise Cultura.
La mostra è antologica ed espone “opere pesanti”, come Janigro chiama lavori realizzati su supporti differenti, ma comunque assimilabili a quelli ad olio o in acrilico.
Percorre tutti gli itinerari che l’artista ha sperimentato nell’ambito della pittura istintiva e di quella progettuale, ma anche di quella astratta e figurativa.
Si parte con opere degli anni Settanta, con ritratti e paesaggi realizzati con tecniche innovative per il gusto del Molise di quegli anni, influenzate da Picasso e dal Cubismo, introdotte da “l’orinatore”, quadro del 1966, realizzato da Janigro appena quindicenne, che segna il suo passaggio dall’infanzia a un’adolescenza inquieta e creativa.
Del 1974 è “paesaggio interno”, dedicato a Pollock, che raffigura l’orgasmo femminile rapresentato dall’interno e realizzato con una tecnica ispirata all’action painting.
Nel 1979, frutto di un sodalizio intenso con il musicista campobassano Roberto Barone, Janigro elaborò la poetica dell’”Adoretica”, una linea di sperimentazione che lo portò a ricercare nella pittura l’ordine e la relazione codificata che lega le note nella musica.
D’altronde egli è sempre stato attratto da Scriabin che già alla fine dell’Ottocento parlava di sinestesia, d’inflenza e di reciprocità fra le diverse discipline dell’arte.
Negli anni 90 la ricerca di Janigro produsse un nutrito e suggestivo ciclo di “famigliole” con padre, madre e prole, che contrappuntano le mode e le inflenze culturali degli anni Novanta.
Il rapporto con la musica è un elemento costitutivo dell’arte di Janigro: lo si percepisce distintamente nel ciclo degli “inviluppi”, con sospiri e frammenti sonori il cui obiettivo è dare espressione pittorica, ma anche cromatica al suono.
Un ulteriore e suggestivo passaggio sono le “cronarmonie”, fondate sul tentativo di attribuire un colore preciso ad una nota, per poi addirittura dipingere brani di grandi musicisti; in “Over style” ci sono quadri dedicati a Schoenberg o a Debussy.
L’ultima sezione è occupata dalle banconote, opere di piccole dimensioni (quelle di una banconota) realizzate ad acquerello fra il ‘95 e il ‘97, che consentivano all’artista di utilizzare la cornice della banconota per la sperimentazione di forme e stili, uno contrasppunto dell’altro.
12 di queste banconote nel 2017 sono diventate opere di grandi dimensioni e chiudono una mostra che è davvero un evento per la nostra soporifera condizione culturale.
Alla mostra è annesso un video realizzato da Corradino Janigro, figlio dell’artista, dal titolo “A Janigro lasciatelo stare”, desunto da quello che usava dire il suo professore di disegno delle scuole medie, il campobassano Corrado Carano.
Mentre tutti gli altri allievi erano costretti a seguire le prescrizioni del professore durante l’ora di disegno, per quello che riguardava l’autore di “Over style” usava dire per l’appunto “ a Janigro lasciatelo stare”, in maniera che potesse esprimere la sua creatività senza condizionamenti.

 

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