Pubblicato: giovedì 30 Novembre, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Depuratore Termoli: per la Procura “tempi troppo lunghi e mancati lavori per evitare inquinamento”

Quella del depuratore del porto di Termoli è una patata bollente che è passata di mano tra le ultime due Amministrazioni Comunali che si sono trovate a gestire un impianto ormai al collasso e vecchio di 40 anni, non più in grado di smaltire le acque nere della città. Una bomba a orologeria su cui la Procura di Larino indagava dal 2015, da quando cioè sono iniziati gli sversamenti in mare dei reflui non depurati attraverso le condotte sottomarine. Fenomeni che sono state più volte segnalati anche con video da semplici cittadini e dal movimento 5 Stelle, che ora chiede: “Chi ha sbagliato deve pagare”. Una storia spinosa quella del depuratore del porto e che nell’estate del 2016 è scoppiata in tutta la sua gravità con divieti di balneazione, cattivo odore in tutto il borgo e pure la scoperta di una conduttura rotta da cui si perdevano liquami. Nelle ultime settimane una nuova rottura con nuovi sversamenti in mare, come si può vedere dal video inviato da un cittadino a Telemolise: l’acqua a ridosso degli scogli marrone e pochi metri più lontano proprio il punto in cui sbuffano i reflui non depurati. La Procura di Larino, a questo punto, ha messo un punto e dopo aver acquisito tutte le informative della Capitaneria e dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico ha disposto il sequestro delle condutture, lasciandone la facoltà di utilizzo e intimando la riparazione entro 120 giorni. L’indagine che era stata aperta da Ludovico Vaccaro è stata ereditata dal nuovo procuratore Antonio La Rana. Sette gli indagati, tra cui l’attuale sindaco Angelo Sbrocca e il vecchio sindaco Antonio Di Brino. Due dirigenti comunali che si sono avvicendati negli anni. Per la Crea, la società che gestisce il depuratore, sono indagati il responsabile tecnico di Termoli Paolo Santini e il legale rappresentante della società. Infine un funzionario dell’Arpa a cui vengono contestate le modalità con cui sono stati effettuati i prelievi. Insomma tre gli enti coinvolti con varie responsabilità che vanno dall’omissione in atti d’ufficio all’inquinamento ambientale del mare. Quello che la Procura contesta sono i tempi eccessivamente lunghi per trovare soluzioni, la mancata realizzazione di opere o lavori che avrebbero potuto evitare gli sversamenti in mare. Insomma una storia che va avanti da troppo tempo e che in passato ha creato anche un danno all’immagine turistica di Termoli. Il sindaco Angelo Sbrocca dal canto suo dice di aver fiducia nella magistratura, ma allo stesso tempo di essere estraneo alle accuse e di aver fatto tutto quello che era nei poteri dell’Amministrazione.

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