Pubblicato: giovedì 09 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Scritti Vaganti, io sto con Marco Cappato

Michele Mignogna

In un’epoca in cui protestare, contestare il sistema, andare in qualche modo contro le regole, ti fa diventare un pazzo da rinchiudere, un folle da curare, Marco Cappato, esponente dei Radicali sta portando avanti, quasi in solitaria, una battaglia per l’affermazione dei diritti civili in una Nazione che di civile ha solo il servizio nazionale, e non è nemmeno sicuro. Una battaglia rivoluzionaria quella di Marco, per affermare un sacro santo diritto alla scelta della propria esistenza e della propria fine. Finito sotto processo per aver accompagnato il famoso dj Fabo in Svizzera per mettere fine alla sua esistenza da vegetale (cosi si definiva lui stesso) Marco Cappato è pronto a rischiare la galera affinchè i tanti “dj Fabo” in giro per l’Italia possano, finalmente, ottenere il rispetto fondamentale del proprio diritto di morire, serenamente assistiti, in strutture sanitarie riconosciute. La battaglia di Marco Cappato e dell’associazione Coscioni, della quale è tesoriere, dovrebbe essere una battaglia di tutti coloro i quali credono di vivere in uno Stato civile e democratico. Io sto con Marco Cappato soprattutto perché oggi il dissenso non è tollerato, chi dissente deve fare i conti con le minacce dei politici, della chiesa, dei moralisti da strapazzo, dei salottisti televisivi, chi dissente oggi viene deriso additato come uno che vuole solo rompere i coglioni e basta. Confondendo troppo spesso i leoni da tastiera dei social con chi, come Marco Cappato e tanti altri, difendono i diritti civili di tutti e dei quali non dovremmo nemmeno parlarne.

Decidere in piena libertà e autonomia, di porre fine alla propria vita, nel caso in cui questa ci metta davanti a situazioni drammatiche, in cui non siamo nemmeno più capaci di alzarci da un letto dovrebbe essere un diritto riconosciuto da tutti, in una laicità generale che separa la coscienza cattolica e religiosa dalle reali condizioni fisiche di una persona, per questo e non solo per questo, io sto con Marco Cappato.

3 Commenti
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  1. Signor Mignogna, il concetto di LIBERTÀ non significa fare quello che pare, ma utilizzare bene i doni che ci sono stati dati. Troverà un’accezione simile sul Devoto Oli e, dato che quindi l’italiano non è un’opinione, che si abbandoni questo relativismo creato a proprio uso e consumo e si comprenda che, per quanto deformata dalla malattia, la vita NON ci appartiene.

  2. Emanuela ha detto:

    A mio avviso anche i rappresentanti al parlamento dovrebbero ascoltare di più alle istanze di quella base che li ha eletti,anche se possono essere contrari al loro sentire personale dal momento che l’esistenza di una legge non obbliga nessuno a servirsene ma da a chi lo desidera o chi ne ha bisogno à poterla utilizzare senza incappare nei rigori di una legge liberticida, bisognerebbe avere più rispetto del dolore e della impossibilità di continuare a vivere una vita tanto drammatica

  3. Demetrio Colacci ha detto:

    Io invece sto con l’intelligenza umana, che mi porta dinanzi ad un fatto inconfutabile: la vita umana non è qualcosa che si acquista, si vende o si negozia. Proprietà e vita sono due termini che appartengono a mondi distinti. Io non decido di staccare la spina della mia macchina o di quella altrui semplicemente perché la condizione esistenziale si è ridotta ad uno stato larvale. Basta con questa cultura dello scarto!

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