Pubblicato: giovedì 18 maggio, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Scritti Vaganti, Non esistono più le “classi sociali” di una volta

di Michele Mignogna

La fotografia scattata dall’ISTAT sulle classi sociali in Italia è spietata, non esistono più le classi sociali del novecento, si sempre lo scorso millennio, sparisce la borghesia e soprattutto sparisce la classe operaia, gioia e dolori della politica italiana. Da una parte i partiti della sinistra estrema che difendeva gli operai ma che poi ne faceva un suo tornaconto personale e di partito che dir si voglia, e chi ha da sempre considerato, ma in effetti lo era, la classe operaia subalterna alle classi padronali la borghesia, cosi dicevano i comunisti duri e puri di una volta, quelli che poi frequentavano i salotti che contavano e dove, sicuramente gli operai dalle mani callose e dalla fronte bruciata dal sole non avevano accesso. Come non potevano, e non possono, permettersi il maglione di cachemire.

Il problema sostanzialmente è che hanno cambiato solo i nomi, oggi gli operari sono chiamati più simpaticamente “collaboratori”, e la borghesia, o meglio i borghesi oggi sono gli imprenditori, grandi o piccoli che siano, spesso sono i lavoratori autonomi, che dichiarano meno di un manovale molisano, quella classe intermedia insomma che non è aristocratica ma nemmeno operaia, in buona sostanza non è cambiato nulla, per loro.

Ora, se gli operai non esistono più, come cacchio dobbiamo chiamare quelli che ristrutturano le case, rifanno le strade, imbiancano le pareti? Bisogna cercare altri nomi, altrimenti il retaggio novecentesco non ce lo scrolleremo mai di dosso, perché di fatto, quello che si sta cercando di fare è proprio questo, far scomparire due classi sociali che hanno troppi rimandi a una storia fatta di conquiste innanzitutto, ma di contrapposizioni politiche feroci che hanno appunto caratterizzato il novecento.

Quindi bisogna rassegnarsi, ormai frasi come “compagni avanti il gran partito noi siamo dei lavoratori” oppure “la lotta è dura e non ci fa paura”, vanno consegnate tout court alla storia. Oggi non va più di moda protestare e portate la bandiera rossa, simbolo della classe operaia per decenni, in piazza, è anacronistico, dicono i borghesi che sono rimasti tali, cioè tutti.

Ma il problema maggiore in tutto questo sapete qual è? Che bisognerà spiegare agli anziani che seguono i lavori in giro per le nostre città che quelli non sono operai, sono collaboratori dell’imprenditore che paga loro uno stipendio inferiore perché la classe operaia non esiste più, e con lei sono volate giù nel cesso tutte le rivendicazioni sindacali del secolo scorso.

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