Pubblicato: giovedì 14 gennaio, 2016 - Tempo di lettura: 2 min.

“Non aprire che all’oscuro”, inaugurata all’ex Gil di Campobasso la mostra fotografica curata da Flavio Brunetti

GIL2Foto che raccontano il passato. Volti di uomini, donne, bambini di 100 anni fa. Nessun sorriso di fronte alla macchina fotografica. Quella macchina che doveva apparire così strana all’epoca, capace di dare immortalità a un attimo, una situazione, di raccontare ai posteri un evento, un pezzo di storia personale ma anche collettiva. Foto esposte alla Ex Gil di Campobasso, per la mostra «Non aprire che all’oscuro», curata da Flavio Brunetti. Scatti che parlano del Molise, del Meridione, di emigrazione, di volti segnati dalla vita, dalla fatica, anche dalla miseria.
Il poliedrico ingegnere campobassano, fine artista e intellettuale, ha realizzato un catalogo che è un suo racconto, nel quale spiega come è venuto in possesso di un migliaio di lastre fotografiche dei primi del 900. L’acquisto casuale da due robivecchi di fronte allo studio, la scoperta che quelle foto da sviluppare, finite in Puglia, erano state scattate a Casacalenda, da Luigi Mastrosanti e il destino ha voluto che arrivassero a Brunetti. A lui è toccato dare luce, vita a volti, a chi non c’è più, a quelle lastre. Nel catalogo, Flavio Brunetti ha creato una sorta di Antologia di Spoon River molisana, dando corpo e storia agli sposini agghindati per la festa ma con le scarpe schizzate di fango, allo sposo dai capelli a cespuglio, a quei giovani pronti a partire per il fronte, a chi invece stava per emigrare, ai contadini; a ritratti di famiglie, donne con i mariti lontani o che si mostravano ai promessi; al matrimonio per la strada polverosa, con le galline e un falegname con la bara sulle spalle, il contrasto della vita e della morte. La tenerezza, poi, di quello scatto che ritrae la mamma di Brunetti, di Casacalenda e che abitava vicino al fotografo, ha scoperto, con un tuffo al cuore, l’ingegnere, sviluppando le lastre.
Foto tenere, ma anche amare, dolorose, come quelle dei volti dei morti, del giovane nella bara, dei bambini, della la donna con in braccio il corpicino senza vita della figlia, come una pietà.
La mostra di Brunetti, sotto l’egida della Fondazione Molise Cultura, resterà aperta fino al 28 febbraio e ci saranno anche eventi collaterali, incontri. Allestito pure uno spazio con la riproposizione di una stanza da posa di un fotografo di un secolo fa. Una mostra interessante, da visitare.

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