Pubblicato: lunedì 17 agosto, 2015 - Tempo di lettura: 3 min.

Il Molise dei mostri. Storia di San Vincenzo al Volturno, l’abbazia col traliccio nell’occhio

traliccio 4di PASQUALE DI BELLO

Giace immoto allo stesso punto da oltre settant’anni. Si tratta di un traliccio dell’alta tensione che deturpa l’impareggiabile bellezza del sito archeologico di San Vincenzo al Volturno. I resti dell’antica abbazia benedettina, edificata nel 731, sono abbandonati al loro destino da un susseguirsi di classi politiche indifferenti alla Cultura e alla cura del territorio.

Formalmente, sulla carta, l’assessore alla cultura e al turismo è lui: il presidente, Paolo di Laura Frattura. Poi, passando dalla carta al cartone, questa Regione che ha deciso di non farsi mancare proprio nulla, accanto al titolare ha piazzato due caporali di complemento, confezionando per le figure di Domenico Ioffredi, detto “Nico”, e Domenico Di Nunzio, detto “Nessuno”, i ruoli rispettivamente di consigliere delegato alla Cultura e al Turismo. Materie rigorosamente scritte in maiuscolo, data l’importanza che potrebbero rivestire per lo sviluppo del Molise. Bene, chi volesse farsi un’idea provvisoria ma fedele dello stato miserrimo nel quale entrambe versano, faccia una gita nel comune di Castel San Vincenzo e si rechi in visita al sito dove un tempo sorgeva l’antica abbazia di San Vincenzo al Volturno.

traliccio 2Percorrendo la strada che immette alle antiche vestigia e alla nuova chiesa, ad un certo punto, in fondo alla viuzza, ci si troverà dinanzi ad un ingombro, un traliccio dell’alta tensione risalente alla seconda guerra mondiale. Un ammasso di ferri elettrosaldati che da settant’anni fa bella mostra di sé, stazionando proprio dinanzi alla catena di archi che precedono i resti dell’antica abbazia e la nuova costruzione. traliccio 3Un monumento alla stupidità umana che nessuno, in settant’anni, è riuscito a far sparire restituendo il sito alla sua straordinaria e impareggiabile bellezza. Una vista mozzafiato che, se non fosse per quel siluro ad alta tensione, potrebbe essere goduta e apprezzata tanto da gitanti con gassosa e frittata al seguito quanto da raffinatissimi uomini di cultura. Insomma, un patrimonio per Turismo e Cultura il cui deturpamento pare sia sfuggito tanto al titolare Frattura quanto ai caporali di complemento Ioffredi e Di Nunzio. Come a loro, va detto per dovere di cronaca, per decenni la questione è sfuggita a molti. Fu solo nel 1994 quando per iniziativa di quel diavolaccio venafrano di Franco Valente, architetto, fine studioso e fustigatore delle classi politiche, il potere democristiano allora regnante decise si stanziare ottanta milioni di vecchie lire per rimuovere quel traliccio nell’occhio. L’allora presidente Giovanni Di Giandomenico e l’assessore Gino Di Bartolomeo si mossero immediatamente. A bloccare tutto fu la Soprintendenza ai beni archeologici che chiese scavi preliminari (e costosi) volti al rinvenimento di eventuali altri resti. Insomma, la solita storia di una burocrazia perniciosa e perennemente tifosa dell’iceberg, mai disposta a lanciare una ciambella di salvataggio all’orchestrina che suona mentre il Titanic affonda.

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E’ finita che sono trascorsi stagioni, mesi ed anni e da allora molte classi politiche sono cambiate. Una cosa sola è rimasta la stessa, l’ottusità robusta di chi continua a mantenere quella mostruosità in vita. Oggi noi siamo un popolo fortunato però, perché oltre ad un presidente/assessore abbiamo anche due consiglieri delegati alla Cultura e al Turismo e siamo quindi nelle mani di un super drappello di addetti ai lavori ai quali sentiamo di rivolgere una sommessa richiesta, quella di poterci recare con loro in gita a Castel San Vincenzo e visitare insieme il sito dove giacciono i resti dell’antica abbazia benedettina di San Vincenzo al Volurno. Da quando la costruirono, nel 731, sono passati quasi mille e trecento anni e noi non vorremmo che ne passassero altrettanti prima di far saltare per aria quel siluro elettrosaldato. Frattura, Ioffredi e Di Nunzio non hanno colpe dirette ma viste le condizioni del centrodestra molisano, il rischio che governino per altri tredici secoli è più che una probabilità. Per questo vorremmo fare questa gita con loro. Alla gassosa e alla frittata provvederemo noi, loro nel frattempo trovino tempo e quattrini, e soprattutto la volontà, di spazzare via una schifezza che oscura l’abbazia e l’intelligenza umana. Non hanno colpe dirette ma da oggi, qualora rimanessero immoti come il traliccio, le avrebbero tutte.

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