Pubblicato: giovedì 30 aprile, 2015 - Tempo di lettura: 4 min.

Carrese 2015, vince il popolo. Da San Martino in Pensilis una lezione di civiltà

di PASQUALE DI BELLO

Migliaia di persone hanno ripercorso pacificamente il tracciato della Carrese. Tra canti, preghiere, fede e orgoglio, si è consumata una giornata che resterà nella Storia. Quello che doveva essere un momento di tristezza si è trasformato in un canto di gioia. Nella certezza che la Carrese tornerà.

Nove chilometri di fede, di canti, di preghiere, di tradizione, di folclore e identità. In sintesi, nove chilometri di civiltà. Quella del popolo di San Martino in Pensilis, che ha saputo reagire con fierezza e coraggio all’attacco sferrato alla propria tradizione, la Carrese, dalla lobby mondialista dell’animalismo. Un partito, quello del fanatismo animalista, dotato di soldi, casse di risonanza mediatiche, presenza nelle istituzioni e  nei poteri costituiti, rappresentanze politiche nei parlamenti di mezzo mondo, quelli che producono leggi e norme ad hoc, confezionate su misura compiacere un modo distorto di intendere il rapporto tra uomo e Creato. Un potere fine a se stesso che nulla ha a che fare con l’amore per gli animali, che è ben altra cosa.

Bene, a questo attacco che grazie ad una normativa strampalata (l’ordinanza Martini) ha determinato il momentaneo fermo di una tradizione millenaria, il popolo di San Martino in Pensilis ha reagito con una lezione di civiltà lunga esattamente nove chilometri, tanti quanti sono quelli che separano la chiesa di San Pietro apostolo, dove la Carrese si ferma, dal luogo dove essa parte, situato nel territorio di Nuova Cliternia. Quello che il pessimismo delle ultime ore poteva far pensare, ovvero lo scoppio di contestazioni e proteste, si è invece miracolosamente trasformato in una certezza di futuro, in una consapevolezza che un popolo, se unito, può sconfiggere lobby e fanatismi. Ed è questa la sintesi del 30 aprile 2015: la lotta di un popolo contro le lobby. Lotta pacifica, sia detto e sottolineato. Perché questa è stata, una splendida e pacifica manifestazione, in una splendida giornata di primavera e di sole, la marcia di nove chilometri fatta ma migliaia di cittadini, un popolo, per manifestare l’amore per un tradizione che nessuno mai potrà cancellare. Per tutte le contestazioni formulate dalla magistratura, ci saranno le aule dei tribunali a decidere, aule dove validissimi avvocati smonteranno pezzo pezzo le accuse che più passa il tempo e più cominciano a manifestare la loro fragilità. A proposito, per il prossimo 5 maggio alle 15,30 è fissata a Campobasso l’udienza di riesame del provvedimento di sequestro disposto e confermato dai giudici di Larino.

Intorno all’una e mezzo del pomeriggio, come per un miracolo, migliaia di persone si sono assiepate ai piedi della chiesa madre di San Martino in Pensilis, quella dedicata all’apostolo Pietro. Mancavano i legni colorati dei carri, il mantello lucente dei cavalli e il fiato caldo dei buoi ma c’era il cuore del popolo. Un battito solo, un applauso solo, un canto solo ed una sola benedizione, quella impartita dal parroco, don Nicola Mattia, in nome del Signore e del Santo Leone. San Leo, patrono di San Martino in Pensilis. E’ lì che avviene il miracolo, in quel momento, in quella benedizione alla quale si inchinano tutti in un unico abbraccio fraterno. Le tre fazioni, i tre Carri, Giovanotti, Giovani e Giovanissimi, alzano al cielo i propri stendardi e prendono a marciare, seguiti da un popolo intero verso il luogo dove tutto comincia, dove a terra sono segnati col gesso i punti di partenza di ciascun carro. Un viaggio nella campagna e nella primavera, sino al cippo marmoreo che segna a perenne ricordo il luogo di partenza della Carrese. Qui, nel canto corale, si sono sciolte in lacrime i ricordi di giovani e anziani. E’ stato soprattutto nelle lacrime dei vecchi che è apparsa la forza e la grandezza di un popolo che ha deciso di non abbasare la testa, il valore di  una tradizione che è l’essenza stessa, l’anima di una comunità, quella d San Martino in Pensilis, che nessuna norma potrà cancellare. Perché se è vero che si può sequestrare una stalla, un cavallo, un bue, è ancora più vero che nessuno potrà mai sequestrare la storia di un popolo.

E’ stato questo il 30 aprile 2015 a San Martino in Pensilis. La festa pacifica di un popolo orgoglioso e fiero della propria identità.

 

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