Pubblicato: lunedì 07 ottobre, 2013 - Tempo di lettura: 2 min.

Patrick Faigenbaum il celebre Fotografo francese in mostra a Roma

Le famiglie dell’aristocrazia romana ritratte in bianco  e nero sembrano emergere dalle loro stanze buie come da un ritratto di Diego Velàzquez, i limoni abbandonati su un tavolo nero ricordano i quadri di  Paul Cezanne, la ragazzina in camicetta arancione, i capelli raccolti le braccia conserte e l’atteggiamento immobile ha il volto di una donna di Vermeer.

Patrick Faigenbaum, celebre fotografo francese, racconta con le sue fotografie un mondo intimo fatto di volti, nature morte, paesaggi che lui stesso definisce «immaginati, voluti come dei ritratti». I suoi lavori sono in mostra all’Accademia di Francia, a Villa Medici a Roma (dal 4 ottobre al 19 gennaio 2014, www.villamedici.it) ed è sicuramente una delle esposizioni più interessanti di Fotografia, il  Festival internazionale arrivato alla dodicesima edizione.

È la prima personale dedicata in Italia a Faigenbaum, nato  a Parigi nel 1954, che ha  come curatore Jean-Francois Chevrier e il grande artista canadese Jeff Wall, che della fotografia ha fatto il suo strumento principale. «Lavoro sul volume, sulla presenza fisica, restringo lo spazio, ricreo l’intimità. Come se fosse un quadro», racconta seduto sullo scalone di pietra di Villa Medici, dopo aver finito di montare la mostra. Negli anni Ottanta da borsista dell’Accademia inizia il lavoro che gli darà più notorietà: i ritratti delle grandi famiglie nobili di Firenze, Roma, Napoli. «Fu assai difficile allora contattarli, convincerli  a farsi fotografare. Era una società molto privata e che voleva restare tale». I Caracciolo, i Del Drago, i Frescobaldi: ritratti nei loro palazzi, tra grandi quadri, arazzi, boiserie, oggetti preziosi disposti sui tavoli di marmo. Stanze silenziose. Dal buio emergono  gruppi familiari,  composti, lontani, immersi in un tempo passato. Collane di perle  e volti  seri, donne algide e bambine con abiti  a punto smock. «L’idea mi venne a Venezia: volevo incontrare e fotografare chi viveva in quei palazzi meravigliosi, capire come ci si poteva muovere tutta la vita tra oggetti preziosi, mi interessava il rapporto che queste persone avevano con la storia. E molti di loro avevano fatto la storia di questo Paese». I gattopardi, la nobiltà che si lascia ritrarre altera, in saloni semivuoti, in un mondo che appare inevitabilmente in declino. Come scrive Jeff Wall nell’ introduzione al catalogo: «La loro calma alterigia non viene turbata dalle tracce di imborghesimento, né dal declino delle loro fortune»

 

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