Pubblicato: giovedì 15 novembre, 2012 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Alluvione in Basso Molise: in cinque accusati di disastro colposo

24 e 25 gennaio del 2003. Date storiche per Termoli, il nucleo industriale e la valle del Biferno, sommersi da un alluvione che ha provocato un miliardo di euro di danni. Case e aziende allagate, impianti invasi dalla melma e interi allevamenti di animali persi. Solo per un caso fortuito non ci furono vittime umane. Le responsabilità di quel disastro secondo la Procura di Larino non furono solo dell’evento climatico, che per quanto non usuale, non è stato eccezionale. In un primo momento per l’unico indagato, l’ingegner Matteo Pasquale, ex direttore dell’Erim, l’ex procuratore Nicola Magrone aveva chiesto l’archiviazione ritenendo che per la gestione della diga erano state rispettate le procedure.

Ma il giudice Veneziano ordinò due nuove perizie in base alle quali il pm attuale Morena Susi ha invece ritenuto di allargare il campo delle presunte responsabilità anche ad altre quattro persone: l’ex direttore del settore Lavori Pubblici della Regione Molise Vincenzo Di Grezia, il dirigente responsabile degli impianti elettrici della diga del Liscione Salvatore Reale e i due funzionari dell’Autorità di Bacino Giuseppe Santosuosso e Raffaele Moffa. Tutti in concorso nove anni fa non avrebbero messo in pratica accorgimenti e procedure necessari a evitare il “disastro”.

L’ipotesi su cui si poggia il ragionamento della Procura viaggia su due binari: quello secondo cui le paratie della diga, nonostante i protocolli da rispettare, potevano essere aperte anche prima di raggiungere livello di guardia, considerando le abbondanti piogge e il preallarme lanciato dalla Prefettura. E quello secondo cui a incidere nell’effetto distruttivo dell’alluvione è stata anche la mancata messa in sicurezza degli argini del fiume Biferno. Tutti gli indagati sono accusati in concorso di disastro colposo. A Larino l’udienza preliminare è durata pochi minuti ed è stata rinviata al 21 febbraio per un difetto di notifica a una delle parti. Intanto almeno 15 soggetti tra aziende e privati hanno mostrato la volontà a costituirsi parte civile. Il giudice Vezzi deciderà se accogliere le richieste nella prossima udienza.

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