Idee e opinioni – Il Giornale del Molise https://www.ilgiornaledelmolise.it Il quotidiano a portata di mouse Mon, 19 Oct 2020 15:53:35 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 Covid, Tecla Boccardo: il virus corre, la politica regionale è lenta https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/10/19/covid-tecla-boccardo-il-virus-corre-la-politica-regionale-e-lenta/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=covid-tecla-boccardo-il-virus-corre-la-politica-regionale-e-lenta https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/10/19/covid-tecla-boccardo-il-virus-corre-la-politica-regionale-e-lenta/#respond Mon, 19 Oct 2020 15:53:35 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=153957 di TECLA BOCCARDO*

“Sul fronte del virus, anche in Molise la situazione è seria, molto seria. Ma non sembra che, chi dovrebbe prendere in mano la situazione, se ne avveda. Sperando, forse, che tutto prima o poi si sistemi da sé. Sono anni che così si procede da noi, fra irresponsabilità e fatalismo, perché mai questa volta dovrebbe andare diversamente?” Amara denuncia, quella della Boccardo, che torna, come periodicamente fa, sul tema della sanità molisana malata, al collasso praticamente.”In questa seconda ondata, salgono i contagi ovunque e questa volta la corsa del virus non risparmia neppure il Molise. Se questo trend continuerà anche nelle prossime settimane, la fase di ‘contenimento’ dell’epidemia sarà sempre più complicata. Cresce pertanto la preoccupazione tra gli operatori sanitari che a breve saranno inondati dall’ulteriore sovraccarico della stagione influenzale. Serve, URGENTEMENTE, un potenziamento dei servizi territoriali – nostra vera carenza strutturale – e rendere ancora più efficienti le attività di testing e tracing (in buona sostanza i tamponi ed il tracciamento dei contatti avuti da chi risulta positivo).”
“A 8 mesi dall’emergenza– continua l’analisi della leader della UIL – sembra che non si sia ancora imparata la lezione: i lavoratori lamentano la carenza dei dispositivi di protezione e non si conosce ancora qual è la situazione per i vaccini al personale sanitario. Nel frattempo, fra la popolazione crescono preoccupazioni e lamentele per il mancato potenziamento delle USCA, le unità speciali di continuità assistenziale, nate con il compito di seguire i casi sospetti o conclamati di Covid-19 direttamente a casa. Ancor più fallimentare, nella nostra regione, l’operazione per assumere infermieri di famiglia, prevista a maggio dal decreto rilancio. Queste nuove figure professionali dell’ambito sanitario,assunte per rafforzare il territorio e diventare una nuova figura di riferimento per le famiglie, avrebbero potuto essere ulteriormente incrementate grazie alle disponibilità economiche messe a disposizione dal decreto. Ma da noi, a tutt’ora, poco si è fatto.  Il Molise è in ritardo anche rispetto ai posti letto per terapie intensive: sono 26 i posti che non sono stati ancora attivati, nonostante i ventilatori siano stati inviati e altri siano disponibili, come dichiarato alla stampa dal commissario nazionale Arcuri.”
Di tutto questo ci si dovrebbe occupare, su questi temi ci dovrebbe essere un confronto ed un dibattito in corso. Ma così non è, fa rilevare la Segretaria generale della UIL Molisana. “Continua, purtroppo, l’assenza di un reale confronto della Regione con gli operatori sanitari che operano in prima linea. La Regione non ha fornito risposte alle richieste avanzate dal sindacato, in particolare per quanto riguarda la necessità di un immediato incremento degli organici tramite assunzioni in grado di rafforzare il sistema sanitario regionale pubblico. Con il rischio che, in questa difficile fase nella quale vanno potenziati i servizi per l’emergenza e si potrebbe dover sopperire alle assenze di personale positivo sintomatico, la carenza di personale spinga la regione a sospendere nuovamente le attività non urgenti.”
Per questo, anche per questo, la Sindacalista della UIL ribadisce la richiesta da tempo avanzata unitamente a CGIL e CISL: “convocare tavoli permanenti di confronto sindacale sulla gestione dell’emergenza e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro a livello regionale ed aziendale. Per garantire che la sanità non vada in crisi, serve individuare senza ulteriore ritardo percorsi che consentano d’investire subito in assunzioni, strumentazioni e spazi e conoscere i nuovi Piani d’emergenza.”

*segretaria regionale UIl

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‘Insieme’, nasce un nuovo partito di ispirazione cristiana in Italia e nel Molise https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/10/05/153404/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=153404 https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/10/05/153404/#respond Mon, 05 Oct 2020 16:02:57 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=153404 di PAOLO FRASCATORE

La consacrazione di un nuovo soggetto politico è avvenuta a Roma il 3 e 4 ottobre.
Non si tratta dell’ennesimo tentativo di ricostruire la Vecchia Democrazia cristiana, ma la consapevolezza che i cattolici democratici, soprattutto in questi tempi bui, debbano assumere una responsabilità politica nuova rispetto al degrado dell’attuale classe politica nazionale e regionale.
L’iniziativa è partita dal professor Stefano Zamagni, che già il 30 novembre 2019 aveva lanciato l’iniziativa di un’assemblea costituente dei cattolici democratici, poi rinviata per motivi legati all’emergenza Covid 19.
Certo è che l’abbrivio ispiratore del professor Zamagni si colloca non soltanto sulla constatazione dell’irrilevanza politica che hanno assunto i cattolici democratici dopo la fine del Partito Popolare, ma anche sulla necessità di dare all’Italia una classe dirigente seria, preparata, che faccia dell’impegno politico attivo non un trampolino di lancio per carriere personali, bensì una missione senza tornaconto.
A dire il vero, guardando lo scadimento politico nel quale è piombata l’Italia a tutti i livelli e, soprattutto, volgendo lo sguardo al fallimento sia della cosiddetta Seconda Repubblica che al sistema elettorale maggioritario, l’iniziativa politica di un nuovo partito di ispirazione cristiana assume i contorni della necessità non più derogabile.
Si tratta in altri termini di ripartire dalla persona umana, dai problemi della famiglia, dalla rivalutazione dei salari, da un nuovo concetto di Europa che sappia guardare ai popoli e non agli interessi delle banche.
Se poi si volge lo sguardo alla nostra piccola regione, il quadro è ancor più desolante: lo scadimento della classe politica è quasi generale, salvo rarissime eccezioni, dai comuni alla regione.
Ma in questo quadro sempre più nebuloso e sempre più spocchioso da Venafro a Termoli, passando per Isernia e per Campobasso, spesso si vedono in giro, come fantasmi, politici regionali, nazionali ed europei che, muniti sempre di portaborse e con al seguito galoppini della prima e dell’ultima ora, ivi compreso qualche tenore, ostentano serietà attraverso slogans tipo “prima il Molise”; solo che nella più vera realtà forse farebbero bene a dire “prima la poltrona”.
Ed allora, più che lanciare slogans che ormai i cittadini del Molise hanno capito perfettamente, si cominci con il dimezzare gli stipendi dei consiglieri e degli assessori regionali; col tagliare privilegi che continuano per generazioni; si cominci a programmare con serietà lo sviluppo dei nostri diversi territori; si cominci con il praticare una politica morale per il bene di tutti e non dei propri clientes.
Il nuovo partito “Insieme” vuole essere tutto questo.
Da Roma è partita l’iniziativa. Nel Molise si partirà a breve.

 

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Hanno vinto tutti…ma forse no https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/24/hanno-vinto-tuttima-forse-no/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=hanno-vinto-tuttima-forse-no https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/24/hanno-vinto-tuttima-forse-no/#respond Thu, 24 Sep 2020 11:07:41 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=152955 di ANGELO PERSICHILLI
I commenti post-elettorali italiani mi ricordano un mediocre manager che riusciva a impressionare i suoi superiori nonostante i deludenti risultati della sua gestione. Possibile, mi chiedevo, che non capiscano che i suoi risultati sono mediocri e, quasi sempre, peggiore di quelli degli altri? Poi capii che il trucco non era nei consuntivi, ma nei preventivi. Questo signore presentava modesti preventivi che, confrontati poi con i suoi consuntivi, erano, ovviamente, superiori alle aspettative e quindi tutti contenti. E veniamo alle elezioni italiane. Secondo molti commentatori il vincitore sarebbe stato il leader del PD, Nicola Zingaretti, il quale avrebbe perso meno del previsto, lo sconfitto Matteo Salvini il quale avrebbe vinto meno di quanto preventivato mentre a rafforzarsi sarebbe stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale non ha proprio giocato. Ma la “sinistra”, che tra l’altro nessuno definisce cosa sia dal punto di vista ideologico e organizzativo, si è rafforzata rispetto a che cosa? Mettiamo le cose in un contesto più ampio. Si è rafforzata perché è riuscita a mantenere la Puglia e la Toscana? Si, la Toscana, quella regione dove l’elettorato fino a qualche tempo fa non sapeva fare nemmeno lo spelling della parola “centrodestra”? La sinistra si è rafforzata col risultato di 3-3 rispetto al 6 o 7-0 preventivato? Sette a zero, cioè rispetto alla previsione di una vittoria del centrodestra in tutte le regioni in lizza? La sinistra avrebbe dunque vinto rispetto a un pronostico nefasto creato da chi? Da loro solo per prepararsi la ritirata? Certo, lo aveva detto anche Salvini. Il leader della Lega ha lo stesso difetto di fabbrica del presidente americano Donald Trump: vince se tace. Ma nessuno dei due tace e quindi la sinistra continua a costruire ‘vittorie’ sulle sparate (un’altra parola sarebbe più indicata) dei loro avversari. Ma la realtà è diversa. Infatti, nonostante Salvini, il centrodestra ha negli ultimi tempi aumentato il numero delle regioni dove sta al governo ma, secondo la logica dei commentatori italiani, Salvini ha perso in quanto avrebbe vinto meno del previsto mentre la sinistra ha vinto avendo perso meno di quanto si aspettassero. Come se un giocatore uscisse dal casinò cantando vittoria perché gli sono rimaste le mutande. Stanno tremando sotto l’attacco da parte di un politico mediocre come Salvini nei santuari del comunismo italiano come le regioni rosse (non parlo del Trentino, Veneto o Molise!) e gridano vittoria solo perché sono riusciti a respingere, per ora, l’attacco?! Ma lo capiscono che solo la possibilità di una vittoria di Salvini in Toscana è già per loro una sconfitta? La realtà è che i risultati regionali sono stati influenzati più dal rapporto del candidato con l’elettorato che dalla presenza di Zingaretti o Salvini, due personaggi politicamente insignificanti che hanno la funzione di quello che porta la bandiera nelle sfilate. Chi comanda, se esiste, sta dietro. L’unico risultato significativo emerso da questa consultazione è quello del referendum sulla riduzione dei parlamentari. Tale risultato è doppiamente importante essendo stato ottenuto con una stragrande maggioranza (70%) e nonostante la paura che tale riduzione potesse costituire un pericolo per la democrazia. Si tratta quindi di un voto di sfiducia verso TUTTA la classe politica italiana ritenendola inutile o addirittura la vera minaccia per la democrazia. Ma per molti la sinistra si è rafforzata in quanto non ha perso altre Regioni e, tra l’altro, il “no” avrebbe largamente vinto in alcuni quartieri di Roma (si, hanno detto proprio così). Questo non è stato un voto per la destra o la sinistra (definizioni che rimangono solo nella testa di alcuni commentatori o leader politici che parlano come il Conte Tacchia); questo è un voto contro tutta la classe politica italiana ritenuta incapace di fare il proprio dovere. Infatti, il vero problema politico italiano non è la presenza di Matteo Salvini, ma l’assenza di un vero centrosinistra in alternativa al centrodestra che, nonostante tutte le sue contraddizioni, è riuscito a darsi una identità politica e soprattutto elettorale. L’immagine di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio (Silvio) Tajani è una costante quotidiana in tutti i news, mentre quella del centro sinistra non esiste. C’è Zingaretti che è come il coniglio nel cappello di un mago, c’è ma non c’è; Conte è un solista senza orchestra; Matteo Renzi, sempre determinante nelle scelte di questo gruppo anomalo, è uno che gioca contemporaneamente in due squadre diverse; Luigi di Maio sempre più isolato nella folla dei 5S e poi c’è Peppe Grillo che, ogni tanto, scende tra i mortali come Mosè quando tornò con i 10 Comandamenti e poi scompare. Sono disuniti su tutto ad eccezione di una cosa: bloccare Salvini. Ma lo sanno che Salvini si blocca da solo? Certo che lo sanno! Il loro problema non è infatti la presenza di Salvini, ma la sua scomparsa. Infatti, se Salvini scompare, loro ci devono dire chi sono. E non lo sanno nemmeno loro.

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Per chi suona la campana https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/17/per-chi-suona-la-campana/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=per-chi-suona-la-campana https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/17/per-chi-suona-la-campana/#respond Thu, 17 Sep 2020 09:04:51 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=152529 di MICHELE IORIO*

La politica molisana, non molto diversa da quella nazionale, è fatta di annunci e comunicazioni.
Non c’è alcun dibattito se non sterili diatribe su chi deve fare cosa. Nel frattempo il Molise sprofonda nelle crisi sociali. La Regione, anzi, il Consiglio regionale dovrebbe decidere le priorità infrastrutturali e i modelli di servizi pubblici. Si dovrebbe pronunciare, cioè, su sanità – istruzione – trasporti. Invece, tra mozioni e interrogazioni accompagnati dal metodo delle comunicazioni incontestabili del presidente della Regione, passano i giorni, i mesi e pure gli anni. E siamo sempre allo stesso punto.
Volete degli esempi?
In piena crisi Covid, dopo sei mesi, non è cambiato nulla nelle strutture sanitarie, restano le solite piaghe della carenza del personale e nulla si è fatto per prepararsi ad eventuali rinnovate emergenze.
Non è di aiuto la comunicazione istituzionale: i molisani sono costretti ad ascoltare che “va tutto bene” che “siamo bravi” e che “è tutto a posto”.
Perdiamo 4mila residenti all’anno? “Ce la faremo” si sente pronunciare.
E così ci ritroviamo con i lavoratori in cassa integrazioni che sono sempre lo stesso numero se non in aumento, le imprese chiudono o stentano a riaprire. Ma l’annuncio trionfalistico è che la il treno è arrivato in orario.
Il quadro non è incoraggiante, me ne rendo conto. Ma occorre reagire, ribattere, stimolare a fare il proprio dovere a chi ha le leve del potere e per farlo, cari amici di facebook, è necessario confrontarci su queste questioni avviando incontri periodici.
Chi vuol partecipare può farmelo sapere sulla bacheca o in privato.
Dobbiamo costruire e preparare un futuro migliore.

* Consigliere regionale

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Brava Selvaggia, ma i colleghi si rispettano! https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/03/brava-selvaggia-ma-i-colleghi-si-rispettano/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=brava-selvaggia-ma-i-colleghi-si-rispettano https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/03/brava-selvaggia-ma-i-colleghi-si-rispettano/#respond Thu, 03 Sep 2020 11:39:57 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=151581
Di Angelo Persichilli
La polemica tra la giornalista Selvaggia Lucarelli e il collega molisano Pasquale Damiani è, nella sostanza, alquanto sterile. Si tratta in fin dei conti di due giornalisti che hanno opinioni diverse. La polemica diventa importante in quanto, indirettamente, stimola il dibattito su tre temi interessanti: la libertà di stampa, il futuro del Molise e il carattere dei molisani. Evitiamo quindi gli schieramenti pro o contro Lucarelli o Damiani. Il tema è più complesso.
Personalmente concordo con quello che ha scritto Lucarelli sul Molise, non condivido il commento di Damiani, ma sono decisamente contrario alla risposta della Lucarelli alla critica di Damiani. Ho apprezzato molto il commento della direttrice Manuela Petescia, che condivido in pieno. Parto da quello per fare qualche mia considerazione.
Lucarelli ha scritto cose positive sul Molise e questo fa piacere; ha espresso anche delle critiche, che condivido, sulla gestione delle sue bellezze. Damiani ha ritenuto inopportune alcune di queste critiche ed è nel suo diritto contestarle, come è nel diritto di Lucarelli rispondere. Però vi sono delle regole da rispettare. Damiani, in modo molto pacato, ha respinto una sola critica (le indicazioni stradali) ma poi si è limitato a pontificare sulle bellezze del Molise sulle quali Lucarelli mi è sembrata d’accordo. Un po’ poco per giustificare questo veemente attacco personale.
Comunque, la critica di Damiani, anche se sterile, mi ha anche ricordato qualcosa che riscontro quando rientro nel Molise e parlo con qualcuno di cose locali. Sono i primi a criticare tutto ciò che li circonda, amministratori politici, imprenditori e anche il vicino di casa, ma non ci si può azzardare a fare le stesse critiche alle stesse persone o istituzioni che subito l’interlocutore si chiude a riccio. La frase che mi sento spesso dire è “Tu non puoi capire, non abiti qui” e a volte cominciano a difendere ciò che solo poco prima avevano loro stessi criticato. Un aspetto questo che mi infastidisce parecchio in quanto si può parlare di tutto, Cina, Marte o Giulio Cesare, ma non del Molise se non ci risiedi. Un atteggiamento che capisco, forse dovuto all’affetto per la propria Regione, del tipo del padre che può criticare il figlio ma guai a chi lo tocca. Un atteggiamento simile, se è comunque giustificabile con i figli, diventa puerile e indicativo di altre problematiche quando si parla del futuro della propria regione, quindi del futuro degli stessi figli.
Ripeto, non sono d’accordo con Damiani, ma ciò non significa che non lo rispetto come persona o come giornalista e soprattutto rispetto il suo diritto di esprimere liberamente la propria opinione anche se contraria alla mia.
Un opinionista ha il diritto di esprimere il proprio parere senza essere aggredito verbalmente da chicchessia. Questo diritto è alla base della società civile e soprattutto della libertà di stampa. Dibattere un tema significa parlare del messaggio e, a meno di situazioni gravi particolari che in questo caso non vedo, non si deve offendere il messaggero. Lucarelli poteva facilmente fare il suo punto rilevando che il problema del Molise sta proprio con le persone che non capiscono la differenza tra gli scavi di Sepino e il Colosseo o la Marmolada.
Inoltre, con quella sua spropositata reazione alle critiche di Damiani, Lucarelli ha anche, indirettamente, sostanziato alcune riflessioni sull’atteggiamento arrogante di qualche esponente nazionale. Qualcuno crede di essere al di sopra di qualsiasi critica e si aspetta solo applausi quando si cala in una piccola realtà come il Molise. Non credo sia il caso della Lucarelli e, ripeto, la mia critica riguarda solo ed esclusivamente il suo attacco personale contro Damiani.
Un’ultima osservazione. Mi ha fatto piacere la reazione positiva della maggioranza dei molisani al primo articolo della Lucarelli, ma non condivido l’alzata di scudi di molti altri contro Damiani. Quest’ultimo, in un modo a mio avviso sbagliato, ha cercato solo di difendere il Molise e i molisani; non bisogna dimenticare che la Regione, che ha molti problemi, ha bisogno di persone come Damiani per cercare di risolverli. Gli interventi di Lucarelli sono positivi, da lodare e incoraggiare, ma non bisogna dimenticare che la stampa nazionale può dare solo una spinta per la risoluzione dei problemi, il peso grosso ricade soprattutto sulle spalle della stampa e giornalisti locali. Essi possono sbagliare, ma vanno rispettati, anche quando non si condividono le loro opinioni.

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Universo, la domanda senza risposta: “C’è qualcosa oltre lo spazio infinito?” https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/01/universo-la-domanda-senza-risposta-ce-qualcosa-oltre-lo-spazio-infinito/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=universo-la-domanda-senza-risposta-ce-qualcosa-oltre-lo-spazio-infinito https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/09/01/universo-la-domanda-senza-risposta-ce-qualcosa-oltre-lo-spazio-infinito/#respond Tue, 01 Sep 2020 18:19:07 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=151497 di Gabriele Cianfrani *

Le domande circa l’«universo» sono tante: Ha avuto inizio o è sempre esistito? È infinito o finito? Se fosse infinito avrebbe comunque dei limiti oppure no? Cosa ci sarebbe oltre quei limiti qualora ci fossero? Come esprimersi sull’universo in rapporto a Dio? Queste e tante altre domande, a volte, sorgono spontanee. Motivo per il quale seguirà una riflessione, senza alcuna pretesa di esaustività, cosa che non sarebbe neanche possibile.

Prima di ciò non sarebbe male chiamare in causa due nozioni, tanto comuni quanto nuove ogni qualvolta sono oggetto di indagine: lo spazio e il tempo.

Il latino spatium viene dal greco σπάδιον (spadion) e da στάδιον (stadion) e indicava una determinata lunghezza, come quella appunto di uno «stadio». Ma vi sono altre derivazioni come quella da τόπος (topos) che significa «luogo».

Il latino tempus trova corrispondenza col greco χρόνος (kronos), e appoggiandoci sulla definizione aristotelica diremmo che il tempo è: «la misura del movimento, e del riposo, secondo il prima e il dopo». Questa definizione è molto importante in quanto comunica che il tempo non precede il movimento ma che il movimento precede il tempo, dato che questo è misurabile proprio grazie al movimento.

Senza insistere molto sui tipi di spazio e di tempo, ciò che in tal caso interessa riguarda i cosiddetti spazio assoluto e tempo assoluto. In quanto tali, lo spazio e il tempo assoluti avrebbero una sussistenza per sé, indipendentemente e sciolti da ogni altra realtà, o meglio, all’interno dello spazio e tempo assoluti troverebbero collocazione tutte le cose. Da uno spazio assoluto deriva lo spazio relativo e da un tempo assoluto un tempo relativo. In poche parole lo spazio relativo sarebbe «contenuto» e si «collocherebbe» all’interno dello spazio assoluto e il tempo relativo sarebbe tale perché «rientrante» nel tempo assoluto. Questa posizione, di origine newtoniana e in parte comune, non è stata risparmiata da critiche, ma quel che interessa in questo caso è che tale posizione esagera ciò che riguarda lo spazio e il tempo. Infatti, non avremmo consapevolezza di uno spazio – qualunque esso sia – se non in riferimento a corpi fisici che vanno a determinare quello spazio. Lo spazio assolutonon sarebbe riscontrabile nella realtà. Ugualmente per il tempo. Non potrebbe esserci consapevolezza del tempo se non in riferimento al movimento, che consente la misurabilità del tempo. Pertanto, lo spazio, incluse tutte le sue dimensioni, è dato dall’insieme dei corpi, mentre il tempo è dato dall’insieme dei movimenti. È possibile applicare una proporzione: «l’insieme dei corpi : spazio reale = l’insieme dei movimenti : tempo reale».

Cosa c’entra questo con l’universo e con Dio? C’entra molto, soprattutto per la realtà materiale che non a caso chiamiamo «spazio-temporale». Ora, se considerassimo tutto quanto esiste nella realtà spazio-temporale, noteremmo che vi è un aspetto comune a tutto: la finitezza. Tutto ciò che esiste nella realtà materiale è finito, e in quanto tale è misurabile. Il tempo, in quanto costituito dall’insieme dei movimenti, è misurabile e dunque non gode di una sorta di «eternità», la quale non sarebbe tale se fosse temporale, così come la temporalità non sarebbe tale se presentasse eternità. In merito vengono in mente le grandi parole di sant’Agostino: «Non ci fu dunque un tempo, durante il quale avresti fatto nulla, poiché il tempo stesso l’hai fatto tu; e non vi è un tempo eterno con te, poiché tu sei stabile, mentre un tempo che fosse stabile non sarebbe tempo» (Confessioni, XI, 14.17).

Lo spazio, in quanto costituito dall’insieme dei corpi, è anch’esso misurabile ed è perciò definibile come tale. Se fosse «infinito» non ci sarebbe possibilità di misurarlo materialmente, poiché gli strumenti di indagine strettamente empirici sono per la realtà materiale, la quale è finita e in quanto finita è misurabile empiricamente. Ciò che è finito nella propria costituzione ontologica non deve essere visto esclusivamente in modo negativo, ma questo è un altro discorso.

Dunque lo spazio e il tempo possono essere misurati. Ora, qualora si dovesse considerare l’universo, questo non potrebbe essere considerato escludendo la materia presente, che è tantissima! Stando a quanto si è giunti in campo scientifico, con particolare riferimento alla relatività generale di Einstein, lo spazio presenta una curvatura, dovuta alla massa. Per cui maggiore è la massa e maggiore è la curvatura. Ma la curvatura riguarda anche il tempo, per cui si tratta di una curvatura spazio-temporale, e la domanda da porsi sarebbe quella su quanto influisca la massa totale presente su questa curvatura. Ora, da qui vi sono diverse posizioni circa la geometria dell’universo. Una posizione che esprime la finitezza dell’universo dovuto alla totale curvatura ma al contempo l’assenza di limiti; un’altra posizione che include la curvatura, ma non «del tutto», e al contempo la linearità e l’assenza di limiti… Nonostante le differenti posizioni, pare si convenga sulla finitezza dell’universo, anche per ciò che rientra nella osservabilità, ma comunque in espansione.

Dal punto di vista temporale, la teoria più utilizzata circa l’origine dell’universo pare sia quella del Big Bang, lanciata dal sacerdote e fisico Georges E. Lemaître. Questo dato, ricordando ciò che è stato esposto sopra in merito al tempo (l’insieme dei movimenti), può dar risposte sulla «temporalità», ma non sull’inizio della stessa, per il fatto che il tipo di indagine va ben oltre la ricerca legata alla materialità delle cose. In tal caso il movimento non deve essere considerato solo di tipo «locale», ma anche «quantitativo» e «qualitativo». Ciò sarebbe compito arduo anche per la sola ragione umana, come ricorda san Tommaso d’Aquino, dato che l’inizio del mondo – l’universo – non può essere dimostrato partendo dal mondo stesso (Summa Theologiae, Ia, q. 46, a. 2). Pertanto, l’universo sarebbe finito in estensione e temporalmente, nonostante l’assenza di limiti e la continua espansione. Ma ciò, strettamente parlando, è compito degli esperti dell’argomento, il quale è molto interessante e importante. Questa breve esposizione permette di fare un salto – si spera – verso il motivo principale della esposizione stessa, che sarebbe più di tipo ontologico.

Per cui da ciò è possibile pervenire ad alcune conclusioni, ossia che l’universo presenta movimento; non ha una sussistenza assoluta (per sé); non è associabile all’universo la nozione di «eterno» e così via. Conclusioni che esprimono non solo la totale tranquillità del discorso sull’universo e su Dio, ma anche il fatto che l’universo stesso ha la sua dipendenza ontologica da Dio. Solo Dio è l’Essere per sé sussistente, tutto il resto possiede l’essere in maniera «partecipata» e non assoluta. Inoltre, ci troviamo su due piani diversi, per cui non potrà mai esserci contrasto alcuno, semmai garanzia, da parte di Dio, del reale in quanto tale. Infatti, strettamente parlando, la parola «creazione» rimanda solo a Dio, dato che «creare» implica la produzione dell’essere in modo assoluto, e questo può farlo solo Dio (Cfr. Summa Theologiae, Ia, q. 45, a. 5). Per questo anche l’universo, nella sua vastità, dipende ontologicamente da Dio.

Nel caso ci si ponesse la domanda su cosa vi fosse al di là dell’universo espanso, questa pare non avrebbe molta differenza circa quella riguardante il «prima» dell’universo, anche se alcune differenze vi sono. Quale potrebbe essere la risposta? Pura possibilità di essere? La risposta non risulta semplice, anche perché l’indagine fisica non va oltre l’universo, ma una cosa è certa: qualsiasi risposta non potrebbe mai prescindere dal fatto che nulla all’infuori di Dio può dirsi per sé sussistente, per cui l’«oltre», in tal caso, non potrà mai identificarsi con Dio dacché Dio trascende la realtà materiale e non si identifica affatto con essa. Pertanto, anche l’universo non presenta alcuna necessità, e non presentando alcuna necessità il fondamento ultimo non può risiedere nell’universo stesso, il quale non essendo necessario presenta dipendenza. In conclusione, il fondamento ultimo risiede in colui che è l’Essere per sé sussistente: Dio.

* Filosofo e ricercatore 

 

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Ridurre la piccionaia https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/08/31/ridurre-la-piccionaia/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=ridurre-la-piccionaia https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/08/31/ridurre-la-piccionaia/#respond Mon, 31 Aug 2020 11:38:38 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=151372 Di Angelo Persichilli
Al referendum per la riduzione del numero dei parlamentari in Italia voterò “SI”. Capisco le preoccupazioni di coloro che votano contro e preciso che non voto a favore perché ciò farà risparmiare soldi; per risparmiare veramente occorre ben altro.
Mi sono invece posto due domande: la prima, sono favorevole alla riduzione solo perché i parlamentari attuali non funzionano? La seconda, qual è il numero necessario di parlamentari per far funzionare un sistema democratico?
Cominciamo dalla prima. Sarebbe un grosso errore farci influenzare dal cattivo comportamento della maggioranza dei parlamentari attuali rischiando di danneggiare, per sempre, un elemento importante per il funzionamento democratico. Sarebbe come fare il famoso dispetto di Pulcinella alla moglie.
La domanda più importante è invece la seconda: qual è il numero necessario di parlamentari per far funzionare un sistema democratico?
Nelle maggiori democrazie occidentali si elegge un parlamentare per ogni 100-120.000 abitanti. L’Italia rientra in questa forbice. I criteri comunque variano a seconda dell’estensione del territorio, della densità della popolazione e, a volte, anche dalla composizione etnica. Criteri precisi ma regole vaghe; insomma, ognuno si arrangia.
Inoltre, tali numeri furono scelti in tempi in cui la società era diversa, la rappresentanza difficile da assicurare, le comunicazioni quasi inesistenti e nelle mani di pochi e la tecnologia non era ancora un fenomeno di massa.
Certo, ora è una giungla nella quale ci si può facilmente perdere, ma è una realtà con la quale fare i conti in quanto la tecnologia è destinata a rimanere e avere un ruolo sempre più importante (Covid docet).
In questo contesto quindi, l’aumento o la riduzione del numero dei deputati che effetto può avere sulla democrazia?
In teoria, più alto è il numero dei rappresentanti più alta è la qualità della democrazia. In realtà invece sappiamo, e questo è importante, che più aumenta il numero di coloro che dovrebbero comandare, più diminuisce la governabilità e aumentano gli intrallazzi.
Democrazia senza governabilità si chiama anarchia, democrazia con pochi rappresentanti si chiama oligarchia e se c’è uno solo è invece dittatura.
Chi stabilisce dunque quale debba essere il numero giusto per bilanciare qualità della democrazia e governabilità evitando dittatura o anarchia?
L’Italia, nonostante l’alto numero di rappresentanti, non ha una vera democrazia, ma oligarchia. Paghiamo tutti questi parlamentari ma sappiamo che a governare sono pochissime persone, spesso nemmeno elette e, a volte, manipolati da governi stranieri.
Alcuni pensano che riducendo il numero dei parlamentari diminuisce la qualità della democrazia, ma nessuno dice che, aumentandolo, tale qualità aumenti. D’altra parte, nessuno può provare che una diminuzione la migliorerebbe. Ciò suggerisce che la soluzione non è necessariamente nei numeri.
Visto quindi che la loro presenza non è collegata alla qualità della democrazia, lasciamone a casa qualcuno. Se non altro il Parlamento si libererà di un po’ zavorra, si ridurrà l’inquinamento orale che disturba i dibattiti e, ridotta la piccionaia, sarà più facile individuare chi la fa fuori da vaso.
E se ciò non avverrà, ci accontenteremo di aver eliminando un po’ di pensioni d’oro, migliorato il traffico e ridotto l’inquinamento atmosferico a Roma eliminando qualche auto blu e poi, perché no, risparmiato qualche milione di euro da devolvere in beneficenza.

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Il trionfo dell’anti-politica https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/08/19/il-trionfo-dellanti-politica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=il-trionfo-dellanti-politica https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/08/19/il-trionfo-dellanti-politica/#respond Wed, 19 Aug 2020 10:44:19 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=150590
Di ANGELO PERSICHILLI
I cinque deputati “furbetti” devono vergognarsi, ma questa alzata di scudi contro di loro mi sembra strumentale. Tale comportamento dimostra solo stupidaggine, non comportamenti corruttivi; tra l’altro la loro richiesta è completamente legale. Inoltre di furbetti ce ne sono tantissimi tra amministratori a tutti i livelli, tra giornalisti e soprattutto a migliaia tra tutti gli italiani. Tale indignazione, se non inopportuna, è quantomeno sospetta nella sua veemenza.
Ad esempio, appena l’INPS ha diffuso la notizia dei “furbetti”, sono subito volati paroloni di condanne ma…col freno a mano. Tutti i leader (forse escluso Di Maio), ma anche sostenitori su Facebook, avevano paura di condannare senza riserve per timore che qualche “furbetto” potesse far parte della loro parrocchia. Lo stesso Matteo Salvini ha tuonato subito invocando “espulsioni”, poi “sospensioni” passando poi a future “non ricandidature” quando ha capito che tra i furbetti c’era qualcuno della sua diocesi. Insomma, la politica prima, poi l’eventuale condanna alla corruzione modellata a seconda della parrocchia di appartenenza.
La politica fa diventare bianco il nero e viceversa, a seconda degli interessi partitici. Facciamo qualche esempio.
Ricordate cosa accadde a Roberto Benigni? Uno dei più grandi artisti italiani osannato da tutti, soprattutto dalla sinistra…fino a quando disse “si” a Matteo Renzi in occasione del referendum. Vanesio, buffone, opportunista e sopravalutato erano gli epiteti più leggeri. È andata solo un po’ meglio ad Andrea Bocelli dopo la sua comparsata con Salvini. Anche nelle democrazie, non solo nelle dittature, il do di petto è più bello se si appartiene alla corrente politica giusta.
Certo, in piazza o su Facebook non ci stanno più comunisti o fascisti che, diciamo, non sono più di moda; in compenso abbiamo antifascisti e anticomunisti. Infatti, per mancanza di leader alternativi democratici capaci e competenti, trionfa la politica dell’anti-qualcosa o qualcuno.
Ma torniamo ai terroristi della tastiera. Basta che ci sia un torto, una vittima in qualsiasi parte mondo e subito si immedesimano nel ruolo di cavalieri senza macchia e senza paura diventandone i paladini. Danno del ladro a tutti e distribuiscono lezioni di morale a buon mercato. Si esaltano tra di loro e insultano chiunque si azzardi ad esprimere una opinione diversa. Oddio, ‘opinioni’ per modo di dire in quanto si tratta di ‘nticchie di saggezza rubacchiate qua e là navigando sull’Internet o riciclando slogan triti e ritriti del passato. Non hanno niente da rimproverarsi, a parte qualche piccola ‘distrazione’ sulla denuncia dei redditi (colpa del commercialista), il pagamento di lavoretti in contanti per non pagare le tasse (colpa dell’idraulico), oppure la loro auto lasciata parcheggiata in doppia fila (ma solo per un momento).
Non c’è dibattito nelle piazze, non c’è nei media, soprattutto nei programmi televisivi. Nella maggioranza dei casi i moderatori sono ventriloqui che aprono la bocca a comando, mentre gli ospiti sono arrigapopolo a pagamento che, quando la televisione era una cosa seria, sarebbero stati usati al massimo come buttafuori.
Dibattiamo liberamente, ma evitiamo di farlo con chi ritiene che la verità o il torto siano da una sola parte e, come disse Giancarlo Pajetta, hanno ancora il cervello all’ammasso. La politica non è una religione piena di dogmi e i partiti non sono una setta. Fare politica non significa sfogare la nostalgia per cose del passato come la calza della Befana o per onorare la memoria di un genitore o del nonno militante politico. Tra l’altro, se fossero vivi e conoscendo ciò che abbiamo conosciuto noi dalla storia, mi chiedo se militerebbero ancora nello stesso partito al quale avevano dato fiducia, supporto e, in molti casi, anche la vita.
La politica deve aiutarci a guardare al futuro, forse ancora confuso, ma più interessante di un passato che può solo insegnare a non ripetere gli errori commessi. Certo, ci vogliono leader capaci e onesti e, se ci guardiamo in giro, in Italia e nel resto del mondo, c’è poco da scialare. Anche perché se c’è qualche persona seria e capace si guarda bene dal buttarsi nel tritacarne mediatico dominato dai terroristi della tastiera.
Basta quindi con i Torquemada allo sbaraglio in quanto l’Inquisizione è da secoli fuori moda; secondo, sentirsi gli unici difensori dell’onestà è da presuntuosi e, terzo, se ci facciamo un esame di coscienza anche superficiale ci accorgiamo che qualche peccatuccio l’abbiamo commesso anche noi.
In conclusione, incoraggiamo il dibattito politico ma, per quel che mi riguarda, toglierò l’amicizia a tutti coloro che continueranno ad usare il mio sito Facebook per fare i galoppini elettronici, di qualsiasi colore politico, intervenendo solo per promuovere sempre e solo la loro “setta”. In politica, come nello sport, ci deve essere una netta differenza tra i tifosi veri e gli scalmanati della curva sud. Il primo incoraggia, gioisce ma critica se la squadra (una a caso? La Roma) sbaglia; il secondo ‘tifa’ sfasciando vetrine per celebrare vittorie e fare a botte con gli avversari se perde.
Questo non è dibattito, ma rissa. Sono liberi di farla, ma sul loro sito.

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I soldi del MES servono alla sanità molisana https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/07/25/i-soldi-del-mes-servono-alla-sanita-molisana/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=i-soldi-del-mes-servono-alla-sanita-molisana https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/07/25/i-soldi-del-mes-servono-alla-sanita-molisana/#respond Sat, 25 Jul 2020 21:09:43 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=149244 di Mino Dentizzi*

Dopo che l’attenzione era tutta rivolta al presidente Conte che trattava per ottenere le migliori condizioni possibili riguardo al recovery fund, il dibattito politico è tornato ad occuparsi del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), cioè la possibilità che l’Italia riceva un finanziamento di 38 miliardi a tassi bassissimi e a scadenze lunghissime. Continuare a fare debito da pagare poi con titoli di Stato, che come gli ultimi si vendono coprendo l’inflazione e con interessi all’1,4 per cento, e non prendere dall’Europa i fondi Mes, che sono senza condizioni e da restituire in dieci anni senza interessi, non solo è contraddittorio ma anche insensato.
Non voglio entrare nella contrapposizione politica all’interno del governo e anche tra le forze di opposizione, che hanno idee diverse, ma solo evidenziare che quei soldi sarebbero essenziali per rivitalizzare la sanità pubblica. Si pensi, ad esempio, che il Molise potrebbe ricevere più o meno circa 200 milioni da poter spendere per tutto ciò che è spesa diretta e indiretta in sanità. Sarebbe una rivoluzione, dopo anni di tagli in questo settore, che potrebbe qualificare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, combattere meglio tutte le malattie, a cominciare da quelle che colpiscono i più poveri, e ridurre lo squilibrio tra Nord e Sud nei servizi sanitari, garantendo lavoro per centinaia di migliaia di persone.
Lascio alla politica la responsabilità di scegliere; ma, come cittadini non potremo mai perdonare una eventuale decisione negativa, motivata solo dall’alto grado di conflittualità tra i partiti, e non da una precisa scelta per il bene comune.
Azzardo a individuare in maniera schematica le azioni che si potrebbero mettere in campo con quei soldi, partendo dall’esempio dell’ospedale, che avrebbe un costo di 300.000 euro per nuovo posto letto da attivare. Con 30 milioni sarebbe quindi possibile disporre di 100 posti letto in più. Questo incremento potrebbe portare il numero dei posti letto del Molise dall’attuale 3.39 per mille abitanti a 4.39, valore pur sempre molto distante, per esempio, da quello della Francia, che è di 6.4 per mille abitanti. Ma, se distribuiti razionalmente nel territorio, questa apertura di nuovi posti letto potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno per la nostra regione in molti settori e in molte zone carente di un’assistenza ospedaliera pubblica qualificata a causa degli irrazionali tagli compiuti nell’ultimo decennio.
Ovviamente con i 170 milioni restanti si potrebbe seriamente impostare una medicina del territorio, riorganizzando soprattutto l’assistenza e la cura delle malattie croniche (case della salute, assistenza domiciliare, centri diurni, residenze per anziani, ospedali di comunità). Se, ad esempio, si pensa che un posto letto in RSA costa circa 100.000 euro, si può avere un’idea di quali traguardi potrebbero essere raggiunti al fine di modificare decisamente il volto della medicina del territorio, il settore che più ha fatto soffrire con le sue mancanze i cittadini. Per esempio si potrebbero aprire velocemente la Rsa di Colletorto e il Centro per Malati di Alzheimer di Riccia, strutture terminate, ma che stanno lì chiuse a deteriorarsi.
L’esperienza della sanità italiana, ed anche di quella molisana, in corso di pandemia Covid-19 ha reso drammaticamente evidente, per esempio, la diffusa carenza di assistenza geriatrica in tutti i setting di cura, dal territorio ai reparti per acuti e alle strutture intermedie. Manca un riconoscimento di specificità della condizione della persona che invecchia: un ottantenne non è un adulto con anni in più, è un organismo biologicamente, psicologicamente e affettivamente diverso, e come tale richiede un’assistenza che ne rispetti le peculiari esigenze. Auspichiamo che, finalmente consci di tale inaccettabile carenza, le autorità sanitarie molisane con i soldi del Mes potrebbero porvi rimedio, sostenendo le buone pratiche assistenziali internazionalmente riconosciute, che vedono una metodologia assistenziale basata sulla valutazione multidimensionale, capace di garantire ai più anziani, specie se affetti da polipatologia e disabilità, l’assistenza con il migliore rapporto costo/efficacia.

*Psichiatra e Geriatra

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Le evoluzioni delle nuove mafie ancora sottovalutate dalla politica https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/07/19/le-evoluzioni-delle-nuove-mafie-ancora-sottovalutate-dalla-politica/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=le-evoluzioni-delle-nuove-mafie-ancora-sottovalutate-dalla-politica https://www.ilgiornaledelmolise.it/2020/07/19/le-evoluzioni-delle-nuove-mafie-ancora-sottovalutate-dalla-politica/#respond Sun, 19 Jul 2020 12:54:03 +0000 http://www.ilgiornaledelmolise.it/?p=148833
Vincenzo Musacchio

Il giurista Vincenzo Musacchio, da circa trent’anni impegnato sul fronte della legalità e della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione, sottolinea come la politica sottovaluti il pericolo delle nuove mafie.

Vincenzo Musacchio, giurista e docente di diritto penale, è associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). E’ ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. E’ stato allievo di Giuliano Vassalli e amico e collaboratore di Antonino Caponnetto.

Secondo lei in questo momento storico lo Stato sta lottando con efficacia contro le mafie?

Non ho notato in passato e non vedo oggi un’efficace azione di contrasto al crimine organizzato. Ci si oppone alla mafia del terzo millennio con strumenti spuntati e superati invece di contrapporre strumenti normativi evoluti, in grado di colpire nei punti vitali le nuove mafie, quelle composte di «menti eccellenti» infiltrate nella politica, nell’economia e nella società civile. Oggi il fulcro del problema è che la mafia si relaziona con il potere e i mafiosi sono più avanti dello Stato nel capire i mutamenti sociali, economici e politici.

Tra pochi giorni si ricorderà la strage di via D’Amelio, è una ferita ancora aperta secondo lei?

Apertissima e sanguinante. E’ una strage che aspetta ancora verità e giustizia. Ricordiamoci che un Paese senza giustizia e senza verità non ha futuro. Per queste situazioni aberranti avvertiamo ancor di più la lontananza dello Stato per una verità che non c’è ancora e chissà se ci sarà in futuro. A oggi non abbiamo ancora una verità giudiziaria e ancor meno una storica.

Perché secondo lei la politica è immobile di fronte alle nuove mafie?

La pubblica opinione sottovaluta le nuove mafie perché non sparano più. Oggi la vera emergenza è la “mafia invisibile” che s’infiltra nell’economia e nella politica. Si sono riscontrate infiltrazioni mafiose persino in un Comune della Valle d’Aosta. È una mafia “diversa”, muove tantissimi miliardi all’anno con il traffico di stupefacenti in tutta Europa e ripulisce i soldi con l’aiuto della finanza mondiale e dell’economia transnazionale. Lo Stato non mette in campo tutti gli strumenti idonei per vincere la partita contro le mafie forse perché, come diceva Borsellino, sono troppe le infiltrazioni mafiose nelle istituzioni. Questo impegno purtroppo latita anche a livello europeo. Magistrati e forze di polizia lottano in una battaglia che non possono vincere. La guerra contro la mafia è una cosa seria non bastano arresti e operazioni di polizia.

Che cosa dovrebbe fare quindi lo Stato?

Le mafie si possono sconfiggere con la cultura. Un altro strumento efficace per estirpare questo cancro è togliere loro le protezioni ad alto livello. Riina disse: «Cosa Nostra senza lo Stato sarebbe stata solo una banda di sciacalli». Bisogna dunque trattare la corruzione alla pari della mafia, perché oggi non esiste mafia senza corruzione. La corruzione rappresenta un nuovo mezzo per le mafie di agire, un’arma silente che desta meno allarme nella società e di conseguenza attira meno facilmente l’attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura. Nasce così una nuova mafia, per così dire «moderata», che preferisce sostituire la violenza con l’accordo, l’intimidazione con le tangenti, l’uso delle armi con la corruzione, e che diventa il mezzo con cui le mafie conducono i propri affari in ogni parte del globo.

Se lei potesse indicare una strada da seguire alla politica attuale cosa consiglierebbe?

La mafia è stata estirpata laddove le istituzioni – il governo, le amministrazioni regionali e locali – e la società civile, comprese la famiglia e la scuola, si sono mosse per bloccare tutti i canali attraverso cui gli interessi criminali si potevano espandere. È inutile nasconderlo, c’è una «zona grigia» di complici, che sostiene le mafie e ne consente potere, ricchezza, influenza politica ed economica. È lì che deve intervenire lo Stato e farlo con forza e affidabilità. Occorrono serie riforme sociali, perché le mafie non sono un corpo estraneo alla società, ma ne fanno pienamente parte poiché riescono, sempre in danno dello Stato, a conquistarsi la riconoscenza dei cittadini più deboli dal punto di vista economico e lavorativo.  Un altro strumento efficacissimo che consiglierei per sconfiggere le mafie potrebbe essere l’educazione civica e il potenziamento del sistema giudiziario e delle forze di polizia. Per educare però servono educatori ed esempi, e gli esempi che dà la politica italiana sono spesso di politici approfittatori e corrotti, mentre le scuole cadono a pezzi e la polizia non ha gli strumenti necessari. Per educare alla legalità serve innanzitutto una classe politica credibile che funga da modello. Le mafie si combattono anche rigenerando la classe politica immettendo persone nuove e oneste, sperando che anche queste poi non si corrompano. Oggi in Italia anche i piccoli politici, i consiglieri regionali, provinciali e comunali, sono spesso coinvolti nel vortice della corruzione e della collusione.

Quali strumenti giudiziari si potrebbero utilizzare in questa lotta?

In primis, le nuove tecnologie informatiche applicabili al sistema giustizia, in modo da velocizzare i tempi e rendere la magistratura più reattiva e flessibile, consentendole così di applicare con certezza le sanzioni, in modo che chi delinque non abbia la percezione della «convenienza». Credo che se si vogliano veramente vincere le mafie, polizia e magistratura, con il supporto dei cittadini, possano farlo: i mezzi ci sono, vanno soltanto affinati e aggiornati ai tempi. Quello che manca è la volontà e l’impegno politico: questo è il vero problema da risolvere.

E’ ottimista per il futuro?

Vorrei convincermi che le circostanze cambieranno. Nel medio periodo non sono ottimista perché non vedo purtroppo l’impegno da parte dello Stato. Ho però grande fiducia nelle nuove generazioni.

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