di Giovanni di Tota
Il cardinale controllava, il cardinale muoveva le sue pedine anche dopo aver lasciato la segreteria di Stato; il cardinale tentava il depistaggio.
E mentre nelle stanze dei palazzi Vaticani Angelo Becciu manovrava e pensava anche a campagne stampa che potessero meglio indirizzare le indagini, il faccendiere molisano Gianluigi Torzi si era fatto pagare 15milioni dei venti inizialmente richiesti, per la mediazione nell’acquisto del palazzo in Sloan Avenue a Londra. Quattro milioni e mezzo, Torzi, li avrebbe investiti in borsa, guadagnandone 750mila, gli altri li avrebbe fatti bonificare alla Segreteria di Stato della Santa Sede a due società inglesi a lui intestate. L’11 maggio è finito dietro le sbarre nella capitale britanniche con una sfilza di accuse: estorsione, peculato, truffa, appropriazione indebita, riciclaggio e autoriciclaggio.
Una vicenda intricatissima, tanto che le carte del rinvio a giudizio di Angelo Becciu e altre nove persone, basate sulla testimonianza di diversi protagonisti della vicenda di Sloane Avenue, sono piene di riferimenti a quelle che gli inquirenti chiamano gravi interferenze del porporato nell’inchiesta. Il giudice delle indagini preliminari la definisce “un intreccio, quasi inestricabile, tra persone fisiche e giuridiche; fondi di investimento; titoli finanziari quotati e non- banche ed istituti di credito di varia tipologia, ampiezza e trasparenza d’agire. Vicende ordinate appositamente interessate ad attingere alle risorse economiche della Santa Sede, spesso senza alcuna considerazione delle finalità e dell’indole della realtà ecclesiale”.
E, soprattutto, “attori di un marcio sistema predatorio e lucrativo, talora reso possibile grazie a limitate, ma assai incisiva, complicità e connivenze interne”. Le attività istruttorie, ha invece precisato il Vaticano , svolte anche con rogatorie negli Emirati Arabi, in Gran Bretagna, Jersey, Lussemburgo Slovenia e Svizzera, hanno consentito di portare alla luce una vasta rete di relazioni con operatori dei mercati finanziari che hanno generato consistenti perdite per le finanze vaticane, avendo attinto anche alle risorse, destinate alle opere di carità personale del Santo Padre. Un sistema marcio, quello nel quale si sono mossi i protagonisti di questo scandalo che ha lambito anche le stanze più importanti del palazzo Apostolico, nel quale il molisano Torzi ha svolto il ruolo di intermediatore finanziario, finendo poi in carcere. Su di lui, a processo il 27 luglio insieme agli altri nove imputati, sono aperti anche altri fascicoli a Roma e a Milano.

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