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Apertura - Cronaca - 25 Settembre 2020

Crac Ittierre, Tonino Perna condannato a sette anni. La difesa ricorre in Appello

L’ex re molisano della moda, Tonino Perna, è stato condannato per bancarotta fraudolenta a sette anni di reclusione, più interdizione perpetua dai pubblici uffici, per il crac Ittierre. Questa la sentenza nel suo complesso emessa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Nardelli, con Zarone e Cappelli a latere: Tonino Perna, 7 anni, Maurizio Negro 6 anni, Paolo Giorgio Bassi 3 anni e 4 mesi, Andrea Manghi 3 anni e 4 mesi; Franco Orlandi 3 anni e 4 mesi. Pene accessorie: per Perna e Negro interdizione perpetua dai pubblici uffici; altra pena accessoria per Perna l’interdizione dagli uffici delle imprese per 7 anni. Assolto invece il noto commercialista isernino Simone Feig. L’inchiesta ‘Alta moda’ inizia nel 2012, quando il Perna viene clamorosamente arrestato dalla Guardia di Finanza, finendo in carcere per 18 giorni. Una notizia che fece il giro del mondo visto ciò che aveva rappresentato l’Ittierre nel campo della moda e del luxury, fino a quel momento. Le indagini, ad essere precisi, cominciarono già nel 2009, dopo l’insediamento della triade di commissari governativi Stanislao Chimenti, Andrea Ciccoli e Roberto Spada e l’inizio dell’amministrazione straordinaria. Per la procura, Perna aveva messo in campo, in maniera reiterata, operazioni commerciali antieconomiche, ovvero per nulla a vantaggio della società It Holding, ma solo per scopi personali. Il tutto attraverso il sistema delle cosiddette ‘scatole cinesi’, complessi apparati societari finalizzati a distrarre e occultare beni e risorse. Sistema che aveva condotto gli inquirenti a monitorare società con sedi alle isole Cayman, alle Isole Vergini e in Lussemburgo. Sin dallo scoppio del caso, l’ex re della moda aveva sempre negato le accuse a suo carico, dichiarando ai giudici di aver “agito nell’interesse esclusivo dell’azienda”, forte delle motivazioni addotte dai giudici del tribunale del Riesame di Campobasso – che lo aveva rimesso in libertà – e confermate della Cassazione al momento della sua scarcerazione. In 14 pagine i giudici di Campobasso parlarono di “basi debolissime” dell’inchiesta, “assunti errati” e “metodi sbagliati”. Per il Riesame, Perna non doveva finire in carcere e il giudice per le indagini preliminari non avrebbe nemmeno motivato le esigenze cautelari. Oggi, 8 anni dopo, la sentenza di primo grado. Scontato il ricorso in Appello, come annunciato dall’avvocato difensore di Perna, il legale del Foro di Roma Marco Franco.

Al di là dell’entità della pena – commenta il legale -, che non trova alcuna giustificazione, ancora una volta laddove l’impianto accusatorio iniziale si confronta con un giudice di merito, viene demolito. Infatti, dei 13 capi d’imputazione residuati per la fase dibattimentale, il cavalier Perna è stato assolto da ben 8 imputazioni, che si aggiungono alle 3 precedenti contestazioni già cadute in fase di indagini e di udienza preliminare. In altre parole, delle 16 contestazioni inizialmente mosse a carico del Cavaliere e che avevano determinato la misura cautelare personale, peraltro immediatamente demolita dal Tribunale del Riesame di Campobasso, ben 11 sono state ritenute del tutto inconsistenti (la formula assolutaria è infatti per l’insussistenza del fatto), rimanendo la condanna di primo grado limitata alle sole 5 ipotesi delittuose che, siamo certi, verrà ampiamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Aspettiamo, con curiosità giuridica – conclude l’avvocato Franco -, di leggere le motivazioni, che certamente impugneremo al fine di ottenere completa e definitiva giustizia”.

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