Home Attualità Incendio al Veneziale e sito di Pietrabbondante chiuso, per Di Clemente segnali preoccupanti

Incendio al Veneziale e sito di Pietrabbondante chiuso, per Di Clemente segnali preoccupanti

Tiziano Di Clemnete torna su due vicende che hanno destato parecchie perplessità nella pubblica opinione. Per il segretario regionale del Pcl:

“L’incendio del 29 maggio al reparto di senologia del Veneziale di Isernia di ipotizzata origine dolosa e la chiusura del sito di Pietrabbondante, sembrano due episodi in conferenti tra loro, ma in realtà danno la cifra del fallimento della classe dirigente politica e burocratica locale, a parte le responsabilità più generali ministeriali e del governo centrale.

Il reparto di senologia di Isernia da sempre molto qualificato ed efficiente, già preso di mira nell’ottica di attacco alla sanità pubblica molisana, per l’assurdo smantellamento contro le esigenze delle tante donne che se ne servono, è stato oggetto di un incendio pare doloso (in piena emergenza Covid ciò è stato possibile nonostante i limiti di accesso), e nel contempo il suo primario Rispoli (molto elogiato dalle pazienti) viene anche sottoposto a procedimento disciplinare dai vertici burocratici della ASREM, per aver espresso alla stampa sue legittime opinioni sull’emergenza Covid, sulla base di una norma bavaglio locale di matrice fascista, di cui continuiamo a chiedere l’abolizione.

E scalpore ha fatto l’episodio recente dei visitatori venuti da Roma che hanno trovato chiueso lo splendido sito archeologico di Pietrabbondante, che gli storici indicano il primo Senato d’Italia, una magica simbiosi tra paesaggio e natura, di epoca sannitica e poi romana.

Nessuna indicazione sul sito web, abbandono totale alla mera chiusura perché senza personale, quando vi sarebbe un’importante fonte di occupazione per un servizio utilissimo che peraltro andrebbe qualificato; eppure sono tanti giovani e meno giovani, disoccupati o precari, pronti e capacissimi per farlo. E analoghe considerazioni possono farsi dei siti di Altilia o di San Vincenzo al Volturno e dei tanti altri diffusi nella nostra regione.

Le risorse vengono tolte alla sanità e ai beni culturali per pagare interessi dei banchieri padroni del debito pubblico acquistato con il frutto delle loro stesse grandi rapine sociali nel tempo e per coprire i miliardi rubati da capitalisti e faccendieri tra fondi perduti, evasione, truffe e corruzione. Il resto della dilapidazione per i profitti privati, lo consumano i governanti locali e loro camarille.

Insomma sul nostro territorio, tagli dei servizi essenziali a parte, vediamo pazienti, medici, infermieri, oggetto di aggressioni e ospedali oggetto di incendi dolosi come segno dell’abbandono totale in cui i presidi sanitari vengono lasciati, così come accade per i luoghi archeologici di primaria importanza di cui si impedisce la fruizione, la sana e diffusa valorizzazione culturale.

Dunque ha ragione la signora di Termoli, che intervenendo al presidio per sanità pubblica innanzi al Consiglio regionale di stamane, ha detto “che è inutile tornare a votare questo o quel partito inclusi i Cinque Stelle visto che non cambia nulla”.

Ed è vero. Noi aggiungiamo solo che, proprio per questo, è necessario costruire le conquiste sulla lotta sociale come la storia ci insegna, legando anche la battaglia immediata quotidiana alla prospettiva di un governo dei lavoratori, di nuove istituzioni non più separate dalla popolazione e che esprimano un livello superiore di democrazia.

Senza questa prospettiva rivoluzionaria e anticapitalista, lor signori e notabili al potere della Regione e delle Province, quelli di oggi e di ieri, e di ogni colore, continueranno ad occupare i loro scranni, ricevendo le loro prebende solo per servire interessi economici e politici di questa o quella cordata, in perenni camarille e guerre spartitorie per tutto il Molise, da bravi partiti e comitati di affari della borghesia”.

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