Tentativi a Venafro per “salvare”, cioè per tenere nella sua interezza religiosa e civile la Festa della Madonna del Carmine del 15 e 16 luglio prossimi. Contratti tantissimo, causa covid, i festeggiamenti patronali del 16, 17 e 18 giugno in onore dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria, rappresentati quest’anno solo da sante messe e riti religiosi senza processioni e senza appuntamenti civili ossia col deserto assoluto ed assai avvilente su strade, piazze ect., si sta cercando con tentativi in extremis di tenere al completo la ricorrenza dedicata alla Vergine del Carmelo che, com’è noto, avviene a metà luglio alla periferia ovest della città nelle adiacenze della chiesa dedicata alla Madonna del Carmine. Alla possibilità di effettuare tali festeggiamenti religiosi e civili, stanno lavorando in molti tra cui Ernesto Cardarelli, da qualche anno Presidente del Comitato Festa Madonna del Carmine dopo esserlo stato per oltre un decennio per gli appuntamenti patronali di giugno. “Mi sono sentito col Sindaco Ricci -spiega Cardarelli- invitandolo a verificare presso la Prefettura di Isernia se possibile procedere con l’organizzazione della Festa del Carmine, alla luce delle notizie secondo le quali dal 14 luglio tante restrizioni verrebbero rimosse e si potrà procedere a sagre, fiere ed a tant’altro, festività patronali comprese ritengo. Se così stanno le cose, abbiamo urgenza di saperlo per la raccolta dei fondi popolari e perallestire i diversi appuntamenti religiosi e civili. Spero tanto, a nome di tutti i venafrani, che ci si consentirà di organizzare in toto la Festa del Carmine 2020 di Venafro così da soddisfare le attese generali, dopo la cocente delusione popolare per il mancato allestimento degli attesissimi appuntamenti patronali di metà giugno. Il primo cittadino della nostra città mi ha garantito che appena concluse le festività patronali si attiverà per avere notizie ufficiali e certe circa la prossima ricorrenza della Madonna del Carmine. Mi auguro che siano tali da consentirci di “salvare” tale festa popolare. Non aspettiamo altro che poter mettere mano e mente alla sua organizzazione civile/religiosa, come da consolidata e storica tradizione”.
Tonino Atella

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