Un fiume di denaro e le alte sfere del Vaticano. Un prestigioso palazzo nel cuore di Londra e un finanziere originario di Larino. Sono gli ingredienti che costituiscono il corpo dell’inchiesta per la quale Gianluigi Torzi è in stato di fermo su indicazione della procura vaticana in una delle tre stanze della Gendarmeria.
Il suo nome, qualche anno fa, era diventato noto alla cronaca locale, per via della famosa villa al mare dell’allora presidente della Regione Frattura, con il quale aveva condiviso l’affare. Poi, la procura di Larino, archiviata la posizione del governatore aveva rinviato a giudizio il faccendiere, che ad ottobre dovrà comparire davanti ai giudici del tribunale frentano.
Negli ultimi tempi il suo nome era riemerso nella vicenda legata al crac della banca popolare di Bari.
Poi, rivelano ora gli atti della procura della Santa Sede, Torzi tramite una serie di conoscenze, aveva trattato per conto del Vaticano l’acquisto del palazzo di Sloane Avenue, a Londra. Mediatore dell’affare, proprio il broker molisano.
L’affare, una montagna di milioni, si era incagliato perché, stando alla ricostruzione della procura vaticana, Torzi avrebbe ceduto 30mila azioni per la compravendita, ma avrebbe trattenuto per sé un pacchetto di mille titoli che, a differenza di quelle passate al Vaticano avevano diritto di voto. In sostanza avrebbe tenuto per sé la titolarità del palazzo. Dagli atti dei magistrati di Oltretevere emerge il racconto di un emissario della Segreteria di Stato, secondo il quale nel giorno di Santo Stefano provò a far sottoscrivere a Torzi una dichiarazione per risolvere la vicenda, ma il mediatore rifiutò. Torzi chiedeva 20 milioni per chiudere la transazione, scesi poi a 15 poi pagati a Torzi
In una intervista rilasciata oggi al al Giornale, uno degli indagati in questa vicenda, Monsignor Alberto Perlasca, rivela che uno dei tentativi di estorsione avvenne anche in presenza di Papa Francesco. Mi sembra molto brutto – ha risposto Perlasca al giornalista del Giornale Fabio Marchese Ragona – chiamare direttamente in causa il Santo Padre in questa vicenda. So che alla fine di dicembre del 2018 ci fu un incontro con Papa Francesco, al quale non fu presente nessuno dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato. Per cedere quelle mille azioni con diritto di voto, Torzi, secondo la procura Vaticana, accettò 15 milioni di euro, al pagamento dei quali, secondo i magistrati, si è consumata l’estorsione.

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