Home Attualità Venafro. La storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria (II Parte)

Venafro. La storia umana e di fede dei Santi Martiri Nicandro, Marciano e Daria (II Parte)

Pubblichiamo la seconda parte della storia la storia umana e di fede dei santi martiri di Venafro Nicandro, Marciano e Daria e i sentimenti popolari, a cura di Tonino Atella.

“Trascorrono secoli -prosegue la testimonianza scritta di Tonino Atella- e nel 955 viene eretta una Basilica, ovviamente assai diversa dall’attuale, sul luogo del martirio e in ragione della crescente fede popolare di venafrani e popolazioni del territorio circostante. Il luogo di culto è affidato in custodia ai monaci basiliani, ordine monacale assai diffuso in quel tempo e successivamente scomparso. All’epoca comunque dei resti mortali dei Martiri non c’è traccia, ma fede e convinzione delle genti del posto sono tali da fortificare sempre più l’idea che in loco siano avvenuti i martirii e come tale bisogna pregare ed aspettare eventi nuovi. Altre centinaia di anni corrono via, fino a quando circa sei secoli orsono la Basilica é affidata in custodia ai Frati Minori Cappuccini Francescani, l’ordine religioso che attualmente la cura con tantissima devozione. E coi Cappuccini nell’attiguo Convento si arriva al 1930 quando, per la determinazione e l’assoluta convinzione di due religiosi dell’epoca, P. Leone Patrizio e F. Angelantonio Carusillo, il primo Superiore del Convento venafrano ed il secondo comune Frate di cerca, assieme a volontari del posto si scava nottetempo per un lungo periodo nel sottosuolo dell’altare principale, senza preavvisi ed autorizzazioni di sorta. Ed è proprio grazie alle convinzioni ed alla fede dei predetti religiosi, oltre che dei civili volontari al loro fianco, che finalmente viene alla luce il Sarcofago del Patrono San Nicandro, di cui P. Leone e F. Angelantonio erano convintissimi di trovar traccia ! Murate sulla destra del Sarcofago sono rintracciate altre due sepolture, mai comunque scientificamente esaminate, che si ritiene appartengano a San Marciano e Santa Daria. Del resto, così come tali due sepolture non risultano ufficialmente ispezionate, altrettanto dicasi per il Sarcofago nel quale si ritiene riposino i resti del Patrono. In passato, aprendo un piccolo varco su un lato e introducendovi qualcuno a fatica un braccio, si vuole che siano state toccate ossa umane. Per i venafrani, ed è bene ribadire che una crescente voce popolare col tempo diventa storia ossia fatto certo, trattasi dei resti del giovane e coraggioso ufficiale dell’esercito romano Nicandro! Trascorrono altri tre anni da tali scavi notturni non autorizzati, che tra l’altro si vuole che siano costati l’allontanamento definitivo da Venafro dei due religiosi che agirono all’insaputa dell’Ordine Francescano, e nel 1933 l’allora Superiore del Convento e Custode alla Basilica, P. Guglielmo, procede alla sistemazione della Cripta, cui il popolo venafrano decide di conferire massimo decoro. Una bellissima gara di solidarietà fa sì che ognuno a Venafro faccia il massimo possibile per abbellire la Cripta e renderla degna di ospitare i Martiri. Operai, manovali, fabbri, commercianti, artigiani ect. l’aggiustano, l’abbelliscono e tanti sono coloro che si prodigano. Tra questi, due vanno segnalati: il fabbro Nicola Atella, che realizza e dona alla Basilica la particolare ed attuale struttura di ferro a protezione del Sarcofago del Patrono, e l’artigiano Arduino Cardines, che con le proprie mani dà forma al lampadario in ferro battuto (diametro ca. 2 mt., con 10 punti/luce) posto al centro della Cripta, illuminandola magnificamente.
Intanto prende corpo una suggestiva convinzione popolare: ossia che la Santa Manna, liquido che si raccoglie prodigiosamente e nei momenti più impensabili dell’anno in una pietra concava in fondo al pozzetto sottostante l’altare storico principale della Basilica e a ridosso del Sarcofago del Patrono senza essere collegata con alcuna rete o condotta idrica, si accredita sempre più la convinzione popolare -si diceva- che la Santa Manna abbia qualità miracolose. Il popolo di Venafro e dei centri limitrofi attribuisce infatti al liquido poteri superiori, miracolosi appunto, tanto da berne, cospargerla sul corpo dei sofferenti e porgerla ai malati perché guariscano. I voti depositati nel corso dei decenni in Convento -oggi purtroppo rimossi a seguito di lavori di ristrutturazione del sito religioso, ma che presto dovrebbero tornare ad essere esposti stando alle intenzioni dei Frati oggi presenti a Venafro- confermano il convinto e fermo credo popolare verso quanto si raccoglie a ridosso del Sarcofago del Santo, vale a dire la sua prodigiosità. La fede nella Santa Manna è tanta e crescente che i devoti in continuazione, quando ce n’é …, ne chiedono ai Frati Cappuccini i quali volentieri la distribuiscono. La Santa Manna diventa così una costante della fede popolare e dei comportamenti quotidiani dei venafrani e delle popolazioni limitrofe, suscitando interessi diffusi. Ad onor del vero non manca chi, scettico, chiede che il liquido venga analizzato scientificamente in laboratorio per accertarne la natura, ma sin’ora questo ufficialmente non é stato fatto dalla Chiesa e con tutta probabilità le cose tali resteranno, anche se nel recente passato da parte di un Vescovo della Diocesi d’Isernia/Venafro si tentò di farne analizzare un quantitativo minimo presso un laboratorio di analisi nel capoluogo partenopeo, ma il tutto non giunse ad una conclusione data la quantità minima -si vuole- portata ad analizzare e da allora nessuno più ha ritenuto di ripetere studi, accertamenti e quant’altro. Per i venafrani comunque, e non solo per loro, la convinzione è che la Santa Manna sia presente in fondo al pozzetto a ridosso del Sarcofago del Patrono a testimoniare -è l’opinione diffusa- l’amore e la vicinanza del Santo alla città e alle opere dei suoi abitanti, in ragione della loro positività. Presenza preziosa e rilevante quindi, quella della Santa Manna, quale ennesima conferma della fede popolare”. (SEGUE)
Tonino Atella

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Potrebbe interessanti anche:

Bagnoli del Trigno, cento anni per nonna Giuseppina Tinaburri

La comunità di Bagnoli del Trigno in festa per i cento anni di Giuseppina Tinaburri. Nata …