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Attualità - Evidenza - QD - 21 Febbraio 2020

Palazzo a Londra, continua l’inchiesta sulla mediazione di Gianluigi Torzi

Si complica e di molto l’affaire dell’acquisto del palazzo di Londra con i soldi del Vaticano, una trattativa in cui ha avuto un ruolo chiave il finanziere molisano, di Termoli, Gianluigi Torzi, socio e amico di Paolo Frattura e comproprietario, con l’ex governatore, della famosa villa al mare al centro di un servizio delle Iene sulla vicenda che fece parecchio rumore. Personaggio finito all’onore delle cronache anche per la vicenda della Banca Popolare di Bari.
La notizia del giorno è quella della perquisizione dell’abitazione di monsignor Alberto Perlasca. Il prelato ha consegnato tutto quello che aveva nelle mani dei gendarmi pontifici che gli hanno anche bloccato il conto allo Ior. Perlasca ha diretto dai tempi di Papa Ratzinger l’ufficio nella Prima Sezione dove si effettuano investimenti e si controllano le rendite del tanto discusso Obolo di San Pietro e dei fondi di pertinenza della Segreteria, un tesoretto dell’ammontare di qualche centinaio di milioni di euro che serve al Vaticano per il suo funzionamento. Il prelato viene considerato dagli inquirenti uno dei principali testimoni dei passaggi interni relativi all’acquisto dell’ormai famoso immobile londinese, un edificio sul quale è stato fatto un investimento definito opaco dallo stesso Papa.
Sicuramente il nodo che presenta maggiori ambiguità è quello che ha visto – nel 2018 – l’ingresso nell’operazione di Londra di Gianluigi Torzi, un broker molisano fino a quel momento sconosciuto in Vaticano. Venne introdotto da un amico del pontefice, presidente di una cooperativa sanitaria. In pratica fu lui a presentare Torzi al funzionario della Segreteria di Stato, Tirabassi. Sempre lui propone come intermediario il broker molisano per l’acquisto del palazzo a Londra. Il suggerimento di fare entrare Torzi nella operazione non fu messo in discussione, perché tutti sapevano che a proporlo era stato una persona di fiducia del Pontefice. Lo stesso che accompagnò a Londra Torzi per una serie di riunioni, assieme all’avvocato Intendente. Fu redatta una bozza e nel 2018 venne firmato un accordo su cui oggi si indaga e il Vaticano sarebbe stato legalmente costretto a pagargli quasi 10 milioni di euro e almeno 2 per consulenze. E oggi la magistratura e la Gendarmeria vaticana stanno facendo luce sull’intricato affare immobiliare che, alla fine, potrebbe anche essere del tutto regolare. Infatti se quando pagato dal Vaticano a Torzi può sembrare parecchio, dall’altro canto potrebbe pur sempre trattarsi del pagamento di una regolare intermediazione.

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