Solo carta straccia. Il riconoscimento di ospedale di area disagiata sbandierato ai quattro venti sa solo di presa in giro. Se altrove i presidi con gli stessi requisiti hanno conservato i servizi essenziali – ottenendo in alcuni casi anche qualcosa in più – ad Agnone l’opera di smantellamento va avanti senza colpo ferire, nel silenzio di tutti, come già denunciato da Nunzia Zarlenga, fondatrice del comitato “Il cittadino c’è”. L’ultimo fax inviato dalla direzione generale dell’Asrem ha fatto gelare il sangue al personale e ai pazienti del Caracciolo: facendo seguito al nuovo atto aziendale, è stata infatti annunciata la disattivazione dell’unità di chirurgia generale dell’ospedale di Agnone e disposto il blocco immediato dei ricoveri ordinari e le successive e progressive dimissioni dei pazienti ricoverati. “Se questa è la risposta del governatore Frattura, a questo punto gli consiglierei di non presentarsi più in Alto Molise. Questo provvedimento contraddice tutto ciò che ha promesso”, ha commentato don Francesco Martino, simbolo delle battaglie in difesa del Caracciolo. Chirurgia, per intenderci, è quel reparto che solo qualche anno fa, sotto la direzione del dottor Iavicoli, era considerato un’eccellenza nel panorama sanitario nazionale. Richiamava pazienti da tutte le regioni vicine, grazie anche a una serie di innovazioni introdotte; tra queste la possibilità di recuperare il sangue, evitando così le trasfusioni ai pazienti con esigenze particolari. Ed è lo stesso reparto che si ritrova con una sala operatoria rimessa a nuovo un annetto fa – con una spesa di 150mila euro – e che ora servirà a poco o niente, a maggior ragione perché mancano anche gli anestesisti. Più che a un ospedale, dunque, il Caracciolo somiglia sempre più a un ambulatorio. Da un lato i servizi diminuiscono, dall’altro c’è il personale che va in pensione e che non viene sostituito. E chi resta medita di essere trasferito. Nelle ultime settimane – più che alle interrogazioni parlamentari e agli incontri al ministero – ci si era aggrappati al ricorso al Tar Molise. Ma il rinvio dell’udienza a gennaio del 2018 ha il sapore di una sconfitta. Un’eventuale sentenza favorevole ai ricorrenti arriverebbe fuori tempo massimo, con le sorti dell’ospedale già decise da un pezzo.

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