francesco-di-trocchioSembra ormai prossimo al naufragio l’ennesimo tentativo di rilanciare la ex Ittierre. Anche la Oti, nata dalle ceneri della storica azienda di Pettoranello, naviga in acque agitatissime. I circa 40 dipendenti da tre mesi non vedono lo stipendio, al tempo stesso – sottolineano le organizzazioni sindacali – non hanno più contatti con i vertici dell’azienda. Si va avanti con una sorta di autogestione: il personale, pur di mantenere i rapporti con i pochi clienti, manda avanti la baracca producendo qualcosa, ma non si sa fino a quando tutto questo sarà possibile e sostenibile, visto che le risorse in cassa scarseggiano: “La situazione è caotica, i dipendenti non vengono retribuiti da circa tre mesi – ha detto Francesco Di Trocchio, segretario territoriale della Femca Cisl – e l’azienda ha un cda dimissionario. Anche il cda della controllante Ikf è dimissionario. C’è una richiesta di concordato preventivo al tribunale di Milano, ma ci risulta che il piano di ristrutturazione non sia stato presentato e che sia stata chiesta un’ulteriore proroga. L’azienda è all’autogestione. Con qualche risorsa che entra devono gestire i fasonisti, devono gestire il pagamento delle spettanze. C’è il rischio sfratto e il rischio del taglio dell’energia elettrica”. Per cercare di salvare il salvabile e possibilmente rilanciare la produzione, per salvaguardare questi posti di lavoro, le segreterie regionali dei sindacati di categoria di Cgil, Cisl, Uil e Ugl hanno chiesto al prefetto di Isernia Fernando Guida di istituire un tavolo tecnico che coinvolga i vertici della Oti e le istituzioni: “Lo chiediamo – ha aggiunto il sindacalista – per fare in modo che al tavolo ci sia qualche rappresentante dell’azienda e quindi avere un interlocutore con cui poter affrontare sia la problematica occupazionale sia per valutare il futuro di un’azienda che avrebbe dovuto dare slancio al settore tessile. E invece siamo ancora all’anno zero”. In verità ormai sono davvero poche le persone che credono alla rinascita della Ittierre. “Il settore tessile – è il parere di Di Trocchio – può avere ancora un futuro in provincia di Isernia, ma con i soggetti industriali giusti”.

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