Pubblicato: lunedì 01 luglio, 2019 - Tempo di lettura: 6 min.

“E’ ora di dirla tutta”: la riflessione del dottor Bernardino Molinari

di Bernardino Molinari
«Non giochiamo a rimpallarci le responsabilità: politici, amministratori,
commissari, direttori, basta all’ipocrisia! Sembra quasi che ora ci stiamo
svegliando da un sogno e ci troviamo di fronte a una catastrofe, in una realtà
surreale.
Non è così! Ci troviamo di fronte ad un esito preannunciato!
E la colpa è di ognuno di noi, perché nessuno credeva fino in fondo che potesse
accadere.
La colpa è delle termolesi che si sono rivolte altrove, in maniera del tutto
legittima, per carità, per trovare garanzia di un risultato che qualcuno gli ha fatto
credere di non poter trovare a casa propria.
La colpa è di noi medici che abbiamo accettato sulla nostra pelle di tollerare una
situazione illegale, denunciate più volte ma alla fine accettata per sfinimento,
dopo le ripetute richieste e sollecitazioni di risoluzione del problema mai prese in
debita considerazione, anche quando si era propositivi.
Ormai da circa dieci anni abbiamo un organico dimezzato e continuiamo a fare
turni massacranti, rinunciando alle ferie, ma rischiando anche la mancata
copertura assicurativa professionale in caso di sinistri. Tutto ciò per evitare di
privare le donne del Basso Molise di un servizio essenziale ma, inconsciamente
o forse consapevolmente, anche per la ricompensa economica derivante dal
turni aggiuntivi che, per altro, ha contribuito a svuotare ulteriormente le casse
già vuote dell’Asrem.
Asrem che da parte sua non è riuscita a reperire medici per evitare il countdown
verso il tracollo; perché va detta tutta: i concorsi non sono andati tutti deserti! Ci
siamo fatti sfuggire quei pochi medici che avevano risposto all’avviso di incarico
a tempo determinato, al concorso di mobilità interregionale, al concorso di
assunzione a tempo indeterminato.
Le responsabilità dei politici poi …. Vattelapesca!!! Continuiamo a vederli e
sentirli, l’uno contro l’altro armati, di fronte ad un tiro incrociato, da destra a
sinistra, da nord a sud (leghisti e grillini), una pantomima o una farsa, che dir si
voglia, che non porterà a trovare e soprattutto attuare soluzioni utili alla
popolazione.
Abbiamo poi gli esperti del risk management i quali sono convinti che la
soluzione decretata sia l’unica ed inevitabile e cercano di convincerci che la
mancata sicurezza per mamma e bambino dipende esclusivamente dal fatto che
ci sono meno di 500 parti e come dice la Balduzzi (per altro dietro l’indicazione
di noi ginecologi) aumenta il rischio clinico e quindi si deve chiudere. Ma ciò
conseguenzialmente significa ammettere che le mamme isernine o quelle
venafrane per molte generazioni hanno rischiato grosso dato che solo nel 2018
a Isernia si e superato i 500 nati.
Mi sembra che questo discorso sia un tantino lacunoso, non regge.
Piccola digressione che però ci fa capire meglio lo stato delle cose: da
un’indagine di una prestigiosa testata giornalistica italiana, pubblicata nel mese
di aprile, risulta che nell’anno 2017 (anno di riferimento) in Italia ben 84 punti
nascita su 442 hanno avuto meno di 500 nati. Si parte da San Giacomo di Licata
con soli 11 nati, per passare all’ospedale Delta del Po con 14 parti, ospedale
Arrigo di Alessandria 17, Castelnovo nei Monti 53, Mazzara del V allo 73, Borgo
Val di Taro 90, Asiago 98; solo per citare alcuni al di sotto dei 100 nati, e mi
chiedo: di questi 84 punti nascita, tutti a rischio per mamma e neonato, quanti,
ad oggi, sono stati chiusi e quanti invece hanno ottenuto la deroga?
Ma torniamo a noi molisani. Per completezza va detto che anche il Cardarelli di
Campobasso, dove c’è il punto nascita di secondo livello regionale, è a rischio
perché ci sono meno nati della soglia prevista per tale strutture che e pari a
1000; senza voler aggiungere che per questa estate, dovendo garantire le ferie
estive al personale come prevede il CCNL, si avrà una neonatologia non
pienamente efficiente per mancanza, anche lì, di medici; per cui potrà rendersi
necessario traferire le gravide pretermine fuori regione. Come dovrà fare anche
Isernia.
Allora mi chiedo: quale punto nascita del Molise è sicuro?
Lungi da me aprire una guerra tra poveri o fare dello sterile campanilismo, ma
sinceramente e con il coinvolgimento e la passione che mi appartengono, ml
domando se in questa Regione si può continuare a nascere (e farlo in sicurezza)
o solo a morire?
Si morire, perché mi viene spontaneo fare questa considerazione: da oggi,
Primo luglio a Termoli non è più consentito ricoverare le gravide m a resta attivo,
oltre alla ginecologia e agli ambulatori, il pronto soccorso ostetrico, cosa che ha
reso sgomenti tanti esperti del settore. Si e mai chiesto qualcuno cosa potrebbe
capitare ad una donna che si reca al pronto soccorso in fase avanzata di
travaglio o con un distacco di placenta (ultimo caso poco più di un mese fa) o
con una sofferenza fetale acuta? Non potendo essere ricoverata e non avendo il
servizio di elisoccorso, deve essere caricata su un ambulanza con destinazione,
a proposito, quale destinazione? Campobasso già mette le mani avanti
prevedendo che scoppierà, Vasto ancora di più, visto che la popolazione net
periodo estivo raddoppia o triplica. Allora non resta che telefonare a San
Severo, Chieti, Foggia, Pescara, San Giovanni Rotondo,e sperare di trovare
disponibilità di posto letto in uno di questi centri. Ma nel frattempo alla povera
malcapitata, che non pub avere la dovuta assistenza a Termoli e deve attendere
tempi incerti per avere le dovute cure, cosa potrebbe succede?
E al malcapitato ginecologo di turno cosa potrebbe succedere? Beh, motto
meno, solo una denuncia!
E parliamo di mancata sicurezza per meno di 500 parti?
Questa 6 la vera mancanza di sicurezza! Dobbiamo essere concreti e riflettere!
Non voglio fare allarmismo, sono solo realista.

Forse si doveva chiedere anni fa una deroga alla Balduzzi, come fece la
Basilicata, vista la nostra piccola realtà e il graduale ma costante spopolamento.
Non si può ragionare nel Molise con gli stessi parametri validi per le altre
Regioni.
Ma non è tempo di disquisire sul fatto o non fatto, o di attribuire colpe; urge
pensare al futuro! Vogliamo fornire un servizio imprescindibile alle donne
molisane, sancito per altro dalla costituzione?
A mio modesto parere credo che uno spiraglio ci possa essere per rendere
sicuri tutti e tre i punti nascita molisani. Approfittiamo del Decreto Calabria, non
facciamoci scappare anche questa occasione perché il vero problema e la
carenza di pediatri e ginecologi che non sono attratti dalla nostra realtà in
quanto sarebbero costretti ad enormi sacrifici se l’organico non si completasse.
Termoli, che è “un porto di mare”, in questi ultimi anni lo è stato anche per
ginecologi e pediatri che sono approdati, hanno riempito la cambusa e sono
ripartiti per lidi migliori perché più comodi e sicuri.
Voglio infine sottolineare che il provvedimento della dirigenza Asrem cita
“temporanea sospensione del ricoveri”.
Chi vuole intendere intenda e si renda partecipe fattivamente di una rinascita!

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Il Giornale del Molise - reg. Tribunale di Campobasso n. 269 del 11/10/2001- Editoria: Editoria Innovazioni Sviluppo srl - via San Giovanni in Golfo ZI - P.IVA 01576640708
Editorialista: Pasquale Di Bello - Direttore responsabile: Manuela Petescia

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