Pubblicato: martedì 26 marzo, 2019 - Tempo di lettura: 5 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Non c’è democrazia senza un’alternativa

di Angelo Persichilli

Vi sono indubbie analogie tra il massacratore di Christchurch e il mancato pluriomicida di Milano. Ma tali analogie servono a farci capire il perché questi tragici fatti? Dopo le reciproche accuse di coloro che cercano sfruttare tali avvenimenti per fini politici, il resto lo fanno gli avvocati che, chiedendo, una perizia psichiatrica, tolgono il delinquente dal mazzo e tutto il resto si autoassolve.

Invece bisogna andare oltre, individuare i responsabili di questo imbarbarimento del dibattito che partorisce violenza. Ma per farlo bisogna prima liberarsi delle antiche zavorre ideologiche di qualsiasi colore e andare alla radice.

Ci sto provando. Ora non appartengo ad alcuna parrocchia politica. Ne ho avuto una, la Democrazia Cristiana, ma è chiusa per mancanza di preti. Ora bisogna cercare la persona giusta, ovunque si trovi, anche se questo è sempre più difficile in quanto il più pulito ha la rogna (chiedetelo alla povera Raggi). Bisogna comunque abbandonare l’equilibrio dialettico su temi falsamente ideologici e individuare colpe e responsabili.

In questo contesto dico che il maggiore responsabile del caos politico e sociale in Italia è Matteo Renzi.

Qualcuno dirà ‘…e mo’ te ne accorgi?” In verità me ne ero accorto da tempo ma, siccome avevo un certo rispetto per lui, speravo tanto che si mettesse dignitosamente da parte.

Renzi è stato un leader politico giovane, con un certo carisma, anche qualche successo con qualche idea di rinnovamento che, anche se confusa, sollecitava speranza. Ho creduto in lui e, per un certo periodo, l’ho anche difeso e votato, ma ha fallito.

Ma la sua colpa principale non è il fallimento, che in una carriera ci può anche stare, ma la gestione del fallimento stesso caratterizzata dalla sua caparbietà di rimanere leader a tutti i costi. Una specie di Hillary Clinton made in Italy che, troppo presuntuosa per fare un passo indietro, ma incapace di fare un passo avanti, si è messa di traverso contribuendo all’elezione di Donald Trump. Renzi ha fatto lo stesso in Italia favorendo la creazione del governo Conte-Salvini-Di Maio.

Confermo che Trump non mi è piaciuto quando era un businessman e non mi piace ora come politico. Nemmeno Salvini mi piaceva, ma non lo considero il Trump italiano. Non mi piacciono alcuni suoi commenti caustici su certi avvenimenti drammatici del presente che contribuiscono a rivangare un suo passato che ho sempre combattuto, ma la causa di questo imbarbarimento dialettico è da ricercarsi nelle azioni sconsiderate e provocatorie di altri. E questo mi riporta su Renzi e i suoi successori.

Preciso che mi riferisco specificamente al PD di Renzi e Martina, una organizzazione politica né di destra, né di sinistra, ma un contenitore dei rimasugli dei partiti della Prima Repubblica. Successivamente la sinistra ha abbandonato il PD (anche se non so dove sia finita) lasciando questa barca alla deriva nelle mani di Renzi e compagni (non in quel senso). È invece ancora presto per esprimere un giudizio sul PD di Zingaretti.

Ma quale è la colpa di Renzi? A mio avviso è la mancata capacità di collegare la violenta e disperata retorica usata per fare politica e le drammatiche conseguenze che essa ha sulla società. Questo tipo di retorica tira fuori il peggio da tutti noi.

Ma perché tale violenza verbale? Ignoranza prima e presunzione poi.

Renzi non ha capito la gravità dei flussi migratori dall’Africa e ha cercato la gloria in Europa con una capatina nella Casa Bianca di Obama. Ha fatto il vassallo di Francia e Germania aprendo i porti italiani per una photo-op insieme a François Hollande e Angela Markle che gli hanno fatto credere che in Europa contasse anche lui. I suoi successori hanno sostituito Hollande con Emmanuel Macron ma la musica non è cambiata, né al governo, né all’opposizione.

Francia e Germania avevano invece capito molto bene la gravità della situazione nel Mediterraneo, se ne sono sbarazzati lasciando il problema nelle mani degli utili idioti del PD. Contrariamente a Parigi e Berlino, i resti del PD non avevano capito che non si trattava di qualche barcone pieno di sventurati provenienti dall’Africa, ma di un esodo pluriennale, frutto di un genocidio, in alcuni, come in Libia, innescato proprio dalla Francia e dalla sua politica coloniale. Fuga che coinvolgeva milioni di persone e che si è poi tramutata in traffico di esseri umani con ingenti guadagni soprattutto per il crimine organizzato.

Una volta perse le elezioni, i resti dei renziani, incapaci di presentare un programma concreto e sostenibile (se lo avessero avuto non avrebbero perso le elezioni) hanno fatto ricorso alla rissa dialettica. Hanno esacerbando il dibattito creando due partiti, quello dei razzisti e degli antirazzisti, conditi da manate di fascismo e antifascismo e facendo venire fuori il peggio di tutti i partecipanti.

Ed eccoci a Salvini. È il leader della Lega un razzista? Se lo è non lo è per la gestione del fenomeno migratorio. Egli sta facendo quello che avevano fatto Holland e i successivi governi socialisti francesi, spagnoli e dei democristiani tedeschi. Tutti avevano chiuso porti e frontiere come e prima di Salvini.

Bisogna creare una alternativa a Salvini? Ogni democrazia ha sempre una alternativa e, in questo momento, in Italia la matematica, confermata da risultati elettorali regionali a raffica, ci dice che non c’è.

Per crearla bisogna prima eliminare le cause che l’hanno eliminata. I democratici americani hanno capito che, per sbarazzarsi di Trump, dovevano prima sbarazzarsi dei Clinton. Hanno fatto il primo passo ora devono trovare il loro leader.

In Italia il PD è un passo avanti in quanto ha un già nuovo leader, Zingaretti, ma è anche un passo indietro in quanto c’è ancora Renzi e compagni messi di traverso. La loro presenza, e la loro dialettica politica, è il principale punto di forza dell’attuale governo.

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