Pubblicato: sabato 16 marzo, 2019 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Droga. Di Lucente interviene sugli ultimi fatti di cronaca: “Bisogna aiutare le famiglie con un patto di collaborazione”

Campobasso. A seguito degli ultimi fatti di cronaca avvenuti nel capoluogo il consigliere regionale dei Popolari per l’Italia Andrea Di lucente ha deciso di intervenire, dichiarando ,senza mezzi termini, la necessità di affrontare un problema, quello della prevenzione e della lotta alle tossicodipendenze, che non può più essere rinviato.

“Leggere questa mattina dell’ennesima aggressione di un figlio tossicodipendente ad una madre non può lasciarci indifferenti. Gli appelli che arrivano dalla società civile sono ormai numerosi. Il procuratore capo di Campobasso, Nicola D’Angelo, lo ha detto in ogni occasione possibile: il fenomeno in Molise diventa ogni giorno più serio, radicato e pervicace. A fronte di tutto questo, però, ci sono risposte che non riescono ad essere efficaci, che non affrontano seriamente il problema” ribadisce Di Lucente. Bene hanno fatto i colleghi Paola Matteo e Nico Romagnuolo a chiedere un tavolo tecnico sui fenomeni delle tossicodipendenze. E’ un primo passo che la politica può compiere, ma è – appunto – solo il primo. Quando ogni giorno le colonne di cronaca regionale si affollano di notizie di sequestri di droga, di azioni criminose compiute sotto l’effetto di stupefacenti, quando sono le mamme che arrivano a denunciare i loro stessi figli perché la situazione è diventata insopportabile, la realtà non può essere ignorata. Va affrontata. E per farlo serve un’azione congiunta. La Regione, nell’ambito delle prerogative garantite dagli accordi Stato-Regioni, deve fare la propria parte. Bisogna fare in modo che il peso della gestione del percorso di riabilitazione non sia un onere (morale prima ancora che economico) solamente delle famiglie”.

Il consigliere, dunque, propone un sistema integrato di azioni che possano abbracciare l’intero spettro del problema: dalla necessità di una prevenzione che sia coordinata e sistematica (quindi non affidata solamente alla bontà e alla sensibilità delle singole scuole) e che esca anche dalle aule scolastiche per arrivare nei luoghi di ritrovo dei giovani, fino alle azioni di recupero e di reinserimento di chi nel tunnel ci è già finito.

Di Lucente, infine, ha sottolineato la necessità di un patto tra gli operatori e una regia comune che coordini le singole azioni. “Viaggiare in solitaria oppure a compartimenti stagni non ci porterà ad affrontare seriamente il problema. Al contrario, coinvolgere tutti, dalle associazioni fino alla politica, potrà permetterci di stilare un piano d’intervento adeguato e rispondente alle esigenze di tutti”.

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