Pubblicato: venerdì 16 novembre, 2018 - Tempo di lettura: 5 min.

Discariche nel mirino della mafia

di Angelo Persichilli

Discariche e depuratori in territorio molisano sarebbero nel mirino di organizzazioni criminali per la disposizione di materiale pericoloso: l’allarme è lanciato in una relazione della Commissione nazionale antimafia nel suo rapporto del 2017.

Come dichiarato nel precedente articolo dal dott. Antonio Nicaso, studioso di fama internazionale dell’evoluzione delle varie mafie, l’attività criminale nel Molise si diversifica a seconda del territorio. Mentre nel Basso Molise è massiccia la presenza della mafia Garganica (o foggiana) molto attiva sul territorio soprattutto con investimenti a scopo di riciclaggio nelle aziende in difficoltà, è diverso invece il coinvolgimento criminale nella zona della provincia di Isernia e la parte matesina di Campobasso. Qui operano principalmente la Camorra e la ‘Ndrangheta.

Anche qui vengono usate piccole e medie aziende in difficoltà per il riciclaggio di denaro sporco, ma molto più redditizio potrebbe essere lo smaltimento di scorie industriali altamente inquinanti.

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Nell’area del Matese si avverte già un certo nervosismo quando si comincia a parlare di impianti per lo smaltimento di rifiuti. Proprio di qualche giorno fa è la pubblicazione sul Quotidiano del Molise di una iniziativa, appena fuori dai confini della Regione, per la costruzione di un impianto di riciclaggio di rifiuti in quel di Sassinoro. Secondo quanto riportato da Punto Agro News e ripresa da TG5, sulla vicenda starebbe indagando la Procura di Salerno. La Regione Molise si è già opposta a tale iniziativa e, secondo quanto riportato da questo Quotidiano, potrebbero presto aversi “iniziative di carattere legale” contro tale progetto.

Ovviamente niente di preciso e le indagini sono in corso ma ogni iniziativa nel settore comincia a destare allarmi.

Molto significativo l’allarme lanciato dalla Commissione parlamentare antimafia dopo una audizione tenuta a Campobasso il 27 aprile dello scorso anno.

Secondo quanto emerge dalla relazione finale della commissione per il 2017, vi sono “presunti traffici illeciti di rifiuti pericolosi da parte di organizzazioni di stampo camorristico che avrebbero scelto la Provincia di Campobasso per smaltire i propri carichi presso discariche e depuratori della zona”.

Si tratta di una attività molto redditizia per il crimine organizzato ma è quella più pericolosa in quanto distruggerebbe parte del territorio inquinando le vene acquifere con gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini. Sappiamo tutti cosa sta succedendo nella vicina Campania nella cosiddetta Terra dei fuochi e le discariche abusive per disporre di materiale inquinante o speciale, come quello, per esempio, proveniente dagli ospedali. Le autorità temono che presto ci potrebbero essere iniziative simili anche nell’Alto Molise.

L’ironia è che mentre i criminali sono promotori di iniziative, come in Campania, che distruggono il territorio con danni non solo al settore agricolo, ma anche e soprattutto alla salute dei cittadini, gli stessi criminali vogliono fare profitti anche su iniziative per la cosiddetta difesa dell’ambiente.

Un settore “particolarmente esposto in Molise – ci dice infatti Antonio Nicaso – è quello per la produzione dell’energia alternativa e rinnovabile”. Si tratta di un settore che da tempo, in altre Regioni “è nel mirino del crimine organizzato”, soprattutto della ‘Ndrangheta, della Camorra e della mafia siciliana.

Il meccanismo è il solito. Si coinvolgono imprenditori locali o dei prestanomi per la creazione di nuove aziende di copertura. Si presentano proposte per la costruzione di impianti che creano energia alternativa, in particolare energia eolica, usufruendo quindi di prestiti europei a fondo perduto o a tasso agevolato.

In questo contesto, precisa Nicaso, il Molise potrebbe offrire le condizioni ideali per gli investimenti di queste organizzazioni criminali offrendo il territorio e il prestanome. In molti casi i veri gestori dell’attività, come in altre iniziative simili in altre Regioni, sono “in altre parti dell’Italia o – dice Nicaso – addirittura nei Paesi dell’Est Europeo”.

Come avviene in questi casi, non sono però queste aziende di copertura che entrano in contatto con l’amministrazione europea. Esse presentano le loro proposte agli enti locali, Comuni, Province o Regione, e sono questi enti gli unici interlocutori con l’Europa. In altre parole, il controllo sulla credibilità degli investitori, è fatta dagli enti italiani, non europei.

A proposito di aziende in difficoltà e quindi più vulnerabili, già dal 2012 SOS Impresa, l’organizzazione della Confesercenti che si batte per denunciare abusi contro i piccoli imprenditori, rilevava che in Italia “sono a rischio d’usura 3.040.000 famiglie e 2.480.000 piccoli imprenditori” e che tra le Regioni “più a rischio di usura ci sono la Campania, Molise, Calabria, Puglia e Sicilia”.

Nicaso aggiunge che tale attività prevede l’arrivo anche di boss mafiosi che risiedono sul territorio per meglio coordinare l’attività imprenditoriale.

Si fanno vari esempi; in particolare l’arresto di alcune persone in due comuni molisani, Toro e San Giacomo degli Schiavoni, risultati essere esponenti del clan dei casalesi, molto attivi in crimini come le estorsioni e attività di bische clandestine.

Sarebbe auspicabile una maggiore attenzione investigativa per evitare che possano verificarsi investimenti mafiosi come è accaduto in altre regioni, con ovvie indispensabili collusioni con esponenti di amministrazioni locali. “È quindi necessario – dice Nicaso – che ci sia la massima disponibilità politica a non abbassare la guardia mettendo gli inquirenti nella posizione di potere indagare in modo efficace”.

Questo richiede però l’aiuto del governo nazionale che deve evitare di fare gli stessi errori fatti in precedenza quando i tagli alle spese hanno penalizzato le piccole regioni proprio nel momento in cui esse sono sotto attacco di organizzazioni criminali.

Il dott. Antonio Nicaso ed il Giudice Nicola Gratteri saranno a Campobasso il 30 novembre prossimo per presentare il loro ultimo libro, pubblicato dalla Mondadori, dal titolo “Storia segreta della ‘Ndrangheta”. Il libro è già alla seconda ristampa ed è secondo nella classifica dei libri più venduti in Italia.

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