Pubblicato: venerdì 16 novembre, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Consiglieri supplenti, la casta non molla. Bocciata di notte la proposta del M5S, occasione persa per il centrodestra. Forti dubbi sulla discontinuità con Frattura

DI GIOVANNI MINICOZZI

È passata quasi in sordina la notizia sulla bocciatura della proposta di legge presentata dal M5s per la riduzione dei costi della politica attraverso l’eliminazione dei consiglieri supplenti, ovvero di coloro che subentrano agli assessori nominati nella Giunta regionale per effetto della incompatibilità tra i due incarichi.
Tale norma venne inserita nella nuova legge elettorale approvata a maggioranza, con i voti favorevoli del centrosinistra, nel mese di dicembre del 2017, ovvero poco prima delle elezioni regionali del 22 aprile dell’anno successivo.
In quella occasione il centrodestra e i pentastellati bocciarono la proposta che, di fatto, ha incrementato i costi della politica per circa tre milioni di euro nei cinque anni di mandato e ha creato la totale subalternità al volere del Presidente di turno sia per i consiglieri supplenti sia (per alcuni aspetti) degli stessi assessori che hanno perso il diritto di voto in aula.
La responsabilità di tale scelta ricade tutta sulle spalle del centrosinistra guidato da Paolo Frattura il quale chiese con forza e ottenne la modifica della legge elettorale, pensando di ritornare al vertice della Regione, che prevede tra l’altro l’incompatibilità tra i due incarichi.

Nella seduta del Consiglio regionale di mercoledì scorso, dopo una giornata intensa dedicata alla spinosa vicenda Gam, alle 8 di sera la maggioranza di centrodestra ha imposto, contro la volontà dei pentastellati, di discutere la proposta di legge, depositata da tempo dal M5s, e l’ha bocciata insieme ai rappresentanti del PD i quali, naturalmente, sono stati coerenti con il loro passato.
La seduta del Consiglio regionale è terminata all’una di notte e qualche esponente dei 5 stelle, in primis Andrea Greco, è andato in escandescenza beccandosi il richiamo formale del Presidente del Consiglio.
A dire il vero Andrea Greco ha sicuramente esagerato nel suo comportamento ma nel corso degli anni abbiamo visto volare in aula cartacce, bottiglie di vetro piene d’acqua e in alcuni casi, perfino le poltrone.
Resta il fatto però che, secondo molti osservatori, è stata una occasione persa dal centrodestra per dimostrare coerenza con il suo passato e per dare segnali tangibili ai cittadini sulla volontà di cambiare rotta rispetto alla precedente Giunta guidata da Paolo Frattura.
Comprendiamo anche che l’approvazione fosse improbabile considerata la presenza in aula di ben quattro consiglieri supplenti e, quindi, andava discussa prima di nominare l’esecutivo e così non è stato tradendo le promesse fatte in campagna elettorale.
Se ci fosse stata buona volontà la norma sarebbe potuta valere tranquillamente per la prossima legislatura evitando simile obbrobrio istituzionale almeno per il futuro.
Purtroppo, così non è stato e in tal modo i dubbi sulla continuità dell’attuale governo regionale con quello precedente aumentano a dismisura.

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