Pubblicato: mercoledì 10 ottobre, 2018 - Tempo di lettura: 5 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Molise, tragico isolamento

di ANGELO PERSICHILLI

Problemi ve ne sono in ogni Paese del mondo e in ogni regione italiana. Ognuno li gestisce a modo proprio.

In Molise vi sono tre tipi di gestione.

Il primo, quello più diffuso, consiste in una domanda: ma che problema c’è?

Anche il secondo tipo di gestione ha molti proseliti che parlano, parlano, pontificano e, forse, vedono anche il problema, ma è sempre colpa degli altri.

Chi siano gli altri non si sa, ma quando, con un po’ di buona volontà, si fa qualche nome, entra in gioco il terzo tipo di gestione: “Non ci provare perché tanto non succede niente”. I più informati aggiungono: “Quello è un intoccabile colluso”.

A quel punto desisti e torni a degustare i prodotti locali che sono ottimi. E, se tra una mozzarella di bufala e un piatto di fettuccine al tartufo, azzardi un’altra domanda ti sparano il colpo di grazia: Tu non puoi capire perché non vivi nel Molise.

Perché anche essere nato e vissuto per metà della vita in Molise è una mera tecnicalità, un jus soli in prescrizione.

Nel frattempo puoi parlare delle guerre Puniche di oltre 2000 anni fa, dell’acqua su Marte a 60 milioni di chilometri di distanza, puoi parlare di Trump e le due Coree, dell’Europa che cade a pezzi e risolvere anche i problemi della nazionale di Mancini, ma del Molise può parlare solo chi vive a Campobasso o a S. Polo Matese.

Preso atto di questa peculiarità, mi limito quindi a parlare solo di alcuni fatti che, diciamo, non riguardano il Molise, ma le traversie automobilistiche di uno che vuole andare da Termoli a Bojano, da Foggia a Campobasso oppure da Campobasso a Roma.

Cominciamo da Firenze.

Dopo una breve permanenza in Toscana, decido di trascorrere uno scampolo d’estate nel Salento. Attraversato gli Appennini, scendo al Sud sull’autostrada Adriatica. Passando per Termoli avrei voluto fare una capatina nel mio paese per visitare un parente, ma mi sconsigliano tutti: il viadotto del Liscione è chiuso.

Tiro dritto: dopo Umbria, Marche e Abruzzo, passo per la terra di nessuno e arrivo in Puglia. Dopo qualche giorno tra Gallipoli, Alberobello e Castellana, è il momento di tornare in Molise. Sulla A-14 mi fermo in un distributore prima di Foggia chiedendo consigli sulla strada da seguire per Campobasso. Il mio navigatore suggerisce la SS17 per Foggia. Il benzinaio la sconsiglia vigorosamente. “È più corta ma è un’avventura, specialmente di sera. Meglio Termoli e la Bifernina”. “Non sia mai”, dice il collega. “Il viadotto del Liscione è chiuso o si può viaggiare solo a 50 km l’ora”.

Seguo, purtroppo, il consiglio del navigatore. Strade statali, provinciali, cittadine e, a causa di un mio errore, anche una interpoderale. Si fa tardi, comincia a piovere. La stanchezza aumenta e, invece di andare più piano, purtroppo si accelera. Prendo una buca ammazza-ammortizzatori. La macchina tiene, gli occhi no. Arrivo a Campobasso a notte fonda. Mi dicono di essere stato fortunato: “Mai fare quella strada di notte. Se ti si ferma la macchina sei perduto”. Un altro aggiunge che “proprio nella zona dove hai preso la buca, ci sono stati due omicidi”.

Dopo due giorni di riposo a Campobasso si decide di trascorrere un paio di giorni alle Tremiti. L’agenzia consiglia di usare l’aliscafo, “molto più veloce”, e non la motonave che impiega un’ora e mezza. Vada per l’aliscafo.

Intanto si deve andare a Termoli e torna il problema Liscione. “Non ti preoccupare – mi dicono – se non superi i 50 chilometri orari è sicuro”. Ovviamente sono uno dei pochi a non superare tale limite, ma è dura. Quelli dietro mi tempestano con i fari abbaglianti invitandomi a correre facendomi sentire un imbranato. Appena superato cominciano a correre oltre 80-100 chilometri l’ora ma, penso, se cade il ponte sono cavoli loro…o forse no.

Chi invece non ha problemi di velocità è l’aliscafo Tremiti Jet, oddio, Jet si fa per dire. Parte lentamente ma poi, penso, aumenterà di velocità. Invece no: 35 Km/h lungo tutto il tragitto, come dire, velocità di crociera tipo processione di San Basso. Risultato, stesso tempo della motonave. L’unica spiegazione logica mi giunge dall’autista della navetta che dal molo ci ha porta su in albergo: “Fanno piano in quanto nella bassa stagione, con meno viaggiatori, ammortizzano i costi risparmiando benzina”. Meno male, non erano motivi di sicurezza come il rallentamento sul Liscione.

Per il ritorno rileggere l’ultimo paragrafo partendo dalla fine.

Finito di deambulare, la permanenza a Campobasso è stata, sinceramente, molto piacevole. Ottima compagnia, cibi eccezionali, visite ad alcuni centri che sono veri e propri gioielli come Agnone e Pescopennataro, artigianato locale di prima qualità, agriturismo da sogno. Ma questo è meglio non farlo sapere in giro; si potrebbe sviluppare il turismo.

Quindi giunge il momento di ripartire per Roma. Il collegamento stradale tra un capoluogo di regione e la capitale d’Italia è un percorso di guerra. Rallentamenti causati dagli autotreni, lavori in corso dove si transita a corsia unica e anche traffico alternato, come si trattasse di una qualsiasi Via Palombo chiusa per riparazione tombini.

Quindi l’incubo finale: Venafro.

Mi ha detto un amministratore che la costruzione di una tangenziale ammazzerebbe l’economia di una città. Economia?! Per vendere una mozzarella o un cappuccino in più si strozza l’economia di una regione?!

Da Campobasso a Venafro la rete stradale è una provocazione ma, con l’ultima svolta a destra per imboccare l’autostrada per Roma, per dirla con Dante, si lascia la ‘natural burella’ e si torna a ‘riveder le stelle’.

Si fa il tratto San Vittore Fiumicino pensando se il Molise, un giorno potrà cambiare. Per rispondere a questa domanda bisogna farsene prima un’altra: ma è necessario cambiare? Se sì, come?

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