Pubblicato: domenica 07 ottobre, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Lettera aperta al nuovo Commissario: “La Sanità sociale non come spesa ma come risorsa”


di VINCENZO MUSACCHIO

Le politiche sanitarie degli ultimi anni in Molise hanno perseguito la sostenibilità economica attraverso tagli che hanno indebolito soprattutto le strutture sanitarie pubbliche e danneggiato fortemente i cittadini e le persone che a tali strutture ricorrono. Ponendo il bilancio come priorità ci ritroviamo vittime del sistema perdendo, in quest’assurda priorità, il diritto alla salute. Calamandrei diceva che il diritto alla salute è “il diritto dei diritti” senza il quale nessun diritto può essere esercitato. E’ proprio così siamo di fronte ad un diritto supremo. La sanità nella nostra regione non può essere sempre oggetto di strumentalizzazione politica o terreno di lottizzazione. Si deve tornare a mettere al centro di questo settore il diritto alla salute. I più colpiti dai tagli sono anziani, bambini e disabili, cui viene, di fatto, negato il diritto alla salute con un sistema fatto da liste d’attesa che si possono scavalcare solo pagando le visite in intramoenia o con la sanità privata. Questo è moralmente e giuridicamente inammissibile. Ritengo che occorra intervenire sulla rete di medicina territoriale e sull’integrazione socio-sanitaria. Occorre un sistema di pronto intervento d’urgenza che tenga conto della devastata viabilità molisana (elicotteri attrezzati). Con la salute non si scherza. I tagli che si prevedono nella nostra regione sono certo che pur portando risparmi rischiano di provocare maggiori costi e maggiori iniquità. Se il nuovo commissario ad acta per la sanità decidesse di andare avanti con i cd. tagli lineari, potrebbe causare una pesantissima riduzione delle possibilità della nostra Regione di erogare servizi essenziali (salvavita). Si potrà rischiare di intaccare i servizi destinati ai più deboli, compresi poveri e disabili. Non dimentichiamoci mai che i nostri i padri costituenti pensarono al Sistema Sanitario Nazionale, come un qualcosa di pubblico, gratuito e liberamente accessibile a chiunque ne avesse bisogno. Insomma, essi cercarono di plasmare un Paese all’interno del quale la sanità fosse un diritto sociale garantito e tutelato quanto più possibile. È chiaro come il nostro Molise, da sempre legato a una tradizione sanitaria encomiabile (es. oculistica a Larino), abbia assolutamente bisogno di impostare un piano d’investimenti a lungo raggio nel quale si ristabilisca la centralità del pubblico e gratuito. I dati sono preoccupanti, ma si è ancora in tempo per invertire la tendenza, ricordando un famoso slogan: “quando tutto sarà privato, anche noi saremo privati di tutto”. Occorre ritornare a un’idea di solidarietà e collettività, di un “noi” che propenda e pretenda valori e diritti che scaturiscano dal riconoscimento dell’individuo e dei suoi bisogni. Su questo si basa la sanità pubblica, la tutela dei più deboli e il diritto alla cura uguale per tutti.

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