Pubblicato: venerdì 07 settembre, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Sisma, il Consiglio dei ministri decreta lo stato di emergenza ma dimezza le risorse: due milioni di euro servono a poco

di GIOVANNI MINICOZZI
Si è riunito nel pomeriggio  del 6 settembre, il Consiglio dei Ministri per discutere sei punti all’ordine del giorno più il classico punto di Varie ed Eventuali. Tra i sei punti non era inserito esplicitamente né il riconoscimento dello stato di emergenza per i comuni colpiti dall’ultimo terremoto , né la nomina per il commissario ad acta alla sanità. La speranza di molti era nel settimo punto relativo al classico  Varie ed Eventuali e così è stato.Il Consiglio dei Ministri, infatti, ha finalmente deliberato il riconoscimento dello stato di emergenza per i comuni colpiti dal terremoto di Agosto stanziando due milioni di euro che ,a dire il vero, sono insufficienti perfino per fronteggiare le prime difficoltà. La Regione aveva chiesto quattro milioni di euro ma avrebbe dovuto chiederne almeno il doppio. Dunque, nonostante gli sforzi profusi dal governatore il risultato risulta essere palesemente scarso. Forse la Regione sconta la mancanza di autorevolezza politica e la poca considerazione del governo Conte nei suoi riguardi.  Comunque l’accorato appello lanciato dal Presidente Donato Toma al termine della riunione della conferenza delle Regioni per chiedere lo stato di emergenza ha prodotto un minimo risultato.
“Abbiamo chiesto da tempo lo stato di emergenza perché abbiamo avuto crolli e danneggiamenti enormi e siamo fiduciosi che il Consiglio dei Ministri deliberi oggi stesso tale riconoscimento per poter attingere dai finanziamenti nazionali e fronteggiare così l’emergenza” aveva dichiarato con ottimismo Donato Toma. Ora bisogna capire quale sarà  la reazione dei sindaci alle prese con l’emergenza e, in particolare, quella del primo cittadino di Montecilfone Franco Pallotta che risulta essere il più dinamico e reattivo sulla materia.
Sullo sfondo resta anche l’urgenza della nomina di un commissario ad acta alla sanità per ripristinare un organismo decapitato dall’esito delle ultime elezioni regionali con gravi ricadute sull’efficienza del sistema sanitario regionale. Anche in questo caso il governo Conte non può sprecare altro tempo.
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