Pubblicato: mercoledì 11 luglio, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Campobasso – Racket della movida, condanne nel processo ‘Sei torri’

Entravano nei locali con il fare dei boss della zona, spaventavano titolari e frequentatori e poi chiedevano il conto per non avere altri problemi.

Insomma il racket nella Campobasso della vita notturna, una banda che provocava danni e poi passava all’incasso. Secondo l’accusa una vera e propria organizzazione criminale che per mettere sotto controllo le attività usava metodi di stampo mafioso. Tanto che il 416 bis era il reato più grave contestato alla maggior parte dei dieci indagati del processo che ha preso il nome di uno dei locali taglieggiato: Sei Torri.

L’indagine, avviata nel 2012 proprio a seguito di un episodio avvenuto nel capoluogo in un locale di via Ferrari, si è sviluppata attraverso pedinamenti e intercettazioni; controlli e interrogatori di persone rimaste coinvolte in qualche rissa, testimoni che avevano assistito a minacce; ma anche il racconto di alcuni titolari di attività prese di mira.

La procura di Campobasso ha tirato la rete arrestando quelli che riteneva i capi della banda e i loro complici.

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Nei giorni scorsi, in tribunale, ci sono state la requisitoria del pubblico ministero Vittorio Gallucci che aveva chiesto la condanna di tutti gli imputati con pene fino a nove anni di reclusioni per gli episodi più gravi; poi le arringhe difensive.

Oggi il collegio giudicante, composto dal presidente Enrico Di Dedda e dai giudici Gian Piero Scarlato e Anna Candigliota ha emesso la sentenza di condanna per i fratelli Colangelo: Massimo condannato a cinque anni e mezzo di reclusione, mentre per Luigi e Andrea la pena è stata di 11 mesi. Cinque anni e un mese per Vincenzo Stivaletti. Più lievi le posizioni di Eugenio Garzia e Giuseppe Carriero, sette mesi a entrambi, i fratelli Ferrazzo, Felcie e Mario e Luca innamorato condannati a sei mesi. Il tribunale ha assolto Roberto Ruggi dall’imputazione che gi era stata contestata e con lui tutti gli altri protagonisti della vicenda, dal reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.

Si chiude così il primo capitolo di una storia che a Campobasso aveva evocato scenari preoccupanti. Gli avvocati delle difese, soddisfatti per l’attenuazione dei reati, e per una accusa che si ridimensiona, hanno comunque già annunciato appello.

gdt

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