Pubblicato: sabato 09 giugno, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Screening Oncologico. Il servizio va a rilento e gli operatori attendono dall’Asrem pagamenti dal 2015

di PASQUALE DI BELLO

Sino a tutto il 2015 lo screening oncologico, attività fondamentale nella prevenzione delle malattie tumorali, ha fatto parte di un progetto speciale tra Regione Molise e Ministero della Salute. Un progetto dotato di una sua autonomia scientifica, economica e organizzativa. Le attività legate alla analisi e refertazione dei test relativi alla mammella, quello cervico-vaginale e quello del colon retto, venivano prese in carico e sviluppate da un gruppo di lavoro composto da personale medico, paramedico e ausiliario che svolgeva la propria attività al di fuori di quella istituzionale, ovvero quella legata alle normali prestazioni ospedaliere.

L’attività di prevenzione, a cui lo screening appartiene, veniva quindi fatta separatamente e in orario extra lavorativo. Tutto questo consentiva rapidità di esami e referti. Dal primo gennaio 2016 tutto questo non esiste più. Fu all’epoca la dottoressa D’Innocenzo, Direttore generale della Salute, richiamando una normativa del 2011, a stabilire che il progetto speciale doveva fermarsi, le quattro persone addette alla segreteria del progetto licenziate, e l’attività di screening essere ricompresa nel normale orario di lavoro essendo la medesima ricompresa tra i LEA, ovvero tra il livelli essenziali di assistenza.

Conseguenza di tale scelta è stato un progressivo intasamento del sistema di analisi e refertazione, un rallentamento delle attività ed un malcontento tra i cittadini che,volontariamente, si avvicinano ad un sistema di prevenzione dal quale attendono risultati certi ma, soprattutto, veloci. I ritardi attuali, nell’ordine dei due o tre mesi rispetto al passato, determinano se non sul piano clinico, conseguenze di certo negativo di ordine psicologico tra chi attende risposte rispettro a malattie la cui aggressività e progressione può essere causa di morte.

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Al danno del disservizio, si aggiunge poi la beffa del contraccolpo subito dagli operatori. Medici, tecnici di laboratorio, ostetriche e portantini. Tutte le persone coinvolte attendono il pagamento delle spettanze maturate nel 2015 ma l’Asrem sinora ha fatto orecchie da mercante. I soldi non ci sono, hanno fatto sapere, e chi vuole può recuperare il dovuto in termini di ore di permesso. Stiamo parlando di decine di persone e di importi che oscillano tra i 900 e i 4000 euro ciascuno.

I soldi, però, non ci sono, dice l’Asrem. Salvo poi spendere 80mila euro in due anni per l’Osservatorio regionale sulla qualità dei servizi sanitari, una nebulosa che nessuno ha mai capito cosa faccia, a chi risponda e, soprattutto, cosa produca.

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