Pubblicato: sabato 12 maggio, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Carresi, dopo San Martino e Ururi, si ferma anche Portocannone. Il popolo: “Risorgeremo”

di PASQUALE DI BELLO

Dopo la Carrese di San Martino in Pensilis e quella di Ururi, si ferma anche la manifestazione di Portocannone. Il prossimo 21 maggio, anche su questa comunità è destinata a scendere la tetra e lugubre cataratta di uno Stato che, imponendo manu militari il rispetto delle norme a tutela della sicurezza di persone e luoghi e del benessere animale, non ha ancora saputo individuare un percorso normativo ad hoc per salvaguardare tradizioni dalla storia millenaria. L’Ordinanza Martini, prima, e la Circolare del Ministero dell’Interno del 7 giugno 2017, successiva ai fatti di Torino (finale di Champions League), sono provvedimenti normativi che risultano fatali per le Carresi laddove vengano applicati sulla base di un semplice automatismo che non fa distinzioni tra corse clandestine di cavalli, assembramenti a rischio terrorismo, e tradizioni caratterizzate da precise modalità di svolgimento e da percorsi la cui messa in sicurezza deve essere individuata secondo una effettiva ipotesi di fattibilità e non attraverso prescrizioni draconiane e insuperabili. Insomma, per le Carresi occorre una normativa di settore specifica che tenga in considerazione le caratteristiche di queste manifestazioni popolari e muova da un bilanciamento tra il benessere animale e la sicurezza da un lato e il benessere spirituale e la tutela di un bene immateriale dall’altro. Disconoscere, di fatto, il patrimonio spirituale e identitario delle Carresi, è disconoscere la realtà delle cose. “Hanno tentato di compiere un genocidio culturale e un martirio sulle Carresi”, ha detto il parroco di San Martino in Pensilis, Don Nicola Mattia, un prete in prima linea nella difesa della tradizione.

Alla base della decisione del Sindaco di Portocannone, Giuseppe Caporicci, c’è la difficoltà insormontabile di adempiere a tutte le prescrizioni che la Commissione di vigilanza ha imposto alla manifestazione. E’ un numero a spiegare l’insostenibilità delle prescrizioni assegnata: 120 mila. Tanti sono gli euro che occorrono per mettere in sicurezza il tracciato del paese di origini albanesi. Una somma folle in tempi di ristrettezze e sacrifici. Negli altri due comuni, a fermare la tradizione sono stati i blindati di Carabinieri e Polizia a San Martino in Pensilis, il 30 aprile, e la desistenza preventiva dell’Amministrazione comunale a Ururi che, il 2 maggio, ha deciso che il successivo giorno 3 non si sarebbe svolta la manifestazione.

Questo, in sintesi l’anno 2018 delle Carresi, un annus horribilis che resterà come una ferita sul corpo di tre comunità fiere e orgogliose, depositarie di una tradizione nobilissima che fonde da mille anni Storia, Fede, Folklore e che ne rappresenta il tratto identitario più marcato. Da qui, però, si riparte, come sono in tanti a dire, soprattutto cittadini determinati a rialzarsi dalla rovinosa caduta. Nei propositi di molti, parte ad esso un anno di riscatto che, nella primavera del 2019, dovrà restituire le Carresi al suo popolo. “Risorgeremo”, questa è la parola d’ordine a San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi.

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