Pubblicato: martedì 27 marzo, 2018 - Tempo di lettura: 4 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Nulla vale al mondo più della vita. O forse no

di MICHELE MESSERE

Oggi vi racconto la storia di alcune persone che ogni giorno, senza indossare il mantello di superman salvano tantissime vite in mare. E’ questa la storia di ”Open Arms”. Open Arms è una ong, cioè un’organizzazione non governativa, nata in Spagna nel 2015. Quest’associazione si propone l’obiettivo di salvare vite in mare e dall’anno in cui è attiva si calcola sia riuscita a salvare all’incirca 14000 vite. Capite?! 14000 anime, 14000 forme di vita, 14000 esseri umani in carne ed ossa, così come lo sono io o come lo siete voi, che sono stati salvati da una morte in mare. Nello specifico voglio raccontarvi la storia che ha visto coinvolta questa ong qualche giorno fa: La mattina del 15 marzo 2018, il centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo di Roma viene avvertito della presenza di alcuni gommoni in difficoltà a 70 miglia dalla costa libica. Lo stesso centro di coordinamento fa partire l’allarme, al cui allarme rispondono due centri di soccorso: Open Arms e la guardia costiera libica. Open arms giunge per prima sul posto, riuscendo anche stavolta a salvare ‘’un paio di centinaia’’ di vite, 281 per l’esattezza. E’ in questo punto della storia che compare il primo antagonista, impersonificato dalla guardia costiera libica ( vedremo in seguito che il vero antagonista della storia sarà un altro). Subito dopo che il salvataggio delle 281 persone era avvenuto, infatti, le barche libiche minacciano ad open arms la restituzione dell’oggetto in questione, cioè le 281 persone: «Dalla motovedetta libica ci chiedono di consegnargli le persone, minacciandoci di morte con le armi. Ma non potevamo renderci partecipi di respingimenti, vietati dalle convenzioni internazionali. Non potevamo consegnare persone contro la loro volontà, sotto minaccia. E le norme internazionali indicano che la priorità è proteggere le vite umane». Cosi’ racconterà successivamente il coordinatore italiano della ong. [per inciso la sfera d’azione della guardia costiera libica deve sussistere entro le 12 miglia dalle coste libiche, qui ci si trovava a 70 miglia, ben oltre il limite sancito e sempre per inciso il rifiuto della ong è stato ben preciso perché la guardia costiera libica è nota per compiere abusi sistematici sui migranti e rientra in un piano ben preciso della detenzione e dello sfruttamento dei migranti. Piano che forse vi racconterò un’altra volta.] Fortunatamente l’ong non demorde e riesce a portare con se le 281 vite fino al comune di Pozzallo, in Italia. Ed è qui che nella nostra fiaba subentra il vero antagonista: lo stato italiano. Ebbene si, perché una volta giunti in Italia i rappresentanti di Open Arms vengono prelevati dalle forze dell’ordine e portati in questura. Iniziano gli interrogatori, ai quali poi subentrano gli avvisi di garanzia e infine il sequestro della nave. ‘’E per quale ragione?’’ voi direte, hanno solamente salvato delle vite come spesso si fa da anni a questa parte. E invece no, perché a causa degli accordi fatti fra Italia e Tripoli, il team leader dell’operazione di soccorso del 15 marzo è stato accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E la nave è stata successivamente sequestrata non in forza di questa accusa, bensì dell’accusa seguente di ASSOCIAZIONE A DELINQUERE (per la quale è subentrata poi anche la direzione antimafia). Per ora rimane tutto fermo e stabile con queste accuse. E ferma e stabile rimane anche la nave con la quale Open Arms ha salvato migliaia di persone. Ebbene si, il finale di questa storia ancora non è stato scritto. Una cosa voglio aggiungere fra le note della storia: cosa vale di più del principio di solidarietà? Cosa è che vale al mondo più della vita? Io non penso ci sia qualcosa al mondo che valga più della vita. Paradossalmente però, in questi giorni il diritto italiano ha ritenuto che si, esiste qualcosa di più importante del salvare una vita, quattro carte di trattati internazionali valgono sicuramente più di 281 vite salvate. Io invece mi chiedo in che direzione stiamo andando. Forse sarò io a sbagliare. Forse sarò io lo stupido a pensare che tutti dovremmo salvare vite ogni giorno e se non riusciamo a farlo tantomeno non dovremmo ostacolare chi tenta di farlo realmente. Nel frattempo la nave è ferma. E se la nave resta ferma ci sono persone che non potranno essere salvate. Chissà, fra queste persone potreste esserci voi che leggete. Ma no, non è questo il vostro caso, voi state leggendo comodamente dallo schermo del vostro iphone, seduti su di una poltrona. Quindi chi se ne importa della stupida ed inutile nave!

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Il Giornale del Molise - reg. Tribunale di Campobasso n. 269 del 11/10/2001- Editoria: Editoria Innovazioni Sviluppo srl - via San Giovanni in Golfo ZI - P.IVA 01576640708
Editorialista: Pasquale Di Bello - Direttore responsabile: Manuela Petescia

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