Pubblicato: giovedì 11 gennaio, 2018 - Tempo di lettura: 2 min.

Ospedale Agnone, ultimo disperato appello al presidente della Repubblica Mattarella

L’ultima spiaggia. La lettera inviata dal comitato “Il Cittadino C’è” al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, somiglia più a un’estrema unzione che a una richiesta di aiuto. Ad Agnone ci hanno provato in tutti i modi a salvare il Caracciolo, ma di risultati non se ne sono visti. La perdita di servizi appare inarrestabile. Nemmeno il tanto osannato riconoscimento di ospedale di area disagiata è servito a qualcosa, almeno fino a oggi. Per troppo tempo ci si è ostinati a credere alle rassicurazioni del governo regionale. Eppure basta farsi un giro negli ospedali per tastare con mano la realtà: Frattura le promesse non le ha mantenute né ad Agnone, né a Venafro – dove aveva firmato il contratto a sua insaputa – né altrove. Oggi l’emergenza/urgenza di fatto non è garantita. Il messaggio postato su Facebook da don Francesco Martino dice tutto: vadano a casa i responsabili di questo disastro. Ma ormai la frittata è fatta e tornare indietro sarà dura, se non impossibile. Resta l’ultimo disperato appello al Capo dello Stato, garante di quella Costituzione che continua a essere presa a schiaffi. Il diritto alla salute non è garantito. “Il territorio in cui viviamo – scrive la portavoce del Cittadino C’è, Enrica Sciullo – è montuoso, sismico, ha collegamenti stradali carenti e spesso interessati da frane. E le condizioni climatiche molto avverse per lunghi periodi dell’anno”. Raggiungere altri ospedali diventa difficile e comunque si perderebbe tempo prezioso. Quella di Agnone è l’unica struttura che può garantire un minimo di assistenza in casi di emergenza in Alto Molise, nell’Alto Vastese e nel medio Trigno. E invece, in barba agli accordi, “si sono chiusi reparti e servizi che garantivano assistenza 24 ore al giorno sostituendoli, nella migliore delle ipotesi, con ambulatori settimanali o addirittura mensili. Non abbiamo più diritto ad avere un reparto di chirurgia, una lungodegenza, un pronto soccorso, un anestesista e una tac operativi 24 ore al giorno, né un’adeguata assistenza pediatrica. Non abbiamo più diritto a niente. “Ci aiuti signor presidente – conclude Enrica Sciullo – a tutelare i nostri anziani e i nostri figli. Ci è rimasta solo la dignità: ci aiuti affinché gli eventi non ci rendano la vita più amara di quanto già non sia”.

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