Pubblicato: giovedì 14 dicembre, 2017 - Tempo di lettura: 3 min.

Scritti Vaganti: il Papa, Di Maio e la stampa di regime

MICHELE MIGNOGNA

Qualcuno di voi avrà sicuramente da ridire sull’accostamento Papa – Di Maio, e prima di scatenare le armate facebookiane chiariamo subito una cosa, l’accostamento non vuole essere dissacrante per nessuno dei due ovviamente, ma da non credente quale sono non ho nessun problema a metterli insieme, per quale motivo? Molto semplicemente i due sono in “sintonia” su un tema che si dibatte ormai da qualche anno in Italia, ovvero, i centri commerciali e i negozi in generale, la domenica devono rimanere aperti o chiusi?

Oggi è intervenuto il capo assoluto della chiesa cattolica che ha rimarcato, forse per la centesima volta, che la domenica è “sacra” ovviamente nell’accezione cattolica, e di conseguenza dovrebbe essere la giornata da dedicare al riposo, alla famiglia e chi vuole, alla messa. Ebbene nessuno, ma proprio nessuno, intellettuali, politici, giornalisti, massaie o operai ha fiatato, anzi al bar stamattina qualcuno diceva che “si il Papa ha ragione, la domenica si sta a casa”. Qualche giorno fa invece è intervenuto il capo del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, che ha detto più o meno le stesse cose del Papa, in un’accezione, diciamo cosi, più laica, dicendo che i centri commerciali e i negozi in generale è giusto e corretto che restino chiusi di domenica e nei giorni di festa, apriti cielo.

Le categorie di cui sopra, inclusi giornaloni e giornalini, tranne il Fatto Quotidiano, va detto, si sono scagliati contro il Giggino nazionale con una violenza tale da far guadagnare al movimento un catamarano di voti, ma non per convinzione, forse anche per quello, ma per la violenza e le bugie utilizzate tanto da far pena ai più. Ma perché allora se lo dice il Papa va tutto bene e se lo dice Di Maio so cazzi amari? Innanzitutto semplificando potremmo dire che i più hanno paura, o comunque soggezione a schierarsi contro il Papa, mentre un Di Maio qualunque lo si può massacrare allegramente, accusandolo di non si capisce più di quali e quante nefandezze, una su tutte, come titolava il Giornale “Di Maio vuole affossare il commercio”.

Ora in questa sede non possiamo entrare nel merito della questione, se è giusto o meno, certo bisognerebbe chiedere prima di tutto ai lavoratori che magari, per guadagnare qualcosina in più, accettano di lavorare la domenica e nei giorni di festa, liberissimi di farlo, ma mentre Di Maio nella sua proposta, mette al centro l’aspetto sociale, il “Capitale”, che ha tutti gli interessi affinchè i negozi siano sempre aperti e la gente spenda sempre più, mette al centro gli interessi, gli affari e chissenefrega se il commesso o la commessa ha una famiglia e magari la domenica vorrebbe sedersi a pranzo con loro.

Bisognerebbe capire, ma veramente, cosa ne pensano i sindacati, ormai persi dietro alle nuvole e alla poesia come cantava Guccini. Allora perché tutta questa paura di Di Maio e del suo Movimento, anche su argomenti come questo, che tutto sommato, dovrebbe mettere d’accordo un po’ tutti, per il semplice motivo che cosi facendo si difendono i diritti di chi lavora e non quelli del “Capitale”, cosa che ormai non fa più nessuno o quasi in Italia, e forse anche perché, essendo il Movimento 5 Stelle in costante ascesa, anche rispetto al cane da guardia del capitalismo moderno, meglio conosciuto come Partito Democratico, forse fa un po’ più paura anche e soprattutto in vista delle prossime elezioni.

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5 Commenti
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  1. Emanuela ha detto:

    Stare aperti nelle domeniche e nelle feste non è un obbligo ma una possibilità, la grande distribuzione può contare sui turni festivi e forse per qualcuno qualche spicciolo in più sullo stipendio può fare comodo,i piccoli negozi spesso a conduzione familiare possono scegliere se è più conveniente vendere qualcosa o pagare più spese di esercizio luce e altro,chi potrebbe guadagnare dalle chiusure è l’e-commerce che non chiude mai h24….. ci avete pensato? Perciò, mentre il Papa non ha interessi perché non vende niente ci possono essere interessi di parte da chi pratica il commercio on line. Chi vuol capire…

  2. Mara Iapoce ha detto:

    Onestamente trovo questa polemica molto sterile, e chiaramente segno di una persona che, per riprendere le sue stesse parole, non è credente. Mi scusi, ma non esiste il pensiero unico, c’è anche un altro mondo possibile, quindi se i cittadini o chi per loro sono stati maggiormente colpiti dalle parole del Papa piuttosto che da quelle di un politico, a lei che problema dà? Poi cerchi di non mettere sullo stesso piano il fatto che pur di lavorare uno accetta anche il lavoro domenicale, con lo sfruttamento di commessi, addetti ai centri commerciali e grandi catene che non conoscono più né il sabato né la domenica, con famiglia e vita privata che vanno a farsi benedire… Facile parlare quando non si vivono le situazioni in prima persona! E se capitasse a lei o a un suo parente? Da una che per un pezzo ha lavorato per dieci ore al giorno anziché otto senza vedersi riconosciuti gli straordinari. Il lavoro se diventa schiavitù non è più degno di definirsi tale: cerchiamo di riappropriarci del vero senso delle parole.

  3. Il fatto che la gente si riconosca maggiormente nelle parole del Papa piuttosto che di Di Maio non deve scandalizzare né essere biasimato: evidentemente il successore di Pietro ha un appeal maggiore in termini di credibilità. In seconda analisi, è un dato di fatto che grandi e piccole catene commerciali stiano approfittando della “fame di lavoro” per sfruttare i lavoratori sette giorni su sette, con pause irrisorie e totale mancanza di rispetto nei confronti della vita privata. Il lavoro è divenuta una schiavitù: come si suol dire, il troppo stroppia.

  4. Umberto ha detto:

    Sto con tutti coloro i quali aprono gli occhi e si rendono conto che il lavoro nobilita l’uomo nella misura in cui non lo schiavizza. Il centro commerciale di Orio al Serio (BG) ha decretato l’apertura a Natale, Santo Stefano e Primo dell’Anno: se non è schiavitù questa… Per fortuna sono intervenuti i sindacati. Non perdiamo mai di vista il fatto che a tutto c’è un limite!

  5. “Ricordati questo: c’è sempre un’adeguata dignità e MISURA da osservare in ogni atto della vita” (Marco Aurelio, imperatore romano, 121 d.C. – 180 d.C.). O, se volete, “in MEDIO stat virtus” (Aristotele, etica nicomachea). Chi ha orecchi per intendere, intenda.

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