Pubblicato: venerdì 24 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 6 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Sogni possibili: da Agnone alla Capitale. Storia di Gemma

di PASQUALE DI BELLO

Gemma Carosella, 45 anni, è oggi “Responsabile comunicazione ed eventi” per Feltrinelli Roma. Da Agnone, piccolo centro del Molise, alla Capitale. Storia di una donna che ha creduto in se stessa. Adesso la nuova sfida: quella di “Mental coach” per altre donne.  

Autostrada Roma – Fiumicino, ore quattro del mattino. Un motorino buca la notte. Gemma ha appena finito il proprio turno in un cinema multisala. Torna verso casa. Quel lavoro le serve. Vuole vivere e restare a Roma, dove ha studiato. Roma sarà l’abbrivio di un sogno che la sta aspettando, ma questo lei non lo sa ancora. Adesso vuole solo tornare a casa. Sono le quattro del mattino, è stanca, e sulla Roma – Fiumicino il suo motorino, un “Sì” della Piaggio, è un puntino luminoso, una sagoma buia affiancata pericolosamente da autotreni e da automobili che sfrecciano verso qualcuno o qualcosa. Gente che torna a casa, gente che va via da casa, gente che percorre quella striscia d’asfalto che porta agli aeroplani oppure, in direzione contraria, verso Roma. E’ questo il senso di marcia di quel puntino luminoso che buca la notte. Gemma Carosella a Roma c’è arrivata da Agnone, un paese dai tetti rossi messo in Molise, una regione piccola e troppo stretta per coltivare grandi speranze. Il Molise è ancora oggi un posto arcaico, una terra patriarcale che lascia poco spazio a chi ha il vizio ostinato di sognare in direzione contraria all’ordinario, al conforme, all’intruppato. Figuriamoci se a sognare è una donna. Tra i tetti rossi, i vicoli stretti, le mura spesse e le altezze dei campanili, in Molise restano impigliate molte speranze, molti progetti, molte ansie di riscatto personale e sociale. Il motorino che corre sulla Roma – Fiumicino, è anche una metafora.  Su quella strada i motorini non ci possono passare. Gemma questo lo sa, ma il desiderio di tornare a casa, di far presto, di chiudere sotto una coperta la stanchezza del giorno, è così forte da farle accettare il rischio. Il rischio di essere fermata da una pattuglia, di essere importunata da qualcuno che non va né verso Roma né verso gli aeroplani ma solo verso il buio e l’ignoto. Il rischio che qualcuno le sfrecci troppo vicino e le faccia fare un volo. Ma la capacità di rischiare è parente stretta del coraggio, ovvero l’ingrediente principale di questa storia. Ci vuole coraggio per lasciare a quindici anni la propria famiglia e andarsene a vivere con una nonna di settanta; ci vuole coraggio a mettere sopra un aereo quella nonna che non ha mai lasciato i tetti rossi di Agnone e portarla dall’altra parte del mondo, in Australia, dove stanno tre figli che sono diventati tre immagini dentro un portafotografie, tre figli che tornano a vivere, tornano reali in carne e sangue tra le braccia di una mamma che li stringe. Ci vuole coraggio a partire per Roma, una città enorme e piena di incognite. Gemma parte, si iscrive alla facoltà di Economia e Commercio e si mantiene grazie a una borsa di studio che le permetterà di raggiungere il traguardo. Anche a Roma ci sono i tetti rossi, ma non sono quelli contati di Agnone. Sono tetti rossi che si perdono a vista d’occhio, cupole che più la città si allarga a macchia e più cambiano colore. Il coppo rosso diventa in periferia una grigia mattonella di cemento. Ma rischiare – questo vale per Gemma e per tutti – è una posta da mettere in conto ogni volta che decidiamo di dare una svolta alla nostra vita, di uscire da quella zona maleodorante e calda dentro alla quale la paura del futuro viene contrabbandata per senso di protezione. Chi rischia di più, a guardarci bene, è proprio chi non rischia mai niente. Lasciare che una vita trascorra, si consumi e finisca nel desiderio di una vita sognata è “una barca che anela al mare, eppur lo teme”, per dirla con un verso preso in prestito da Spoon River. L’Antologia, quella di Edgar Lee Masters, tradotta da Fernanda Pivano e scoperta da Cesare Pavese. E siamo arrivati allo snodo, al crocevia dove ad attendere Gemma c’è un oggetto fatto di carta ma potentissimo: il libro.

Gemma Carosella

E’ questo l’abbrivio che aspetta Gemma: la pagina scritta, i libri. E’ questo a trasformare la ragazza del motorino nella professionista di oggi: Gemma Carosella, responsabile comunicazione ed eventi Feltrinelli per la città di Roma. La presenza di un annuncio la colpisce: alla Feltrinelli cercano personale. Parte così una sorta di arrembaggio fatto di fax, curriculum, lettere, telefonate che possano spianarle la strada. “Alla Feltrinelli avrei lavorato anche gratis”, dice spalancando gli occhi vispi da dietro le lenti. Le si allarga un sorriso, ripensando alle cose fatte. Ne è passato ora di tempo, da quando il tostapane alla Casa dello Studente era una stufa per l’inverno, adesso Gemma è una figura di primo piano nel panorama culturale romano e italiano, ma non ha fattezze di drago. Quando parla non emette lingue di fuoco ma parole che hanno ancora il retrogusto, la “retroparlata” che sa di tetti rossi. Eppure da Proietti a Saviano, da De Gregori a Battiato e a molti altri ancora: autori, musicisti, gente del cinema e del teatro, gente nota e gente che lo sarà, hanno a che fare con lei. Però l’origine, il ricordo, i suoni, l’odore, la memoria dei tetti rossi Gemma Carosella se la porta appresso, specie quella pungente della paura, della rassegnazione, del senso di ineluttabilità che nel Molise arcaico inzuppa come spugne tante donne bloccate sul fondo delle proprie esistenze. Sarà per questo – o forse anche per questo – che Gemma s’è rimessa sul motorino, pronta ad affrontare una nuova sfida. Un nuovo traguardo che si chiama “Mental coach”. Una professione nuova, quella di “allenatore mentale”, che lei ha deciso di orientare al femminile. “Ascoltare le donne, fare uscire la struttura nascosta di chi mi sta davanti e far emergere una nuova consapevolezza. Il mio lavoro punterà sul coraggio delle donne”, dice con una sicurezza da sciamano, come se fosse la cosa più semplice e naturale da fare al mondo. La nuova “corsa in motorino” tuttavia non è una cosa semplice, è il frutto di un allenamento durissimo per conseguire il MICAP (Master Internazionale in Coaching ad Alte Prestazioni). Correre una maratona, sopravvivere sette notti e otto giorni nel bosco con una scatoletta di tonno al giorno, scrivere un libro, sono soltanto alcune delle prove che le sono state prescritte. Ma il coraggio e la volontà sono gli unici venti che gonfiano le vele e spingono la barca verso il mare.

Autostrada Roma – Fiumicino, ore quattro del mattino. Quel bagliore che buca la notte non è più il fanale di un motorino. Visto oggi è un faro che segna una direzione e sul segnale che indica la strada per casa non c’è più scritto Roma. C’è scritto “Oltre”. La vita di Gemma è stata ed è questa: andare oltre. Dai tetti rossi di Agnone, ai coppi inondati di luce di Roma, questa è l’unica cosa certa e forse anche l’unica che conta per davvero.

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