Pubblicato: mercoledì 15 novembre, 2017 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Dal tavolo al tavolino. Storia spiritica del centrosinistra

di PASQUALE DI BELLO

Centrosinistra, segate le gambe al tavolo. E’ questa la sintesi fulminante del fallimento rimediato dal Partito democratico nelle ultime ore. Su iniziativa della segreteria regionale, il PD ha convocato i possibili alleati di un centrosinistra alla ricerca di unità in vista delle prossime elezioni regionali. L’effetto ottenuto, però, è stato quello esattamente contrario. Ad emergere è stata la condizione di sfascio totale e conclamato che regna sovrano tra gli ex alleati che cinque anni fa portarono Paolo Frattura alla guida della Regione Molise. A segare le gambe al tavolo, due falegnami d’eccezione: i parlamentari Danilo Leva e Roberto Ruta, fondatori del ragguppamento Ulivo 2.0 che, come base prioritaria per ogni discussione, pone il tema della discontinuità. Discontinuità da Frattura, da Alfano e da Patriciello, ha sottolineato Leva in un post al cianuro pubblicato su Facebook. Su tali questioni, ha ribadito il deputato di Art. 1 Movimento democratico e Progressista, dalla segreteria regionale del PD nessuna parola.

E’ tutto qui, ma non è certo poco, il nucleo della questione. Inutile sedersi ad un tavolo al quale, evidentemente, siede più di un convitato di pietra. Ad onor del vero il segretario del PD, Micaela Fanelli, alla riunione indetta non ha convocato né Rialzati Molise che fa capo all’eurparlamentare Aldo PatricielloAlleanza Popolare, movimento con una platea da cabina telefonica, rappresentato in Molise dall’assessore regionale Pierpaolo Nagni. Ma la cosa è solo una monovra illusionistica. Il PD sa bene che se può fare a meno di Alfano, Nagni e i pochi inquilini della cabina telefonica, di certo non può rinunciare alla corazzata Patriciello. La mancata convocazione, tuttavia, è stato non solo un espediente tattico fiutato immediatamente dagli esponenti dell’Ulivo 2.0 ma, soprattutto, un espediente inutile. Patriciello il centrosinistra targato Frattura lo ha già lasciato. Emblematica la foto a mani alzate scattata a Palazzo Grazioli insieme a Berlusconi, alla coordinatrice regionale di Forza Italia, Annaelsa Tartaglione, e altri dirigenti. Dietro a quelle mani levate c’è un saluto definitivo a Frattura, seppur commosso, vista la comune provenienza da Forza Italia.

Ma non è tutto. Secondo una indiscrezione trapelata da ambienti del centrosinistra, figure vicinissime a Frattura starebbero lavorando al passo indietro del governatore. Gli aggettivi che circolano sono imbarazzante e ingombrante ed è difficile trovarsi in disaccordo. L’impopolarità generalizzata che circonda Frattura, le disavventure baresi, la legnata ricevuta dal Consiglio di Stato sull’affare BioCom, il fallimento della riforma sanitaria e la mancata soluzione di tutte, dicasi tutte, le crisi industriali, sono fatti inequivocabili che stanno aprendo gli occhi anche a chi si era ostinato finora a tenerli chiusi col filo di ferro. Difficile allora allestire tavoli. A questo punto l’unica cosa ipotizzabile è che il PD convochi un tavolino, possibilmente a tre gambe. Se Fanelli intende ancora insistere su Frattura non deve organizzare una coalizione ma una seduta spiritica.

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